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Musicista, scrittore, difensore e ora bomber. Il Ferrante pensiero che fa volare la Fermana

edoardo ferrante

“Io gioco a calcio, è il mio mondo. Ma la mia vita e la mia giornata non è fatta solo di pallone e soprattutto nei mesi dell’infortunio se avessi pensato solo al calcio sarei stato al limite della depressione. Altri interessi come la musica e la scrittura mi hanno portato a pensare e a svagare il cervello.

di Raffaele Vitali

FERMO – Musicista, scrittore, difensore coriaceo e da domenica un quadro di koeman in stanza per ricordarsi del gol che ha fatto: ecco a voi Edoardo Ferrante, perno della linea difensiva della Fermana di Flavio Destro.

Stop di petto, testa alta e la palla colpita di collo pieno. Ferrante, ma come ci è riuscito?

“Il primo pensiero è stato ‘se perdo palla becchiamo una ripartenza di quelle che il mister mi si mangia’. Ma è durato un attimo il pensiero. L’ho vista arrivare, l’ho stoppata bene e ho pensato subito a tirare. In allenamento ogni tanto mi diverto a provarci”.

Ha seguito il pallone con lo sguardo?

“L’ho vista entrare e dentro di me pensavo: incredibile sto entrando. Poi la corsa sotto la tribuna e non ricordo più niente”.

Una cena da Holly e Benji.

“Eh sì, quelle dei tiri infiniti. Guardavo il pallone e pensavo al portiere avversario, che fino a quel momento aveva parato tutto”.

Ferrante, lei di solito entra in area sulle palle da fermo, che ci faceva lontano?

“Con Saporetti avevamo deciso di alternarci sulle palle inattive. In quel caso mi aveva chiesto di rimanere dietro”.

Fortuna?

“Volevo fare gol. Ci metto un po’ di fortuna, ma anche il merito”.

Ma i compagni che hanno detto?

“Intanto ho speso una cifra ieri sera a cena. Qualche sfottò è arrivato. ‘Ferro che segna così non si è mai vista’ hanno ribadito. E anche stamattina tutti a parlare di rinvio e spazzata”.

Gol della carriera?

“Un anno fa segnai alla Vis Pesaro, la primavera mi porta bene. Non ho fatto una delle mie migliori prestazioni, devo essere obiettivo. Quindi non parlo di punto di arrivo, ma il gol mi aiuta a dare ancora di più”.

Tornando alla partita, qualche brivido di troppo nel primo tempo?

“Qualche volta ce la siamo dati noi la zappa sui piedi. In qualche intervento potevamo fare meglio. Ma dopo due ko è sempre difficile. Nella difesa a tre le distanze sono diverse, ci siamo dovuti assestare. Merito anche di Saporetti che ha fatto una grande partita”.

E non soddisfatto, Saporetti ha provato anche a copiare il gol.

“Gliel’ho detto in campo: ma vuoi andare in copertina anche tu domani?”.

Sul gol subito, chi ha sbagliato?

“Bravi loro, ma noi vi abbiamo abituati ad altro. È un periodo in cui per mezzo errore prendiamo gol”.

Analogie con l’anno scorso?

“Noi sappiamo sempre migliorare in primavera. I canarini volano”.

E con la sua fascite come va?

“Se rallento torna e mi dà il buongiorno ogni giorno. Non ci sono terapie, ma solo esercizi e rinforzo. Questo mi rende più allenato, ma è dura”.

La sentiva la delusione dei tifosi, della piazza?

“Si alza presto il nervosismo. Ma noi siamo rimasti compatti. Non ci spiegavamo le critiche. perché le prestazioni sono sempre state buone. Poi si torna dal nord Italia senza un punto e se sta male chi ci segue, stiamo male noi”.

Quanto aiuta la musica nel suo recupero?

“Uno specialista mi consigliò di aumentare il mio uso della batteria, perché aumenta la forza della fascia plantare”.

E dove non arriva la musica, c’è la scrittura social su Instagram. Parliamo del signor Montamare?

“Io gioco a calcio, è il mio mondo. Ma la mia vita e la mia giornata non è fatta solo di pallone e soprattutto nei mesi dell’infortunio se avessi pensato solo al calcio sarei stato al limite della depressione. Altri interessi come la musica e la scrittura mi hanno portato a pensare e a svagare il cervello. A suo modo è qualcosa che accresce autostima. Mi sono sentito apprezzato non solo per il calcio ma anche per come sono fuori dal campo”.

Racconti inventati?

“Tutti personaggi del paese da cui vengo, Arsita, ovviamente romanzati. Partendo da alcune foto scrivo”.

Ma lei legge spesso per essere così bravo a scrivere?

“Ho uno zio che mi fa leggere libri di filosofia e se lo faccio mi premia anche con dieci euro (sorride). Per il resto leggo molto i gialli, da Agata Christie e mi hanno detto che leggere i gialli apre la mente, più dei testi dei mental coach, che non mi convincono. Per cui punto sui romanzi”. E sugli eurogol.

@raffaelevitali

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