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Un alieno sul parquet. Parte dalla Poderosa la rivoluzione di coach Zanchi: 'I settori giovanili non nascono per vincere'

zanchipresenta

L'hanno voluto Bigioni e Santori. “Ma perché lasci la serie A? mi hanno chiesto. Per un semplice motivo: a me piace insegnare. Amo il basket e il campo. Farlo a livello professionistico non lo permette più. la pazienza e i programmi sono due concetti molto lontani. Non c’è il tempo di creare le squadre".

di Raffaele Vitali

PORTO SAN GIORGIO – Diamo il benvenuto all’ultimo dei romantici. A chi crede ancora che nella pallacanestro ci sia da insegnare e non solo da vincere. È il giorno di Andrea Zanchi, un coach con centinaia di panchine in serie A che ha deciso di “tornare a casa” e dedicarsi ai giovani cestisti, che diventeranno i giocatori del futuro. Lo ha fatto perché ha creduto in un progetto, quello della Poderosa della famiglia Bigioni. Che da oggi, oltre a Zanchi, ha un dirigente in più con delega proprio al settore giovanile: Andrea Santori. L’imprenditore delle pelli, infatti, resta main sponsor dei baby giocatori, “abbiamo abbinato il nostro marchio Naturella, un prodotto ecologico e unico al mondo a chi del mondo sarà il prossimo protagonista”, ma cresce e va ad occupare la casella di dirigente.

Due novità attorno a un unico tavolo del Cobà dove si siede anche Riccardo Bigioni, che ha avuto il merito di convincere Zanchi in pochi minuti di dialogo. Dalla sua, del resto, il calzaturiero aveva un dettaglio non da poco: il credere da anni nel settore giovanile. “Come per la prima squadra, con le squadre degli under 18 stiamo crescendo. Dopo aver rilevato il settore giovanile della Sutor abbiamo deciso di investire e crederci. Le iscrizioni ogni anno sono aumentate e abbiamo raggiunto importanti risultati, per questo ringrazio gli allenatori che son passati. Oggi il salto di qualità, necessario. Investiamo, anche se il presente ci consiglierebbe di ridurre”. Non vuole solo vincere, la Poderosa vuole formare e vuole portare il suo supporto nel territorio.

È questo il punto chiave che Zanchi spiega con accuratezza, dimostrando il suo ‘lato alieno’ per un basket che non sa più formare i giovani. “Ma perché lasci la serie A? mi hanno chiesto. Per un semplice motivo: a me piace insegnare. Amo il basket e il campo. Farlo a livello professionistico non lo permette più. la pazienza e i programmi sono due concetti molto lontani. Non c’è il tempo di creare le squadre. La fretta, il mercato, la globalizzazione non permettono di fidelizzare e creare gruppi. Questo è lontano dal mio modo di essere e di concepire il basket”.

E così Zanchi ha deciso che era giunto il momento di ridare al territorio, o meglio al movimento che in questo momento vive una grossa crisi. “Soprattutto perché i ragazzi che arrivano da dietro, dai settori giovanili hanno una preparazione carente e aspettative eccessive”. La trattativa è stata veloce, l’intesa non è stata sul lavoro in campo che si vedrà, “ma sui concetti che vogliamo portare avanti”.

“Non si fa settore giovanile per vincere”. È questa la frase che dovrebbe essere impressa sulle porte di molti spogliatoi in ogni angolo d’Italia. “Farlo significa spendere soldi, fare foresterie, selezionare giovani in tutta Italia e vantarsi dei titoli. Si fa settore giovanile in questo modo per mascherare i difetti esaltando i pregi. Come fanno le prime squadre”. Diverso sarà l’approccio in casa Poderosa: “Se creeremo un giocatore di serie A saremo felici. Non è solo frutto di bravura, ma di lavoro, fortuna, talento. Se invece creiamo un settore giovanile che coinvolge i bambini, lavorando con le famiglie e facendo crescere giocatori che giocano anche a livelli minori, saremo soddisfatti perché a oggi non vengono dati gli strumenti per poter giocare, a quanto pare”.

Bigioni riprende la parola: “Come vedete, c’è condivisione di idee, non sol per la parte tecnica. Zanchi ha una qualità: ama insegnare il basket”. poi è chiaro che per offrire un triennale a un coach così blasonato serviva uno sforzo in più dal punto di vista economico e del progetto. A questo ha pensato Andrea Santori, che solo qualche ano fa aveva rilanciato il basket a Monte Urano, rivoluzionandolo con tanto di dietologo e preparatore atletico. “Doppia veste: main sponsor e dirigente per precisa volontà della famiglia Bigioni che crede davvero, come me, nei giovani. Avremo il minibasket, con 400 ragazzi dai 6 ai 12 anni, che unisce più comuni, da Monte Urano ad Amandola passando per Petritoli Montegiorgio. E da quest’anno il legame con l’Arcobaleno di Porto San Giorgio e la Virtus Civitanova marche”. Merito di tanti, cominciando da Simone Del Prete. Ai piccoli si unisce il settore giovanile, dalle Under 13 all’Under 18 Eccellenza, che è il massimo livello visto che da Roma hanno deciso di sopprimere le Under 20. “Nella crisi si investe, Zanchi è un riferimento per noi, per cercare di creare un movimento che non deve essere finalizzato solo ai ragazzi, ma anche ai genitori” ribadisce Santori che annuncia nuovi accordi in arrivo con altre società. “Fare rete è fondamentale, non si può agire da soli. La vetrina è a prima squadra, il primo passo è la cultura. Non facile, tanti si vantano del settore giovanile per le vittorie, ritrovandosi poi senza niente in mano. Troppi giovani non sono pronti per il professionismo. Tante le motivazioni, che noi cercheremo di limare partendo da un concetto: noi vogliamo creare divertimento” conclude il coach. L’ultimo romantico è atterrato a Montegranaro e chissà che alla fine non sia tutto il sistema federale a imparare qualcosa guardando la provincia di Fermo.

@raffaelevitali

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