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Intervista a Flavio Destro. Il mister a un bivio: diventare il Ferguson della Fermana o cambiare maglia

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Non ha dubbi sul rimanere, ma lo stimolo deve essere reciproco: “Datemi i piedi buoni e li faccio giocare anche io”.

di Raffaele Vitali

FERMO – Chissà se sarà l’ultima conferenza stampa. Di certo l’allenatore della Fermana, Flavio Destro, non ha questa intenzione. Il punto è semplice: “Gli stimoli per continuare a men non mancano, ma bisogna averli in due”.

Destro, chiude i suoi quattro anni in gialloblù con i play off. Giusto premio?

“Il traguardo meritato per quanto dato durante la stagione. Giocare una partita così importante è uno stimolo. Peccato non averla potuta affrontare nelle migliori condizioni”.

Copione scritto a Monza?

“Squadra forte con grandi individualità e tanta rabbia. Abbiamo cercato di fare il meglio, ma è mancata la condizione fisica. Le assenze non ci hanno aiutato, siamo arrivati stanchi mentalmente, sarebbe servito un po’ di riposo”.

Squadra stanca mentalmente, ha dato troppo nel girone di andata?

“Per cinque mesi abbiamo viaggiato a una velocità che non era la nostra. Quando hai un motore con 12 cavalli che viaggia a 14, i cavalli si stancano. Ci sono mancati i ricambi, ma abbiamo raggiunto subito il traguardo della salvezza”.

Che voto dà alla stagione?

“Un 7,5. Sarebbe stato un 9 se fossimo arrivati meglio nell’ultimo periodo. Ma il voto alto lo meritiamo”.

Deluso da un giocatore (Giandonato) che ha calciato la panchina nell’ultimo match?

“Un problema già discusso. Quando certi atteggiamenti si ripetono più volte, significa che c’è qualcosa da migliorare in lui. Lo dicono i fatti, la storia, deve essere più sereno”.

Cosa ha fatto nel primo lunedì davvero senza calcio?

“Mi sono svegliato con un grande mal di testa. Sono andato a letto alle 5. Ma passeggiando da solo ho cominciato a rivedere l’annata, il ritiro, gli allenamenti, le gioie, le sconfitte. E più camminavo e più ero contento di quanto successo. L’equilibrio è qualcosa che non tutti hanno, e penso anche a Giandonato. Bisogna crescere, tutti, ma quanto ho avuto in mano, con questa Fermana, mi fa dire bravi”.

Ogni anno un piccolo passo avanti, come si fa?

“Io li chiamerei grandi passi. Siamo partiti dai play out e siamo andati ai play off. L’anno dopo abbiamo vinto il campionato con almeno tre squadre più forti; un anno fa salvezza senza rischiare. Quest’anno sappiamo tutti quello che è successo: play off. Quattro anni con un grande passo in avanti. Il piccolo passo è ripetere quanto fatto l’anno prima”.

Con quali stimoli proseguirebbe?

“Gli stimoli me li creo da solo, giorno dopo giorno. In tutto quello che faccio, devo fare bene e migliorarmi. Per me parlano i numeri, quando ci sono. Quindi non ho problemi a trovarne”.

Esistono i cicli nel calcio?

“Se da tutte le parti si crea un binomio, se c’è la volontà di migliorarsi e crescere i cicli non si chiudono. Gli stimoli devono averli entrambe le parti, altrimenti è difficile. Serve la visione comune, la voglia di lottare”:

Destro ha stimoli per la Fermana?

“Per stare qui e ovunque. Amo il mio lavoro, non accetto un contratto tanto per. Se firmo non è per la classifica che posso raggiungere”.

Incontro con la società?
“In settimana o inizio della prossima. Già abbiamo fatto una chiacchierata”.

Arrivano richieste e attestati da altre squadre?

“Non ho un procuratore. Ho sempre detto che quando inizio un rapporto con una società, per correttezza non parlo con un’altra. E così fino al 30 giugno”.

In lizza per il Cesena…

“Fa piacere, ma non ho ricevuto chiamate. Gli stimoli mi permettono di andare ovunque, anche nelle isole. Non è un problema di chilometri, ma di trovare una situazione giusta”.

Potrebbe diventare il Ferguson della Fermana?

“Non facile, in Italia uno è valutato per i risultati. Tra due mesi, se sono qui e ho rifirmato e perdiamo due partite già si pensa a qualcun altro per la panchina. Non ci ho mai pensato al lungo periodo, ragiono sulla stagione, sulla singola partita, sul dare tutto per chi lavoro”.

Destro allenatore da salvezza?

“Pr vincere i campionati bisogna avere una struttura attrezzata. La Fermana fa quello che può ed è tanto per noi. Per vincere, se guardiamo Pordenone e Trieste, le realtà sono lontane da noi, per costi e giocatori”.

Lei ai giocatori chiede tantissimo, m che a livello di concentrazione. Ma un piede buono puà giocare con lei, nel suo sistema?

“Il fantasista ci sta bene nella mia squadra. Ho usato Margarita, avrei voluto D’Angelo sano e avreste visto qualcosa di diverso”.

Ci sono giocatori che possono crescere nella Fermana, considerando i tanti contratti?

“Se uno pensa di avere dato tutto, non è adatto a stare con me. Voglio giocatori motivati, che non si accontentano. Questa estate, ai vecchi, ho fatto un discorso molto chiaro: non basta il campionato fatto, serve di più. Io non mi accontento, così il mio staff e a seguire i giocatori. Chi si culla qu quanto fatto, non andrà mai d’accordo con Destro”.

C’è qualcosa di buono nel settore giovanile da lanciare?

“Ci sono delle figure interessanti, poi bisogna vedere come crescono. Abbiamo Nasic che ha fatto bene a Montegiorgio, va tenuto sotto controllo senza caricarlo di peso. Anche i giovani sono uno stimolo per un allenatore”.

Lei sembra sempre pacato, sicuro di poter dare nuova carica alla Fermana?

“Non devo far vedere qui la grinta, la voglia, ma nello spogliatoio ai miei ragazzi”.

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