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Intervista. E finalmente la prima volta di Montanini a teatro nella 'sua' Fermo. "E dire che Calcinaro neppure l'ho votato"

giorgio montanini2

Quale dunque la sua funzione? “Esortare il pubblico a non rimanere fermo a quello che si ascolta. Una sorta di scappatoia dalla realtà, senza però perderla".

di Chiara Morini

FERMO - Finalmente al teatro dell’Aquila. È quasi un debutto, per Giorgio Montanini, che sul palco del teatro della sua città non c’è mai salito. La colpa non è di nessuno, della vita, probabilmente, ma di certo questo un po’ lo meraviglia. Tuttavia è e resta quello di sempre, un comico, capace di far ridere e che punta tutto sulla satira.

Satira e politica, o solo satira?

“Un comico che fa satira è quello e basta. O meglio un vero satiro non fa il politico, ne parla ma non ne viene contaminato. La satira è una cosa seria”.

Quale dunque la sua funzione?

“Esortare il pubblico a non rimanere fermo a quello che si ascolta. Una sorta di scappatoia dalla realtà, senza però perderla. Senza addormentarsi come in Matrix pensando di vivere una vita vera, quando non lo è. Io cerco di stimolare il pubblico per farlo riflettere sulla realtà: quello che è vero è vero perché lo è o perché qualcuno ci ha detto di considerarlo tale?”

Stasera porterà in scena Eloquio di un perdente, il precedente spettacolo si chiamava “Per quello che vale”…

“Vede, sono entrambi spettacoli in cui io tendo a ribadire quello che sono o quello che non sono. Nel monologo dello scorso anno lo spirito era un po’ quello di dire “avete ascoltato la battuta… per quello che vale”. La scelta poi era differente. Le spiego il titolo dello spettacolo che porto in scena quest’anno: l’eloquio è l’eccellenza, il perdente è il comico quando è fuori dal palco”.

A Fermo è una cosa inedita per lei, abituato a sold out in tutta Italia. Che impressioni ha?

“Inedita è a dir poco. Io nato a Fermo, residente a Fermo, tranne l’anno scorso a villa Vitali, non mi sono mai esibito nella mia città. E dire che quest’amministrazione nemmeno l’ho votata”.

Quali le piazze dove è stato?

“Le più prestigiose italiane, il Brancaccio di Roma in primis, ma poi Milano, Napoli, un po’ ovunque. Siamo sul palco io e il mio microfono. Ad un satiro non serve altro”.

In futuro?

“Intanto guardo al presente. Il mio monologo, fatto di tanti piccoli monologhi, è come un testo unico, uno spettacolo unitario. Un po’ come accade ai musicisti con il cosiddetto concept album. Ma intanto mi godo anche io, come fa il pubblico, quello che al momento per me è il miglior spettacolo, il settimo, quello che Fermo e i fermani, se vorranno, vedranno stasera a teatro. Poi il mio spettacolo può piacere o non piacere, non importa, Giorgio Montanini non cerca l’approvazione del pubblico. O piaccio o no”.

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