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Le gambe non seguono la testa: dieci minuti da incubo e Trieste annienta la Poderosa

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C’è partita, perché la palla nell’attacco della Poderosa si sta ancora muovendo. Ma pian piano il meccanismo si inceppa. Le gambe non seguono più la mente e Trieste trova canestri facili.

MONTEGRANARO - La grande illusione. Venti minuti da top team, dieci pieni di grinta, diecci da dimenticare. Ma la Poderosa Montegranaro non deve guardare al risultato finale, un impietoso 105-74, ma alla prova offerta nei primi due quarti.

Quello che ora Gabriele Ceccarelli deve capire è se la differenza l’ha fatta la condizione atletica o il talento della compagine di Dalmasson. Perché quanto visto per venti minuti ha davvero illuso tutti i veregrensi rimasti a Montegranaro. Guardare la partita in un bar, a due passi dalla chiesa di San Liborio, della capitale della calzatura è stata la fotografia dell’amore che comincia a crescere verso questa squadra. Perché se Cavaliero ha incassato un lungo applauso sula palla a due, poi ha rimediato solo insulti, visto che ha colpito come un chirurgo nei momenti chiave del match. Invece, boati e suggerimenti tecnici per la Poderosa da parte dei tifosi, che ci hanno creduto. L’inizio scoppiettante di Corbett e Amoroso, l’illusorio momento di verve di Powell, forse il peggiore in campo se proporzionato alle potenzialità, e la mano calda di Campogrande dall’angolo avevano fatto pensare a ben altro esito. Il tabellone recitava il canto più dolce: 10-23 con lo schiaccione di Corbett. Ma è in quel momento che Trieste si è ricordata di essere la capolista e di voler andare in serie A. è cresciuta la difesa, ma soprattutto ha cominciato a fare canestro Bowers. Bravo lui, ma magari nel prossimo piano partita si potrà anche decide di non battezzarlo quando tira da tre punti. La rimonta si completa anche sul 26-26.

C’è partita, perché la palla nell’attacco della Poderosa si sta ancora muovendo. Ma pian piano il meccanismo si inceppa. Le gambe non seguono più la mente e Trieste trova canestri facili (Green 12/16 dal campo). Uno dopo l’altro e quando Green schiaccia il più cinque per i friulani si capisce che la partita ha cambiato padrone. Anche se alla sirena lunga lo svantaggio dei verdi di Ceccarelli è solo di sei punti e dopo trenta minuti addirittura di 5 (foto Tao Club).

Allo show senza fine di Bowers risponde Gueye, con una tripla delle sue, di quelle che mandano in visibilio il pubblico, anche dentro il bar. Il problema della Poderosa oggi è stata la panchina. Nikolic è stato un fattore, ma per Trieste, Treier dopo due liberi frutto di una buona giocata non ha prodotto altro e Zucca si è tolto la naftalina di dosso solo quando il match era già chiuso. Al contrario, Dalmasson ha trovato in Fernandez, Cittadini e soprattutto Prandin, che è stato l’uomo ovunque, le risorse per ricucire prima e allungare poi. perché se hai le alternative, Green e Bowers non devono sudare in ogni lato del campo. Cosa che invece ha fatto Amoroso che è arrivato stanchissimo nei momenti chiave. Il break decisivo finale, dal 79-70 del 31’ al 87-80 del 33’, è stato realizzato da giocate sempre contro il capitano. "Ci servirà la panchina" aveva detto il capitano al termine di gara 4 contro Biella. E aveva ragione.

Il finale è servito solo per far riposare i giocatori a Ceccarelli, che ha visto anche uscire Powell zoppicante. “Peccato, perché per 18 minuti abbiamo giocato benissimo. Poi guardi il tabellone all’intervallo e sei sotto di cinque. Questo ha creato nervosismo e facce brutte. Ma è normale, è nell’uomo. Ora riposiamo”. E gli stessi uomini ora hanno 48 ore per dimenticare la marea rossa e provare a cambiare la storia della serie prima di tornare al PalaSavelli venerdì sera.

Raffaele Vitali

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