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L'ultima battaglia della Poderosa: grinta, cuore e un ferro di troppo. Passa Trieste, ma quanti applausi

ceccaciao

Hanno giocato fino alla fine, non hanno lasciato cadere un pallone senza provarci, ma quelli che volavano un metro più in là del previsto erano tutti di Mussini e compagni.

di Raffaele VItali

PORTO SAN GIORGIO – Rivali tutto solo tira e prende il ferro, il rimbalzo finisce nella mani di Corbett, la palla va ad Amoroso che tira e prende lo stesso ferro. Purtroppo è andata così, con le gambe stanche dei due leader, stroncate definitivamente dall’ennesima piroetta di Da Ros.

Ma quanti sono i giocatori di Trieste? si chiedevano i tifosi in tribuna. Perché è stato un continuo via vai di uomini che Dalmasson ha attaccato alle caviglie di Corbett e Powell. Con gli americani limitati, la guardia ci ha messo quindici minuti prima di fare un canestro dal campo, è stato tutto più difficile per la Xl Extralight. Avrebbe meritato di giocarsi la bella a Trieste, ma la benzina è finita.

Hanno giocato fino alla fine, non hanno lasciato cadere un pallone senza provarci, ma quelli che volavano un metro più in là del previsto erano tutti di Mussini e compagni. Peccato per quell’inizio con Trieste che vola sul +16. La Poderosa ha dovuto cambiare piano e giocare per rimontare. Cosa che rende tutto più faticoso perché non basta più fare canestro, e contro Trieste già è difficile, visto che come prima cosa bisogna chiudere la propria area.

Pian piano ci è riuscita. Guarda caso quando si è acceso Corbett, che nel terzo quarto ha dominato grazie alle conclusioni da tre punti (46-49). Spingi spingi, però, i palloni si possono anche perdere, come quello pesantissimo di Rivali che dalla rimessa ha aperto il contropiede di Green, chiudono con una schiacciata che ridà sei punti di vantaggio ai giuliani.

Non muore mai la squadra di Ceccarelli, che sarebbe entrato anche in campo pur di far segnare i suoi. L’ennesimo canestro di Da Ros, alla sua miglior prestazione in carriera, sembrava aver chiuso il match. Lo speaker Foresi a quel punto decide di giocare il tutto per tutto e carica il pubblico e con lui lo fa Ceccarelli, mai così tanto coinvolto in una partita, che forse sarà la sua ultima in maglia gialloblù. E così arriva il mezzo miracolo che Dalmasson ferma con un time ut (65-68). Una palla vagante viene data a Trieste, Rivali protesta, ma la decisione è presa. Mussini sbaglierebbe anche, ma Bowers ruba il rimbalzo dalle mani di Powell a venti secondi dalla fine decide che la stagione della Poderosa può finire qui (65-71).

Lo sport sa essere amaro, la quinta partita questo gruppo se la sarebbe meritata. Ma Trieste è forte, inutile negarlo e ora conto Treviso si giocherà un posto in serie A. Non parte favorita, è più stanca e la squadra di Pillastrini ancora più forte. Il giro di campo è commuovente, ma sa anche di addio per molti dei protagonisti. Ci sarà tempo per tirare le somme, sapendo che ora un pubblico c’è e che la società, sorretta dalle famiglie Bigioni e Vecchiola, oltre che da tanti imprenditori che oggi sono tornati al PalaSavelli, a partire da Melchiorri e Santori.

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