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Intervista. Esce Del Piero, entra Giandonato. Dal debutto in A alla Fermana, la carica del perno del centrocampo di Destro

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Per Andreatini sarà il valore aggiunto: “Ha ottimi tempi di gioco, che sono diversi. Arriva la palla e l’ha già giocata”.

di Raffaele Vitali

FERMO - Manuel Giandonato, lei aveva appena conquistato la serie B, ora torna in C nella ‘piccola’ fermana. Perché?

“Il calcio sta vivendo un momento un po’ particolare. Piuttosto che rincorrere cose strane, meglio mettersi in gioco in realtà solide e dimostrare il proprio valore”.

Si sente un giocatore da C?

“L’ambizione ti porta avanti quando fai il calciatore. Non ci si può accontentare. Non voglio bivaccare in C, chiaro che l’obiettivo è fare bene per ambire alla Be poi magari la A”.

Il sogno resta la A?

“Certo, questo mi fa allenare giorno dopo giorno”.

Trattativa segreta, come è andata?

“Mi ha chiamato il mio procuratore e mi ha presentato la scelta. Non ho esitato. Non è una scelta di ripiego. È stata la prima offerta concreta che si è presentata”.

La conosceva la realtà canarina?

“Avevo referenze, conosco Massimo D’Angelo, siamo cresciuto da bimbi”.

Che ricordo ha dello stadio Recchioni?

“Il mio esordio in Under 21, un ricordo positivo. In quel momento pensavo che tutto potesse essere roseo. A 18 anni hai l’incoscienza e la spensieratezza che non ti fa valutare tante cose, che poi il mondo dei grandi ti mette di fronte”.

Come sta fisicamente?

“Ho lavorato da solo con un preparatore tutta l’estate. Mi sono allenato tutti i giorni. Mi manca solo la parte di palla. Ma so di avere una buona base” risponde sorridendo.

Quale ruolo preferisce?

“Ho giocato a centrocampo sia a tre che a due, non ho problemi e mi adatto. Il singolo non può fare molto, il contesto attorno è decisivo”.

Come le sembra la Fermana, dopo pochi allenamenti?

“Squadra buona e carica di voglia di lavorare. Fattore fondamentale, le cose vengono costruite giorno dopo giorno”.

Ci racconta il mondo Juventus, visto che lei ci ha vissuto le giovanili?

“Una grandissima società che impronta la mentalità sulla vittoria. Fin dai 13 anni conta crescere, ma conta proprio la mente pronta a raggiungere il successo. C’è un lavoro forte e costante sul ragazzo. Se il mister dice scala la montagna, tu parti e scali. Chi riesce a portarlo poi nelle altre società, ha con sé un bagaglio unico e da trasmettere”.

Ferrara, Zaccheroni, Del Neri, mister importanti nella sua carriera.

“A 17 anni anche il più scarso ti sembra Mourinho. Vivevo un sogno e per poter scendere in campo la prima cosa che si impara è il rispetto. Ognuno per me era Gesù sceso in terra, il mister alla Juve non si valuta, lo si segue. E così per me è oggi”.

L’esordio in serie A, cosa ricorda?

“Sono entrato al posto di Del Piero a Livorno, basterebbe questo. È stato un momento di cui neppure mi sono reso conto. Stavo giocando da Viareggio, Zaccheroni era da tre giorni il tecnico della Juve. Vene espulso Felipe Melo e mi sono trovato in campo. Il giorno ero dopo di nuovo in Primavera, pronto per la mia squadra”.

E poi c’è il gol in terra inglese?

“Una sensazione unica. È stato bello”.

Al fianco di Giandonato c’è l’uomo che l’ha voluto, il responsabile area tecnica Andreatini. Lui ha condotto la trattativa flash. “C’era l’occasione per il nostro centrocampo. Abbiamo subito colto l’occasione con un professionista esemplare. Ha un ottimo approccio con i giovani, dà consigli e può dare tanto. Sarà un altro punto dipartenza. Mi piace il suo entusiasmo, l’idea della possibilità di tornare nelle categorie che merita. Ma sa che se lo deve guadagnare. Questo è un nuovo inizio anche per lui. Contenti perché la trattativa è nata e si è chiusa al volo. Un onore per noi e la cosa che mi ha colpito di più è l’umiltà. Qualche calcio d’angolo l’ha tirato in serie A ed è stato importante per molte di B. Noi siamo più che contenti”. Per Andreatini sarà il valore aggiunto: “Ha ottimi tempi di gioco, che sono diversi. Arriva la palla e l’ha già giocata”.

@raffaelevitali

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