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Intervista a Natalino Balasso: "Sabato al teatro di Porto San Giorgio vi racconterò il velo che filtra la realtà in cui viviamo"

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Natalino Balasso: "Si deve andare a teatro perché il teatro ha necessità dei viventi, ci si va per sentirsi vivi, è l’unico posto dove tutti devono essere vivi. Il cinema, la televisione, possono esser fatti anche da chi non lo è più".

di Chiara Morini

PORTO SAN GIORGIO – E’ un attore, un comico, uno scrittore; ha lavorato per il cinema, la radio, la televisione ed il teatro; ha interpretato personaggi a Zelig e collaborato con la Gialappa’s Band: è Natalino Balasso, il protagonista del terzo appuntamento della stagione di prosa a Porto San Giorgio. Salirà sul palco del comunale per recitare l’ultimo monologo, che ha scritto lui stesso. Se qualcuno, leggendo il titolo “Velodimaya” pensasse a Schopenhauer, penserebbe bene. E’ lo stesso velodimaya del filosofo tedesco, quella sorta di schermo che sta davanti agli occhi e che ci impedisce di vedere la realtà così com’è.

Balasso, è mai stato nelle Marche, nel Fermano o addirittura proprio a Porto San Giorgio?

Da giovane venivo più spesso per lavoro nelle Marche. Bel territorio, è vicino al mare, rilassa! Nella vostra città ci sono stato a titolo personale, conosco alcune persone.

Due anni fa, presentando il suo spettacolo in occasione della prima, affermò che sono i puffi a proiettare la realtà sul velo di Maya, perché proprio loro?

Io mi sono sempre occupato dei “demoni” che abbiamo dentro. Non volevo spaventare la gente con questo termine, perché vede, io parlo di come noi raccontiamo la realtà vera, filtrata da un velo, lo schermo di cui parlava Schopenhauer (che a volte riprendeva i filosofi indiani).

Balasso, un po’ come per la politica, che la gente percepisce in maniera diversa dalla realtà comune?

Interessante questa domanda, questo suo voler distinguere la politica dalla vita comune. Viene percepito così, ma in verità la vita reale e la politica dovrebbero essere unite, essere un unico mondo. Noi parliamo di leader, di partiti, e quello è gossip. La nostra lettura della realtà è la lettura della politica, un po’ come quando facciamo il tifo per quelli che ci piacciono, e li difendiamo sempre, ad oltranza. La politica riguarda il nostro racconto della realtà e noi la viviamo come viviamo il tifo sportivo. Siamo chiusi ad altre visioni.

Chi sono i puffi e chi è Gargamella allora?

Guardi io non mi focalizzerei troppo su di loro. Di Gargamella mi disinteresso. I puffi sono esserini molto piccoli, come gli gnomi. Potevo parlare di gnomi, ma volevo immagini, esserini simpatici che piacessero a tutti, per parlare di demoni. Guardi che non parlo solo di cose brutte, ma anche di belle. Ovvero di quell’energia che ci spinge a vedere le cose in un certo modo, belle o brutte che siano.

I social, il web e tutti i numeri rappresentano una distorsione della realtà?

Non è che cambino molto le cose rispetto al passato. Prima compravamo i giornali in edicola, poi ne discutevamo. Ora questa discussione è ingigantita. Qui non parliamo di cose finte o vere, perché il finto è ciò che valutiamo falso, la verità non l’affermiamo mai, è una cosa sfocata, quasi irraggiungibile. Perché qualsiasi cosa vediamo, dobbiamo far finta di averla capita, perché ci vergogniamo. Il nostro cervello a volte ci spinge a fare finta che la verità potrebbe non essere la realtà. Nessuno per quanto intelligente sia può capirlo. Nel mio monologo, l’eroe scoprirà che non c’è un solo velo, ma che sono tanti quelli che noi ci

Perché la gente dovrebbe venire a teatro?

Si deve andare a teatro perché il teatro ha necessità dei viventi, ci si va per sentirsi vivi, è l’unico posto dove tutti devono essere vivi. Il cinema, la televisione, possono esser fatti anche da chi non lo è più. Nessuna etichetta “teatrale” alla mia carriera però, perché sono contrario a queste cose. Un artista non deve precludersi nessuna cosa, nulla; noi usiamo le categorie per inquadrare la realtà, ma una sola non serve. Lei ad esempio è una giornalista, ma sicuramente è anche qualcos’altro. L’artista per me è un curioso cui piace scrivere e rappresentare.

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