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La dura legge del PalaDozza: la Poderosa dura tre quarti, poi vola la Fortitudo

fossa maseoro

Il problema della Poderosa si chiama Cinciarini. Si incolla come un francobollo a Corbett e si concede il lusso di segnare anche da ogni posizione.

di Raffaele Vitali

BOLOGNA – Si parte con lo show del Poz. Non entra con la squadra coach Gianmarco Pozzecco, quasi per aspettare che la Fossa dei Leoni fosse completamente piena. È uno spettacolo il PalaDozza, che si anima un’ora prima della palla a due. Una sciarpa dai tifosi per Luca Campogrande, un ‘Amoroso olè’ per il capitano gialloblù: gli ex che non hanno mai rinunciato a lottare, a Bologna, li amano.

Ma tutto finisce quando si alza la palla a due. Non si scherza più. non è tempo di amarcord, di applausi e di abbracci commossi. Si gioca per il miglior posto nella griglia play off. Peccato che si giochi solo per 30 minuti, visto che nell’ultimo periodo la Poderosa decide di rendere protagonista il pubblico con una serie di passaggi che finiscono nelle mani delle prime file di uno dei templi del basket italiano. E termina così 74-63.

Errore di Powell, errore di Campogrande, la Poderosa parte a razzo ma il ferro dice no. E il primo canestro è di marca biancoblù con McCamey che vola in contropiede dopo aver recuperato un pallone dalle mani di Corbett. L’inizio è da incubo. Fa canestro solo la Fortitudo che si affida alle spalle grandi di Gandini e prova a chiudere il match quando ancora nemmeno un giocatore è sudato (9-1). Ma la paura i campioni sanno come esorcizzarla. Rivali impiega qualche minuto di troppo ma poi trova la chiave di lettura della durissima difesa bolognese: il penetra e scarica. Premiati sono Campogrande e poi Corbett. E dove non arriva la regia di rRvali ci pensa Amoroso, che incassa colpi per tutti i compagni. Il quarto finisce così 18-15, a riprova che la Poderosa ha tutto per vincerla. Ceccarelli ruota gli uomini, Pozzecco impiega quasi sei minuti per decidere il suo primo cambio.

Il secondo quarto sembrava la prova che sarebbe stata una gara senza padrone. Perché il basket non è una scienza esatta e la squadra che sembra dominare poi improvvisamente si spegne. Si accende la partita, merito come spesso accade di Powell. L’americano in un minuto riesce a volare per terra con Italiano, prendersi un tecnico e schiacciare in testa al lungo fortitudino con tanto di dedica allo spicchio di curva veregrense. Che esplode in un boato e approfittando dell’unico momento di silenzio della Fossa si prende per un attimo il palazzo.

Con quella schiacciata la Fortitudo va in tilt e i gialloblù ne approfittano, anche perché Lorenzo Maspero dimentica di avere 20anni e gioca come un play d’esperienza: assist, canestri e nessuna paura di appoggiare di sinistro in faccia a Rosselli. Il 26-34 fa sognare per un momento il popolo gialloblù. Ma quando giochi al PalaDozza il ferro può anche punirti in fretta. Uno sfondamento, un paio di tiri fuori ritmo di un ottimo Corbett, falli ed errori per il debuttante Nikolic e la Fortitudo sulla direna, con una tripla da dieci metri di Mancinelli, chiude in vantaggio approfittando di due minuti di black out di Rivali e compagni (35-34).

Una splendida partita che scopre il lato inguardabile del basket nel terzo periodo. Difficile contare le palle perse. E non per difese asfissianti. È la tensione che fa scivolare i palloni dalle mani, vedi Corbett, è il nervosismo che fa sbagliare per tre volte Amici da sotto, è disattenzione la palla persa di Powell che lancia un missile nelle mani di Gueye che era a due metri da lui. E così, l’appoggio solitario di Maspero dopo una palla rubata, 42-41, diventa l’ultimo canestro gialloblù per lunghi minuti mentre la Fortitudo come una formichina mette il poco che produce in cassaforte (48-41). Fa una gran fatica la squadra di Ceccarelli, che riprova Nikolic ma serve solo a ridare a Rosselli. Ma la Poderosa è dura a morire: tripla di Campogrande dall’angolo e Zucca che riceve un assist al bacio da Corbett. Ma il lungo stasera ha le mani più scivolose di un gavettone e non riesce a segnare due facilissimi punti.

La miglior notizia per la Poderosa è che con dieci minuti da giocare al PalaDozza la partita è apertissima. Non c’è stato un padrone, se non fosse per lo strappo nel secondo quarto dei gialloblù rovinato da due pessimi minuti finali. Poi nel terzo periodo tra un errore e l’altro è arrivato il quarto fallo di Powell, che ha sofferto la fisicità dei lunghi di Pozzecco, abile a organizzare staffette sull’americano e Amoroso, costretto spesso a uscire dall’area nonostante i tentativi di percussione a suon di spallate.

Il problema della Poderosa si chiama Cinciarini. Si incolla come un francobollo a Corbett e si concede il lusso di segnare anche da ogni posizione, usando al meglio i blocchi. Senza Powell Maspero, preferito a Rivali per iniziare si affida ad Amoroso. Ma il capitano, costretto a partire in palleggio dalla riga da tre punti si stanca e finisce per infrangersi contro Italiano, che sente la sfida con l’ex compagno e si toglie il lusso di mettergli la seconda tripla in faccia. Quando Cinciarini ancora lui, scappa in contropiede dopo la palla persa di Maspero, il tabellone è impietoso: 58-48. Un -10 pesante, frutto soprattutto degli errori degli uomini di Ceccarelli. Momento difficile, ogni passaggio sembra impossibile e Corbett, che non riesce a battere il suo avversario regala l’ennesimo pallone alla difesa della Fortitudo. Pozzecco dimostra di aver capito eccome l’anima della Fortitudo in pochi giorni e la riprova viene dalla scelta di tenere in campo Amici, nonostante qualche errore di troppo.

L’ala pesarese è il vero collante, ancor più del play aggiunto Rosselli e d è quello che quando mancano 4’26’’ ruba palla a Rivali e vola in contropiede (66-50). Per la Poderosa è la 22esima palla persa e quando ne perdi così tante a Bologna non vinci. Anche perché dieci secondi dopo l’ennesimo time put di Ceccarelli arriva la 23esima, sempre per mano di Powell che dopo il quarto fallo è scomparso dal match, prima in panchina e poi in campo dove non ha prodotto altro che contropiedi bolognesi. Con meno di quatto minuti da giocare l’obiettivo diventa solo la difesa della differenza canestri e far prendere ad Amoroso uno dei più lunghi applausi della sua carriera.

Il debutto di Pozzecco finisce in gloria, con coro e applauso. Alla poderosa resta la consapevolezza che per 30 minuti ha retto il passo di una delle corazzate, ma come dice sempre Ceccarelli (L'ANALISI POST PARTITA): non bastano tre quarti, ne servono quattro.

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