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Poderosa, assalto alla capolista Trieste. Gueye: "Una partita che sa già di play off"

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Gueye vuole essere protagonista: “Gli spazi e le opportunità per stare in campo sono ridotte. Quindi bisogna sfruttare al meglio minutaggi e momenti che il coach sceglie. Mi prendo i miei tiri. Nell’ultimo mese più che cresciuto ho sfruttato meglio le occasioni”.

PORTO SAN GIORGIO – Ousmane Gueye guida l’assalto a Trieste partendo dal Tropical di Porto San Giorgio. Ultima di andata per la Poderosa che domenica alle 18 farà visita, da seconda della classe, alla capolista. Trieste in casa è una macchina da guerra: segna 88 punti di media, tira con il 55% da due e l’ultima sfida in casa, il 23 dicembre, l’ha vinta con uno scarto di 32 punti contro Ravenna. “Una partita da play off, questa è l’aria. Loro sono candidati a vincere il campionato. Sarà dura, una gara ad alto livello che a noi serve giocare e vincere”. Tante le ragioni: “Dimostrare che valiamo gli alti posti e conquistare la Coppa Italia. Per andare tra le migliori 8 dobbiamo vincere, non possiamo pensare a Jesi che espugna Ravenna”.

Squadre in calo, nei risultati, con due sconfitte nell’ultimo mese: “Ma non vedo questo, ci sta perdere qualche partita. Anche se rode quando accade in casa di un punto. Stiamo bene noi e sta bene Trieste” ribadisce la guardia. Come vincere? “Replicando il match di sabato contro Imola. È un campo dove si gioca bene, troveremo un tifo caldo con 5mila spettatori. Ma noi in queste partite rispondiamo con gli attributi”.

Gueye vuole essere protagonista: “Gli spazi e le opportunità per stare in campo sono ridotte. Quindi bisogna sfruttare al meglio minutaggi e momenti che il coach sceglie. Mi prendo i miei tiri. Nell’ultimo mese più che cresciuto ho sfruttato meglio le occasioni”. La capolista è una squadra con nomi importanti, con Cavaliero e Cittadini, Da Ros e due americani che fanno canestro. Sappiamo che i due Usa e Da Ros, pivot da 10 punti di media e grande stoppatore, sono i punti fermi e dovremo essere bravi a limitare il logro gioco, non facendo esaltare gli americani”. E poi c‘è una lunga panchina, con dieci giocatori effettivi che possono ruotare, “anche se poi si gioca sempre in cinque”.

Con la Fortitudo la frase fu ‘non vanno in campo gli stipendi’. “Esatto: nomi e roster contano ma non sono tutto. Noi siamo una squadra ambiziosa, nel nostro piccolo vogliamo raggiungere traguardi e soprattutto non ci piace farci mettere i piedi in testa. Anche se non va mai dimenticato che gli obiettivi sono ben diversi”. 

Raffaele Vitali

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