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Il protagonista. Il ritorno di Pancotto: ‘Dall’emozione al lavoro: tre elementi per far crescere la Poderosa’

pancotto cesare web

Intervista a uno dei coach più vincenti in Italia che ha scelto di ripartire dalla piccola Montegranaro. “Non mi sono mai fermato, l'allenatore di testa non stacca mai. Ma il campo mi mancava”.

 

di Raffaele Vitali

MONTEGRANARO – L’attesa è per i giocatori, ma la vera novità della Poderosa di quest’anno sta in panchina. Tornare dopo quasi due stagioni da spettatore, sempre iper dinamico e presente tra scouting e corsi, è qualcosa di speciale. E tutta la grinta accumulata il sangiorgese Cesare Pancotto ora la mette in campo per i colori gialloblù di Montegranaro.

Coach pancotto, come è stato il ritorno per lei?

“Parlerei di continuità. L’allenatore con la testa non stacca mai. Dopo un periodo abbastanza lungo senza il campo, sia grazie ai giocatori, sia allo staff,  ho ritrovato i punti di riferimento”.

Cosa cambia in lei da oggi?

“Ogni giorno scattano meccanismi latenti. Prima dell’inizio la società mi ha chiesto ‘come ti senti?’. Ho risposto emozionato. L’emozione è il piacere di rientrare, di una nuova avventura, di allenare una squadra nuova, di allenare una realtà fermana. Una forte emozione, è questa la parola chiave”.

Anche il coach cambia giorno dopo giorno come una squadra?

“Nulla è mai come prima. Ho cercato di prendere spunto dai giocatori. Siamo partiti prima con una fase di adattamento e atletica. Poi la fase tecnica, legata la basket. Siccome siamo partiti con l’idea di creare i pilastri, e il primo è unire le due identità, esperti e giovani, ho subito cercato di far capire ai giovani il peso di correre verso l’esperienza. Poi si iniziano a disegnare i meccanismi che useremo durante la stagione. Per poi integrarli. Non ho l’ansia di fare tutto e subito. Ci vuole del tempo per capire un meccanismo, per farlo diventare istinto serve ancora più tempo. Idee ci sono, se la partita è il check, l’allenamento è il miglioramento”.

Come ha trovato la squadra?

“Tre elementi. Ottima intensità negli allenamenti. Poi la volontà di annusarsi per capire cosa scambiarsi. La terza cosa è la capacità di apprendimento. Non abbiamo perso tempo a dover ripetere i concetti base, poi li affineremo”.

Ricettivi anche i giovani?

“L’esperto ha la capacità di finalizzare l’allenamento, è il suo obiettivo percepito, il giovane va educato. Deve essere una crescita costante, l’elemento che deve scatenare la sua forza di certo nel girone di ritorno. Lavoriamo parallelamente con due percezioni differenti, ma alla stessa velocità”.

Pancotto, ma Amoroso continua a parlare e a dare indicazioni?

“Lo chiedo, Valerio ha lo status importante, quello che può sapersi relazionare, riprendere e motivare. Lo fa nel migliore dei modi. E poi ci sono i due americani che sono leader di esempio, si sbattono dal primo all’ultimo secondo”.

Squadra di tignosi e lavoratori?

“Per crescere bisogna allenarsi bene. Il giovane è un elemento di rischio, se si allenano bene crescono prima”.

Dopo un paio di settimane, prime indicazioni?

“Parlare già di una percezione sul singolo è difficile. L’occhio del coach è concentrato sul feedback del giocatore, non sulla graduatoria improvvisa. A ogni giocatore chiederò quello che loro immaginano di essere all’interno del gioco, per avere una percezione e avere un feedback”.

Soddisfatto?

“I tre elementi mi fanno sorridere guardando queste tre settimane. Sto lavorando anche sull’identità della società e dell’identità. Questa è una realtà giovane che deve lavorare per competere. Città di tradizione che ha passione e amore. Due elementi che si devono scatenare insieme”.

Le prime amichevoli, tra vittorie e sconfitte, che sensazione le hanno lasciato?

“L’impegno e la concentrazione che servono per amalgamare e portare allo stesso livello le due anime,  esperienza ed energia, della squadra. Stiamo lavorando per un linguaggio di conoscenza tecnica e capacità di lottare comune. Mi piace come sta crescendo il grupp, sia per personalità, sia per identità di valori”.

Appello ai tifosi?

“Spero che la squadra diventi uno spot. Non credo negli appelli. Non  mi piace chiedere, spero nella condivisione. Vogliamo diventare l’orgoglio della città e del territorio che rappresentiamo”.

Pancotto quante ha ricevuto dopo che è sceso di nuovo in campo?

“Ne ho ricevute tante dai colleghi, coetanei e giovani. Molti attestati di stima a cui si è aggiunta l’esperienza a Pesaro per Eleven8 (il torneo creato da Hackett a Pesaro con tanto di corsi di coaching affidati a Pancotto e Crespi, ndr). Mettendo passione e amore e voglia di trasferire quello che so agli altri, siccome comincio a capire qualcosa adesso provo a raccontarlo. Sono rimasto colpito, 160 allenatori in un giorno così caldo ad ascoltare. Questo ti dà ancora più energia”.

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