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Tra abiti eleganti e orchestra, il vero protagonista dell'Elisir d'Amore è stato il Teatro dell'Aquila

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L’Amministrazione era presente in massa, come sempre unita e compatta con le consigliere per una sera sorridenti e no preoccupate da carte e delibere.

di Raffaele Vitali

FERMO - Il territorio ama il Teatro dell’Aquila. Alla gente non serve l’Elisir d’Amore di Donizetti, anche se l’allestimento di Saverio Marconi ha conquistato tutti. Qualche alto e basso tra i tenori, ma sarà stata anche l'emozione, soprattutto per il giovane elpidiense Giusti, ascoltando gli esperti sparsi sui palchi, che deve ancora crescere per poter interpretare Nemorino, una parte complessa e brillante. “Ma si farà” dicono tutti e il premio ricevuto da Domingo pochi mesi fa è la prova che il suo futuro sarà roseo.

Per una volta, però, i protagonisti, molto applaudito il dottor Dulcamore, non erano sul palco e neppure nel cortile interno dove sfilavano coppie, donne in tubini neri e uomini incravattati. Il vero protagonista, come e più di sempre, è stato il teatro dell’Aquila. Tirato a lucido in ogni angolo, con il colpo di classe dell’assessore Francesco Trasatti, senza dubbio il più elegante tra gli ospiti della festa, delle vetrate della balaustra che celebrano il ventennale.

Vent’anni dal restauro e dalla riapertura, vent’anni in cui i sindaci hanno investito tempo e soldi. Vent’anni di un matrimonio tra Fermo e la cultura che Fedeli, Di Ruscio e Calcinaro hanno celebrato tagliando una enorme torta. Mancava solo Nella Brambatti tra i sindaci del ventennio e a lei è andato il saluto dei colleghi, raggiunti poi anche da Emiliani.

Il ricco buffet, affidato a Gianni Lamponi, è stato un successo. Finger Food che non creano problemi alle signore e Passerina spumantizzata che correva tra un brindisi e l’altro. Chiacchiere, racconti, commenti rubati sulla gonna e la scollatura del rosso abito di una delle avvenenti spettatrici, di tutto è passato in quell’oretta tra tartine e piccoli primi.

L’Amministrazione era presente in massa, come sempre unita e compatta con le consigliere per una sera sorridenti e no preoccupate da carte e delibere. Non poteva mancare il prefetto Di Lullo, accolta dal sindaco Calcinaro che si è lasciato andare a interviste fiume davanti alle telecamere, non certo per parlar di Donizetti, ma per commentare la ricorrenza del ventennale.

Il teatro è pieno, “abbiamo battuto il record di abbonamenti” sottolinea soddisfatto Trasatti, e ci son anche visite a sorpresa, come quella del sindaco di Ascoli Guido Castelli. “MI ha invitato Calcinaro, non c’ero mai stato. La prima impressione? Questo è davvero il teatro del territorio, si sente che Fermo è capoluogo di tutti”. Parole al miele per chi come l’assessore Trasatti lavora per fare dell’Aquila il riferimento culturale di una provincia piccola ma ricca di passione per il teatro.

Non resta che entrare, dopo aver ammirato l’eleganza signora Livini e l’ingresso del comandante della Capitaneria Petrunelli con la moglie, che si staglia con il suo abito nero in mezzo a imprenditori che amano il teatro e non hanno mai negato il ro appoggio alla città, da Steca a Beleggia passando la Steat di Alessandrini e i sempre fedeli Grilli e Ercoli.

L’impatto, in sala, è subito forte, perché Marconi dietro un elegante sipario ha realizzato una scatola che contiene tutto, ma soprattutto ha messo in primo piano l’orchestra, non più chiusa nella buca davanti al palco, ma protagonista con i suoi ritmi scoppiettanti. E scegliendo di riempire mezzo palco con gli strumenti, non poteva Marconi che aprirsi alla platea, dove passano attori e cantanti, con pezzi di scenografia da cambiare in corsa in un alternarsi di movimenti e acuti.

Funziona l’Elisir d’Amore, non poteva scegliere opera migliore per festeggiare il ventennale. Nessuna tragedia, niente lacrime o malinconiche musiche, ma brio e gioia: buon compleanno Teatro dell’Aquila, la tua festa è appena iniziata. 

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