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Ottant'anni di Mazzone, il simbolo del calcio fatto di passione. Totti: "Cosa sarebbe stata la mia carriera senza di te?"

mazzoneascoli

Partito dall’Ascoli Calcio in serie C, nel 1968, con i bianconeri è arrivato in serie A "Buon compleanno, Mister! una leggenda della storia bianconera che ci ha regalato e continua a regalarci emozioni indescrivibili” sottolinea la società bianconera.

ASCOLI PICENO - “Mazzone è il Trapattoni dei poveri? Io rispondevo: Amici miei, Trapattoni è il Mazzone dei ricchi”. Questo è Carlo mazzone, l’allenatore con più panchine in serie A che oggi compie 80 anni. Un allenatore amato da tutti, alla fine anche dalle curve che lo insultavano e a cui lui regalava spesso un sorriso. “MI chiamò il presidente Sensi. ‘Carlo, mi consigliano di prendere Litmanen, che faccio?’. Gli risposi: Perché buttare i soldi, abbiamo il ragazzino”. Il “ragazzino” era Francesco Totti. E proprio il pupone gli manda gli auguri più sentiti: “Mister, ci siamo conosciuti che avevo 16 anni, ero un ragazzino! Mi hai fatto crescere come uomo e come calciatore. Mi hai difeso, mi hai spronato e mi hai fatto tenere la testa sulle spalle ad un’età difficile. Chissà come sarebbero andate la mia carriera e la mia vita se non ci fossi stato tu... Ma ci sei stato e io mi sento fortunato, onorato ed orgoglioso di aver conosciuto una persona splendida come te che non smetterò mai di ringraziare! Ci vorrebbero tanti Carletto Mazzone anche nel calcio di oggi! Auguri per i tuoi 'primi' 80 anni”.

Partito dall’Ascoli Calcio in serie C, nel 1968, con i bianconeri è arrivato in serie A. "Buon compleanno, Mister! una leggenda della storia bianconera che ci ha regalato e continua a regalarci emozioni indescrivibili” sottolinea la società bianconera che ieri l'ha celebrato al Del Duca. Per sette anni consecutivi ha allenato il Picchio, poi altri quattro a metà anni ‘80, prima di girare mezza Italia: Bologna, Lecce, Pescara e Cagliari. Un sesto posto in campionato ottenuto con i sardi richiama l'attenzione della Roma. Nei tre anni in giallorosso, la sua squadra del cuore, Mazzone centra un settimo e due quinti posti, lanciando però colui che sarebbe diventato il simbolo di una squadra e di una città intera. Bologna torna la sua casa e qui stupisce tutti: semifinale di Coppa Uefa e di Coppa Italia. Poi arriva il Perugia e soprattutto il Brescia, dove trova Roberto Baggio con cui forma un connubio indimenticabile, portando le 'rondinelle' fino alle porte della qualificazione in Coppa Uefa. “Gestire Roberto Baggio è stato una passeggiata. Era un amico che mi faceva vincere la domenica” ha ripetuto più volte. A Mazzone va anche il merito di aver arretrato Pirlo da mezzapunta a regista di centrocampo.

Manca al calcio la sua personalità, manca il suo amore per il pallone e la sua schiettezza. Chi lo incontra a spasso per Ascoli ha la fortuna di poterci scambiare qualche parola, ma ‘Carletto’ ha scelto il dietro le quinte. Ma sempre con un pallone in mano.

@raffaelevitali

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