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Intervista. Il campionato di basket (giovani, favorite, panchine) visto da Cesare Pancotto, mister mille gare in A

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Il coach sangiorgese sulla Poderosa: "C’è grande energia in società, c’è voglia di fare bene e voglia di riproporre il Fermano in un contesto nazionale. Hanno allestito una buona squadra con un giovane allenatore che vuole crescere con la squadra”.

PORTO SAN GIORGIO – Rimbalza la palla da basket in giro per l’Italia. Ad agosto tutti in palestra, a settembre le amichevoli. E oggi la prima di campionato. Ma non per tutti. Non a Porto San Giorgio.

Cosa fa Cesare Pancotto, miglior allenatore del campionato due anni fa, oggi senza squadra?

“Lavora più di quanto faceva normalmente in palestra. Perché tra visionare gli Europei, tutti i nuovi giocatori della serie A e A2, raccogliere informazioni sul sistema basket e analizzare i sistemi di gioco, capisco dove sta andando il basket”.

Notato caratteristiche particolari?

“Quindici squadre su 34 degli Europei hanno ideologie simili e su questo i coach dovranno lavorare. E poi guardando le competizioni internazionali, e di Europei ne ho visti tanti, sono gli stessi giocatori a far capire come bisogna lavorare. L’evoluzione del basket passa anche dall’evoluzione del giocatore. Da quella atletica a quella fisica, inclusa la conoscenza del gioco che è fatto di azione, reazione, contro azione. In queste settimane cerco di sviluppare idee adatte a un mondo in evoluzione che sta per riiniziare”.

Sviluppa idee, ma poi non entrano in campo con lei. Quanto pesa?

“Mi manca il non poter creare le dinamiche per costruire una identità di gruppo. Quando d’estate si crea una squadra e si cerca la sinergia. Non si sommano qualità, è la sinergia tra gli uomini che dà una identità alla squadra. Quando iniziano le stagioni è il momento in cui si distribuiscono ruoli e responsabilità e soprattutto gerarchie. È fondamentale per una squadra capire chi, come e quando deve fare qualcosa”.

Gli Europei hanno fatto emergere un gap fisico tra l’Italia e il resto del mondo. Come mai, non si allena il corpo?

“Madre natura deve aiutare. Poi c’è un problema di reclutamento. Abbiamo pochi giocatori nei settori giovanili e questo significa che in pochi lavorano per preparare un giocatore per la prima squadra. Quando uno arriva in alto dovrebbe essere pronto grazie a uno sviluppo affinato nel tempo. Le lacune ci sono e ora siamo in un ciclo in cui il ruolo del fisico è in calo. Ma è una lacuna che possiamo sopperire, come ha dimostrato l’Italia di Messina che si è affidata all’allenamento e alla forza mentale. Messina ha saputo cucire il vestito addosso alla squadra. Il che significa che se non sai saltare, puoi essere il migliore nel taglia fuori e se tiri male da lontano, impari a passare meglio la palla”.

Perché Pancotto è senza squadra?

“Una logica dello sport. Non dico mai ‘ma come non ho la squadra’. Quando accade provo a migliorarmi. Sono abituato a vedere l’opportunità che per me significa studiare, confrontarmi con i colleghi, rinverdire i contatti”.

Che squadra vorrebbe allenare?

“Ho allenato ogni tipo di squadra, da quelle da far crescere a quelle da migliorare a quelle da far vincere. Non c’è un’isola ideale che ti fa stare al sicuro. È importante riconoscere i tempi del basket moderno e saper interagire con quella evoluzione”.

Studiando i roster, come andrà questo campionato di serie A?

“Sarà più equilibrato, credo qualitativamente più alto, perché si è allargata la base da play off. Ci sono squadre attrezzate, penso che Milano resti un passo avanti. Venezia, Sassari, Avellino e Trento, ma anche una ‘finta’ neo promossa come la Virtus può inserirsi. La stessa Torino ha ambizioni da grande piazza. Poi ci sono Brescia, Capo d’Orlando e Reggio Emilia, che ha rivisto il modo di pensare ma non può avere dimenticato la cultura di vittoria”.

Reggio Emilia era il modello per giovani e italiani, oggi cambia tutto. Come mai?

“Di necessità virtù, hanno scelto di riprogrammarsi. La linea di giovani non è stata abbandonata, Mussini, Candi e Della Valle, ma il sistema è modificato. Non hanno perso l’identità, hanno abbassato le teoriche ambizioni”.

C’è qualche giocatore che potrebbe stupire il pubblico?

“Bamforth di Sassari, Guiterrez di Trento e poi scendendo Green di Trieste atteso alla conferma o l’estone Veideman di Udine

Cosa pensa del ritorno di Montegranaro in serie A?

“Tengo molto al basket delle Marche. Era importante riportare una città che ama il basket come Montegranaro in alto. C’è grande energia in società, c’è voglia di fare bene e voglia di riproporre il Fermano in un contesto nazionale. Hanno allestito una buona squadra con un giovane allenatore che vuole crescere con la squadra”.

E hanno scelto come vice Vanoncini, che consce bene.

“È un equilibratore nello staff oltre che grande conoscitore del basket e di Montegranaro. È molto importante per gli americani, per la credibilità che lui si è costruito nel tempo”.

Quando rientrerà in panchina?

“Quando non lo so ma sarò pronto per farlo”.

@raffaelevitali

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