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Treviso è la storia del basket, il presente si chiama Poderosa: questa è una (Campo)grande squadra

podepalaverde

I due minuti finali sono qualcosa di non raccontabile: errori in serie, palle perse sui raddoppi che mandano fuori giri Rivali, non protetto dalla terna in grigio, e compagni, permettendo alla Tvb l’incredibile 82-86 e palla in mano, ma anche Campogrande che segna la tripla dall’angolo che vale l’82-89. VIDEO DEL CANESTRO DECISIVO

Di Raffaele Vitali

TREVISO – È sempre emozionante entrare dentro il PalaVerde, lo è ancora di più uscirci d vincitori. Alzare gli occhi verso il soffitto e vedere tutti gli stendardi raffiguranti scudetti, coppe e trofei, fa venire i brividi. Si respira basket e l’emozione è evidente negli occhi di chi per la prima volta vive questo palazzetto da protagonista. Uno su tutti, Alessandro Bolognesi, il giovane direttore generale che da solo si siede u attimo in panchina e guarda le tribune che si riempiono. Ma la tensione dura poco, perché la partita sta per iniziare. Uno sguardo al presidente Ronny Bigioni, un cinque all’amico Salvatore Formato e la testa si svuota, c’è solo il basket. la curva dei tifosi di casa non è più verde, domina l’azzurro della nuova Treviso Basket, Tvb, ma è sempre uno spettacolo. Perché qui dentro sanno cosa significhi infrazione di passi, cosa sia una box&one, sanno giocare e sanno leggere la partita. E sanno anche chi temere. Gli occhi sono tutti per Corbett, il grande ex che macchiò la sua stagione trevigiana per un problema fuori dal campo, lasciando il gruppo che avrebbe conquistato altrimenti la serie A1. Si inizia, la palla è nelle mani della terna arbitrale. Alla presentazione delle squadre la guardia della Poderosa viene accolta con un lungo applauso, ma è incredibile il boato per Powell, che a Treviso ha davvero conquistato tutti. Un lungo striscione con una frase che parla da sola: ‘Home is where hearth is, welcome back Marshawn e LaMarshall!”. E poi le sciarpe dei tifosi  si messe al collo dei due ex beniamini. Ma l’amicizia finisce lì, perché per 40’ si è di nuovo su due sponde diverse del fiume che attraversa la piccola e splendida Treviso. Soprattutto se Corbett segna da tre, sulla sirena, da sette metri e marcato dopo un paio di azioni.

Il primo quarto della Poderosa è qualcosa di incredibile: 32 punti realizzati. Ma non basta questo numero, il problema per Pillastrini si chiamano Corbett e Powell. Lo sapeva il coach che ha fatto grande la Sutor, ma non sapeva che anche Powell può fare canestro fuori ritmo, marcato, con i piedi fermi a sette metri e mezzo dalla riga di fondo. Lo ha capito azione dopo azione, soprattutto quelle che segano il primo divario: da 5-9 a 5-18 in un minuto.

Le percentuali della squadra guidata da Rivali sono impressionanti, 8/11 da tre dopo 10 minuti. Ma il bello è che a quelli di talento si abbinano canestri ragionati, ben costruiti, con un dentro-fuori che dimostra la capacità di Powell, sottolineata in settimana anche da coach Pillastrini, di passare la palla. È così che Campogrande entra in partita, prima di uscirci per falli, 3 in 13’, segnando il 26-43. Ha un solo avversario la Poderosa in campo: il fischietto degli arbitri che mandano i gialloblù in bonus quando Treviso è ancora a zero. L’ennesimo fischio, questa volta in attacco, significa panchina per Powell, il migliore da tutti i punti di vista, con tre falli.

Ma la Poderosa non si scompone, perché Corbett segna da tre punti, con dedica allo spicchio di tifosi in tribuna, e il capitano decide di far vedere ai pari ruolo come si usa il piede perno. La classe, alla unga, però non basta. I falli falcidiano gli uomini di Ceccarelli che sono costretti a rallentare in difesa permettendo a Brown e Musso di ricucire l’enorme vantaggio che lascia a Pillastrini la consapevolezza di potersela giocare nel terzo periodo (46-59).

E ci crede davvero la Tvb. La mossa è fermare Corbett e il piano riesce perfettamente a Bernardo Musso, che si incolla come un francobollo all’americano. Il canestro si stringe, le percentuali si sporcano. Ma la Poderosa ha già dimostrato contro verona che ha più frecce nella sua faretra. E così capita che un ragazzo biondo arrivato dall’estonia prima infli una tripla, poi due liberi, rubi un pallone e concluda ancora sulal sirena dopo un finta, palleggio, tiro da uomo esperto. Si resta così avanti di dodici in un palaVerde infuocato che scopre, all’improvviso, che Eugenio Rivali può anche fare canestro. E quando segni le pile si ricaricano e un tuffo per recuperare un pallone diventa qualcosa di elementare. Ceccarelli consuma il bordocampo, Pillastrini borbotta ad ogni fischio, la sfida è tutta da vivere anche in panchina.

È un bel basket quello che il gremito palasport ammira, un basket ch ha ben poco di A2, di certo nei ritmi. Quando Brown segna due liberi che riportano Treiso a -7 e Corbett perde palla facendola rimbalzare sul piede, la partita potrebeb cambiare padrone. Ma Brown si specchia su se stesso e volteggiando sbaglia clamorosamente da sotto davanti agli occhi di Powell. Che deve aver imparato chi è Paganini e non ripete l’errore fatto poco prima: segna, subisce fallo, sbaglia il tiro libero, riprende il rimbalzo e segna. Possibile nel basket, dove in cinque secondi una squadra passa dal possibile paradiso, altro non era per Treviso il possibile -5, al girone infernale degli sconfitti (-13 con sei punti consecutivi di Powell).

I due minuti finali sono qualcosa di non raccontabile: errori in serie, palle perse sui raddoppi che mandano fuori giri Rivali, non protetto dalla terna in grigio, e compagni, permettendo alla Tvb l’incredibile 82-86 e palla in mano, ma anche Campogrande che segna la tripla dall’angolo che vale l’82-89 e Corbett, scomparso in attacco, che si incolla a Negri costringendolo a sprecare il pallone più pesante.

La Poderosa è forte, sta anche imparando a sudare, a giocare palloni che pesano, a restare concentrata quando tutto sembra facile. Quello che le è mancato, per chiudere prima la partita, è il controllo del ritmo. Ha continuato a correre anche sul +18, perdendo però lucidità nelle scelte. Eppure ha vinto una grande partita (84-91), in un grande palazzo dove alzando gli sguardi si vedono coppe e scudetti, ma dove guardando sul parquet si vedono solo maglie gialle che saltano festanti.

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