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Intervista. Coach Ceccarelli a tutto campo: "I miei due anni in maglia Poderosa"

ceccagrinta

Peccato per quel 'sollevato' finale: "C’era una clausola di uscita dall’1+1. Loro l’hanno utilizzata e quindi non è un esonero, è solo un dividere le strade”.

di Raffele Vitali

MONTEGRANARO – Gabriele Ceccarelli durante i due anni sulla panchina della Poderosa Montegranaro ha sempre ponderato ogni parola tra conferenze stampa e incontri fugaci, ma ci sono giorni in cui una telefonata è d’obbligo, oltre che un piacere. Due anni di successi per il coach che ha portato la Poderosa dove sognava da anni: in A2. Due anni chiusi con uno stringato comunicato che però non cancella quello che è stato fatto e che fa dire a lui, come ha fatto ieri tutta la società Poderosa: “Grazie”.

Ceccarelli, la società l’ha sollevata dall’incarico, come mai?

“Non me l’aspettavo. C’era una clausola di uscita dall’1+1. Loro l’hanno utilizzata e quindi non è un esonero, è solo un dividere le strade”.

Magari la volevano liberare per nuove sfide?

“Quando c’è la clausola la si usa e via”.

Le ha fatto male leggere quelle parole?

“Sinceramente sì, ma è quello che mi ha scritto tanta gente che mi ha fatto stare meglio. Leggere sui siti ‘esonerato’ mi ha fatto male. Ma chiariamolo subito: da parte mia non ci sono polemiche. Si prende atto delle scelte e non ci sono attriti, solo tanta gratitudine alla famiglia Bigioni e voglia di rivederci col sorriso. è giusto che ognuno faccia le proprie scelte”.

Cosa è stata Montegranaro per Ceccarelli dal punto di vista tecnico?

“La grande occasione. Quella che aspettavo da anni da assistente. Fremevo, volevo provarmi. Pur sapendo che dovevo aspettare. Volevo la mia occasione, volevo poter dimostrare. Ma con tanta pressione. Per un esordiente dover vincere un campionato significa rischiare di bruciarti. Quando l’obiettivo è uno ci sono possibilità di fallire. Poi è diventata la gioia di Montecatini. E poi la gioia di costruire una squadra insieme ad Alessandro Bolognesi per la serie A2. La squadra l’abbiamo costruita insieme giorno per giorno, pezzo per pezzo. Parlando con i diretti interessati andando ad allenare Campogrande a Cesenatico, parlando con gli americani nei giorni di vacanza a Ostuni. Chiamando Maspero, che conoscevano in pochi e dove io ho spinto. Poi è arrivato Treier, che non era una sorpresa”.

Prima costruita e poi allenata.

“Direi di sì. Grande lavoro di Vanoncini e di tutto lo staff, di cui fa parte anche Alessandro. Capire che tipo di basket andava fatto per questa squadra. L’allenatore bravo non porta la squadra al suo gioco, ma quello che riesce a far giocare la squadra come meglio può. In B eravamo lenti e giocavamo molto a metà campo, dove con il post basso di Broglia, i tiri di Gueye e Di Viccaro eravamo più forti, mentre gli avversari volevano correre. Quest’anno non sapevo bene che vestito disegnare alla squadra. Le prime giornate mi hanno dato una mano, vedendo la potenzialità di Corbett in campo aperto imbrigliarlo sarebbe stato stupido e invece abbiamo continuato, rivedendo situazioni di post basso con Broglia in Valerio, moltiplicandole per le sue capacità, e Powell. La palla vicino a canestro a me piace”.

Poi c’è la Montegranaro umana, molto diversa dalla Romagna. Come si è trovato?

“All’inizio un po’ di freddezza. Ci siamo studiati a vicenda. Il mio modo non dico freddo, ma che pensa tanto prima di aprirsi. È vero, sto un po’ sule mie, ma dovevo concentrarmi sul lavoro. In B non potevo sbagliare e ho vissuto poco la città. Quest’anno, tolta la scimmia della promozione, dopo Montecatini il rapporto è cresciuto. Ho i miei posti, il caffè da Raoul Catalini che è diventato un amico, e poi i pranzi da Patrizia, che fa parte di Montegranaro. Mi sono sentito molto più a casa, ma forse perché mi sono sciolto”.

Forse doveva farsi coinvolgere di più dalla città?

“Non sono un ‘paraculo’, sono uno sincero. Quindi ho vissuto quello che mi faceva stare bene con Montegranaro. E oggi ho raccolto il buono seminato: telefonate e messaggi di stima”.

Anche perché la gente non ha capito bene perché lei cambia squadra.

“Non so cosa dirti. La società ha preso una decisione e io ne ho preso atto”.

E ora il futuro, che farà Ceccarelli?

“Non ho la fila fuori dalla porta. Ora cercherò un nuovo progetto, ovunque sia, provando ad avere le stesse soddisfazioni. Ma non sarà facile, perché due anni così è complicato. Chi fa il mio lavoro deve essere pronto a nuove sfide. Ma al momento non ho nulla”.

Tre fotografie dei due anni veregrensi?

“Ce ne sono tante. La prima è Montecatini, per forza. Non posso non partire da lì, anche se una piccola polaroid la metto in coppa Italia dove abbiamo dato spettacolo facendo capire che c’eravamo in B per uno dei posti chiave. La seconda metto la vittoria con la Fortitudo in casa, qualcosa di incredibile pensando da dove venivamo e poter vincere con Bologna. Poi le due vittorie con Ravenna e Udine che ci hanno dato i play off. E poi, un’altra: la gara 4 con Biella che ci ha sancito del turno”.

Lei ha iniziato vincendo, pronto anche a perdere ogni tanto?

“Questo fa parte del mio lavoro. No vince e non perde un allenatore. Vince o perde un progetto. Spero di riallacciarmi a un progetto vincente. Poi so che ci possono essere i momenti di difficoltà e bisognerà veleggiare nella tempesta. Quindi a parte la tua gufata, vedremo cosa ci riserva il futuro. Questo è il mio lavoro, sono pronto a tutto”.

Un consiglio a Montegranaro dopo due anni?

“Nessun consiglio. Sono abili nella gestione per sapere cosa fare”.

E ora?

“Parto il 4 giugno per un camp in una high school di Philadelphia e se Boston va in finale proverò a vedere una finale Nba e mi fermerò lì. Ricarico le pile, ci vuole”.

Chi va in A?
“Direi 40% Treviso, ma il PalaDozza conta tanto. Chiaro che a Bologna si tifa Treviso per avere la bella in casa. Ma prima deve superare Casale, che è sorpresa solo di fatto e ha il fattore campo e la Fortitudo fuori casa ha faticato spesso”.

@raffaelevitali 

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