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Buoni e cattivi della domenica Poderosa: pubblico da dimenticare, Ceccarelli diesel, Maspero decisivo

corbettschiaccia

Nel basket non basta mai un solo giocatore, a meno che non segni 45 punti, per vincere. Entrano così nel tabellino dei migliori altri due compagni di squadra. Uno è quello a cui il coach proprio non può rinunciare, anche quando non alza le ginocchia: Valerio Amoroso.

di Raffaele Vitali

PORTO SAN GIORGIO – Dare i voti ai giocatori della Poderosa per quanto fatto vedere contro Piacenza non è facilissimo. Perché qualcuno ha giocato una gara da dottor Jekyll e mr Hyde altri hanno stupito in negativo. Uno su tutti, il neo papà Eugenio Rivali. Per trenta minuti non è riuscito a leggere il match, troppo asfissiante la marcatura di Sanguinetti, troppo indeciso lui nel solo provare a tirare. Stava giocando da 5 quando improvvisamente, negli ultimi minuti, ritrova la sua lucidità, quella che gli fa mettere le mani nel posto giusto, ovvero dove si trova il pallone. Torna calamita e segna anche chiudendo il match da 7.

La fortuna di un leader è che spesso al suo fianco ha chi lavora sodo per raggiungerne il suo livello. Ed è quello che accade a Rivali con Lorenzo Maspero (8) che gioca tredici minuti, e sicuramente se ne meritava di più, segna dieci punti, ma soprattutto cambia completamente marcia alla Poderosa. È quella sfrontatezza da ragazzino che non si può chiedere a Rivali, ma che Ceccarelli sa di poter trovare, quando serve, nel suo alter ego.

Ma nel basket non basta mai un solo giocatore, a meno che non segni 45 punti, per vincere. Entrano così nel tabellino dei migliori altri due compagni di squadra. Uno è quello a cui il coach proprio non può rinunciare, anche quando non alza le ginocchia: Valerio Amoroso. Il capitano ha raggiunto una specie di pace tantrica, per cui riesce a superare nel giro di venti secondi anche l’appoggio elementare sbagliato, cosa che un tempo lo avrebbe mandato fuori giri. Superando gli errori, ritrova concentrazione e anche i canestri che danno alla Poderosa la consapevolezza di poter vincere (8). Al suo fianco c’è Ousmane Gueye (7.5) che ha un istinto particolare che lo porta a tirare appena può. Ci sono le domeniche che questo comporta errori e contropiedi facili degli avversari, ci sono domeniche in cui la sua capacità di sentire quella palla leggera diventano di sprone ai compagni. Quella contro Piacenza è stata la domenica giusta, che per una volta fa dire che un 3/10 non è poi così male considerando come e quando ha preso i tiri. Se poi pensiamo al 5/5 ai liberi, molti pesanti, l’applauso è obbligato.

Quando chi hai a fianco funziona, anche il più timoroso trova fiducia. Ceccarelli ha provato a dare una carica nuova a Dario Zucca schierandolo in quintetto, ma la mossa non ha funzionato. Né per il lungo né per i compagni, risucchiati nel tunnel del primo quarto che da qualche mese è sempre nero. Gli errori li paga cari, perché Ceccarelli lo punisce sempre con urla e cambi puntuali per riflettere. Nei suoi 13 minuti inserisce un paio di giocate difensive utili alla causa (6.5). ma siccome gli errori sono stati di più, ecco che dalla panchina si alza il biondo dal fisico massiccio che non sa di avere meno di vent’anni. Treier è stato l’altro crac della partita (7.5) con la sua energia. Non ha segnato, tolto un tap in con schiacciata sulla testa della difesa di Piacenza, ma ha preso sette rimbalzi e ha usato i chili per spostare Infante e cancellare dal campo Oxilia dopo che il lungo Alredge ha commesso il quinto fallo.

Doppia partita anche per Campogrande che parte in modo deficitario, subendo in ogni giocata la tecnica e il fisico di Reati. Ma anche le migliori ali prima o poi restano chiuse e così il calo del piacentino ha ridato fiducia nelle proprie capacità all’ex Fortitudo. Si iscrive al gruppo della remuntada con una tripla dall’angolo.

Infine, nel film della gara, ci sono due attori non protagonisti. Uno nel ruolo del buono che esce troppo presto dal film, ovvero Corbett (5), che entra in campo nervoso e sbaglia completamente lettura alla partita, non capendo che la difficoltò di Rivali di dargli il pallone al momento giusto era dovuta alla bravura degli avversari e che quindi lui avrebbe dovuto fare un passo in più. La panchina nel momento della rimonta gli farà bene, come l’essere stato in campo nel finale dove ha migliorato il tabellino e ha concretizzato un paio di contropiedi. L’altro non protagonista, nel ruolo del cattivo, è Marshawn Powell (4) che sta in campo 11 minuti, quelli in cui riesce a sbagliare un canestro fatto, subire una quantità dai suoi avversari, commettere tre falli, di cui uno tecnico, perdere tre palloni e dare vita a un trash talking di infimo livello con gli avversari. La Poderosa ha vinto lo stesso, ma farci l’abitudine sarebbe l’errore più grosso. Questo pessimo match arriva due giorni dopo la sua conferenza stampa in cui ha dichiarato: “Non avrò più reazioni in campo, ho già preso una multa”. La speranza ora è che non prenda anche una squalifica.

Capitolo a parte meriterebbero il pubblico (5) e il coach Gabriele Ceccarelli (7 per la gestione finale). Sul primo c’è poco da dire, in realtà. Duemila persone sono poche, considerando la marea id bimbi presenti al palasport grazie alle iniziative pomeridiane che la società organizza. C’è qualcosa che non sta funzionando, non è ancora scattato l’amore per una squadra che invece meriterebbe calore. Se non altro perché fa divertire non appena si accende. Avendo capito che il problema non è la nuova Sutor, sabato sera c’erano duecento persone, il punto resta la distanza dalla gente. Non riescono ancora a sentire la Poderosa come propria e quindi non solo non entrano al PalaSavelli, ma una volta dentro guardano in silenzio, senza neppure alzarsi quando gli viene chiesto, due volte in 40’ di gioco, dalla curva. Cinque minuti di calore a inizio quarto periodo hanno permesso a Ceccarelli di ringraziare i tifosi. E ha fatto bene il coach, perché quel momento di caos è servito anche a lui per ritrovare il suo piglio aggressivo, che si era assopito nel nulla dei primi 25 minuti. Questo a riprova dell’importanza di un contesto attivo anche per chi sta in campo. Luci, suoni e colori sono determinanti. A questo punto si trovi qualche marchingegno tecnologico e si mettano due casse vicino ai Boys (7), così almeno li sentiranno anche gli spettatori in tribuna.

@raffaelevitali

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