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Il Misantropo Scarpati porta Molière a Fermo. 'Impossibile resistere al Teatro dell'Aquila'

scarpati

Moliere l’ha voluto con forza la regista: “Dopo il successo della ‘Giornata Particolare’ con Giulio e Valeria volevamo un testo che abbinasse i due attori principali con la giovane compagnia dedicata a Melina Balsamo

di Raffaele VItali

FERMO – Impossibile resistere al fascino del Teatro dell’Aquila, anche se ti chiami Giulio Scarpati e di palcoscenici ne hai calcati a centinaia, oltre ad aver conquistato le televisioni delle case di milioni di italiani. Due anni fa il primo incontro tra Fermo e la regista Nora Venturini, che torna di nuovo con il Misantropo di Moliere. Una prima nazionale che vule essere il volano per un cammino pieno di successi e applausi. “Noi cerchiamo di aprire il teatro alle residenze. La risposta del botteghino premia la scelta. E non è un dettaglio” sottolinea l’assessore Francesco Trasatti che con la Venturini ha ormai un canale privilegiato tanto che domani pomeriggio alla Rolina verrà presentato anche il suo libro.

Soddisfatto Gilberto Santini, anima dell’Amat: “Una bella compagnia che rende il Misantropo ancora più speciale. Scarpati è Alceste, Solarino è una compagnia che unisce più generazioni”. Per Scarpati, in arte Alceste, la prima volta con Moliere. Per Valeria Solarino, l’altra big in scena, una sfida complessa con Celime, la bella e leggera donna amata dal protagonista.

Moliere l’ha voluto con forza la regista: “Dopo il successo della ‘Giornata Particolare’ con Giulio e Valeria volevamo un testo che abbinasse i due attori principali con la giovane compagnia dedicata a Melina Balsamo. Volevo affrontare un classico, ma con una modernità al suo interno”. Alceste e Celimene sono due figure moderne, che affrontano il rapporto tra uomo e donna. Una garanzia Scarpati e la Solarino, ormai coppia scenica, che questa volta hanno un’aggiunta di livello con loro sul palco, lo ‘straniero’ Blas Roca Rey a fungere da Filinto. “Alceste è un intellettuale non integrato che nella storia è abbinato a Celimene, che se Moliere scrivesse oggi la dipingerebbe come una influencer. Figure diverse, difficili da abbinare, ma che si attraggono” prosegue la regista.

C’è molto teatro, anche nella scenografia, che è un piccolo teatrino nel teatro, “visto che il salotto di Celimene è un palcoscenico in sé, che Alceste detesta e infatti ne sale e scende in continuazione”. Giulio Scarpati è il solitario che si innamora: “Un bel corpo a corpo il mio con Alceste. Il suo criticare la società, l’attaccare ogni compiacenza, il vivere con l’indignazione mi stimola. Oggi sarebbe impazzito. E forse anche per questo si innamora di una persona così distante da lui, prototipo di quella società che contesta”. Far passare la passione che mette in discussione il suo essere è stata la sfida per Scarpati: “Un personaggio assoluto, che mi fa dire: chi si indigna oggi è come Alceste o deve stare in silenzio”.

Un vivere tra le contraddizioni che ha in Valerio Solarino, una Chiara Ferragni ante litteram dotata di grande intelligenza, il perfetto alter ego: “Non solo bella, ma acuta e sagace” ribadisce Nora. “Non facile interpretarla, istintivamente mi sento più vicina ad Alceste. Ma sto capendo quanto sia divertente vivere con superficialità. La giustifico per il fatto che dietro al bisogno di piacere a tutti c’è una grande insicurezza. Trovando questa chiave, ho capito come viverla. Sempre più c’è bisogno di avere i riflettori puntati, non va mai dimenticato”.

Per fortuna c’è l’amico, che ricorda che non si può dire sempre quello che si pensa: “Incarno l’arte del compromesso non insozzato dalla bassezza, ma quello necessario. Non significa vendersi al primo venuto, tanto che non nego appoggio e vicinanza di idee ad Alceste. Non sono avvezzo ai classici, ho fatto un Goldoni e uno Shakespeare, ma quando mi confronto con questo testo sento il peso leggero della recitazione in cui nessuna parola è messa a caso” aggiunge Blas, alias Filinto. I giovani, seduti alle spalle dei big, parlano dell’esperienza con Moliere e con Nora Venturini: “Un’unione umana che ritorna in questo spettacolo. Ognuno di noi ha una sfida con personaggi molto caratterizzanti”.

Per tutti, infine, l’unanime giudizio su Fermo: “Il teatro è bellissimo, ci permette una scenografia unica. È un teatro caldo, in tutti i sensi sia per l’affetto, sia per le prove che si fanno bene. Stiamo molto bene, gli ultimi giorni di allestimento sono fondamentali, riusciamo a stare qui dentro chiusi. Un luogo come Fermo è di grande ispirazione”. Tanti motivi per tornare a cui si aggiunge il dettaglio: “L’assessore Trasatti che ci ha chiamato con grande anticipo. Due anni fa passammo con una delle prime repliche e ci trovammo bene, la possibilità non potevamo perderla”. E se qualcuno avesse ancora dubbi sul peso dell’Aquila, Santini lo cancella: “Un teatro desiderato dagli artisti, un luogo ideale. Ormai chi viene nelle Marche chiede sempre di fare tappa a Fermo”. Appuntamento sabato sera e domenica pomeriggio per un Misantropo tutto da vivere.

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