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Urla, consigli e abbracci: la Fermana punta il settimo posto. Destro: 'Il mercoledì non ci piace'

destrocieloblu

Dopo Fano il mister ha usato parole forti anche "per toccare il loro ‘io’, fargli tornare la grinta necessaria". E la cura ha funzionato.

FERMO – Mister Flavio Destro, si riparte. A Fano una prestazione ‘indegna’, poi la reazione con la Ternana. Cosa è cambiato, come li ha stimolati?

“Nelle gare infrasettimanali non abbiamo quasi mai fatto bene. Non tanto dal punto di vista fisico, ma mentale. Giocare ogni tre giorni non è nelle corde, ci è sempre mancato qualcosa. Sette gare infrasettimanali e abbiamo fatto sette punti (due vittorie e un pareggio). Dopo Fano, la voglia di riscattarsi era tanta. Ho usato parole forti anche per toccare il loro ‘io’, fargli tornare la grinta necessaria. E ho ricevuto una prova di grande dimostrazione di attaccamento, considerando che abbiamo chiuso con otto under”.

Il fisico sta bene?

“Non amo trovare scuse, mi fermo all’aspetto mentale. Ci servono ore per assorbire la partita, perché qui si deve dare il 130%. E loro lo fanno, ma serve tempo per rigenerarsi”.

Confronto con la tifoseria, come è andata?

“Quando giochiamo bene arrivano gli applausi, di fronte alle pessime partite non c’è soddisfazione. Noi dobbiamo sempre andare sotto la nostra curva. Sapevamo di aver sbagliato l’approccio e ne abbiamo preso atto”.

Nuovo modulo con la Fermana, Grieco le è piaciuto? E Giandonato.

“Veniva da un periodo in cui non giocava quasi per niente. In un ruolo non suo ha dato qualità. Ha fatto bene. Di Giandonato le qualità non si discutono. Io vorrei solo più costanza, non credo che sia un problema di avversario e quindi di chi gioca contro di lui se cresce. Poi sapete che non parlo mai dei singoli, ma fatemi dire bravo a Maloku”.

Quella punizione finale…

“La speranza era che la traiettoria fosse quella giusta per beffare il portiere”.

Arbitri, manca qualche punto?

“Non mi voglio addentrare in situazioni in cui rischierei di dire cose sbagliate. L’ho detto domenica e lo ribadisco oggi, di certo quello non era calcio di rigore. Così come l’espulsione era netta. Ma è già passato, gli errori li commette ogni componente della partita”.

Incontri tra voi e gli arbitri ci sono per chiarirsi per dirimere dubbi?

“C’è ancora tanta confusione. Oltre all’esserci il fatto categorico, ci deve essere un criterio di valutazione. Non si può sempre dire che è rigore che una palla sbatte sul braccio. Si fa fatica ad andare ad analizzare uno a uno gli episodi. Si crea confusione. C’è troppa discrezione”.

Ultime quattro partite. Obiettivo ottavo posto?
“Sicuramente, ma possiamo guardare anche davanti, ci sono squadre a quattro punti. Intanto osserviamo tutto quello che ci ruota intorno”.

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