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Fermana, sfida tra numeri 1. Ginestra: "Ho giocato e bene. Ora sta al mister. Valentini ha il mio rispetto"

ginestra valentinj

Un anno fa miglior portiere della serie C, oggi vice del talento cresciuto con i canarini: “Sono venuto qui sapendo quale fosse il mio ruolo. Io sono un giocatore, so bene che devo dare tutto. Mattia Valentini sta facendo bene, è un giocane e lo rispetto".

di Raffaele Vitali

FERMO - Barba lunga, cresciuta nei mesi passati in panchina. Ma barba che gli ha dato forza. E così Paolo Ginestra, portiere classe 1979, poco meno di 190 centimetri di muscoli, è sceso in campo contro la capolista Padova, davanti alle telecamere di RaiSport e ha reso la sua porta blindata. A casa era rimasto Valentini, bloccato da un virus all’ultimo momento.

Ginestra, cosa serve per scendere in campo dopo tanto tempo?

“Non facile dopo mesi di inattività. Sono uno che lavora al meglio e cerca di restare sul pezzo. In questi mesi ho cercato di lavorare con intelligenza. Aspettando l’occasione. Che è arrivata con il Padova. È andata bene, perché un punto è importante”.

Diretta nazionale in casa della capolista senza prendere gol, il top?

“L’esordio che sognavo. Il portiere sogna di non prendere gol o di farlo come il portiere del Benevento”.

Prontissimo anche a tornare in panchina?

“Sono venuto qui sapendo quale fosse il mio ruolo. Io sono un giocatore, so bene che devo dare tutto. Mattia Valentini sta facendo bene, è un giocane e lo rispetto. Potrebbe essere mio figlio. Lui è un 1997, io un 1979. So quanto ci tiene. Ma nessuno ha la mentalità di stare seduto in panchina. Deciderà il mister”.

Riesce a trasmettere la sua esperienza?

 “Cerco di comportarmi nel modo migliore. All’inizio non era facile per me da digerire. Do dei consigli, avendo un curriculum discreto. Co che qualcosa posso fare per aiutarlo. La società è stata intelligente ad abbinarci”.

Un anno fa miglior portiere del girone C, perché ha scelto Fermo dove ha trovato un 20enne che deve giocare?

“Quando sono arrivato a Caserta era tutto perfetto, poi il direttore poi mandato via. Ne è arrivato uno che non avevo mai sentito nominare. Ha scelto lui e ha mandato via tutti gli over. Rispetto la sua scelta, non mi è capitata altre volte. Ho giocato 38 partite e ho finito come il migliore. Ho scelto la Fermana dopo che a inizio stagione ho avuto tre richieste da titolare per la LegaPro, una a cinque ore da casa, due a sei ore. Dopo tanto tempo volevo tornare a casa (è nato a Pergola) e parlando con Conti mi ha detto fin dall’inizio che c’era Mattia Valentini davanti a me. E lui ha dimostrato di essere un buon portiere. Tanto di cappello. Ora ho usato la mia opportunità e l’ho sfruttata”.

Si aspettava di giocare prima?

“Sì, dico la verità. Ci sono state partite con Valentini non al 100%. E io, essendo uno che non molla, mi sarei aspettato di entrare prima. Ma sono scelte e non guardo indietro”.

Ginestra, quale la parata più difficile lunedì sera?

“Il Padova ha giocatori di serie A. Quindi crossano in maniera diversa. Per questo spesso sono uscito, per far respirare la difesa. Ho cercato di dare equilibrio e credo di esserci riuscito. Tante piccole cose, ma alla fine uno che capisce di calcio dice ‘eh però’”.

Ginestra, in cosa può migliorare Valentini?

Lo anticipa Valentini stesso: “Non ho mai avuto la possibilità di allenarmi con uno con tanta esperienza e carisma. Mi dà consigli quotidiani, sto apprendendo tantissimo. Spero che continui così. La velocità della palla è la grande differenza dalla serie D. I cross che ha preso Paolo sono molto più forti. Lui ha quella esperienza che io sogno. Magari arrivare a quei livelli” spiega il numero uno giovane. Ginestra aggiunge: “Se uno guarda i 1996-1997, tanto di cappello a Valentini”.

Aggiunge Ginestra: “Bisogna sempre aspettare l’ultimo con la palla, perché può cambiare la direzione. Questa è una delle grandi differenze in serie C rispetto alla D”.

Ginestra, torniamo alla sua carriera. Quali le squadre del cuore?

“Il Fano ha lanciato la mia carriera, così come penso farà la Fermana con Valentini. Poi ci sno la Vis Pesaro, ricordo un incredibile derby contro il rimini, la Casertana e la Ternana”.

Partite indimenticabili?

“Di certo una al San Paolo, uno stadio che o ti carica o ti fa tremare. E poi quando ho parato il rigore al rimini partendo in ginocchio. Lo avevo provato in allenamento, i miei compagni sapevano che lo avrei fatto se ci fosse stata occasione”.

Lei ha una spiccata personalità. È stato un problema per la sua carriera?

“Me ne ha creati tantissimo. La personalità però è la mia forza. E tanto ancora ha da dare”. 

@raffaelevitali

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