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Eventi

Buon compleanno hotel Astoria: 60anni tra Mina, Dalida e imprenditori. Tassotti: "Il futuro? Vogliamo la quarta stella"

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“Questo non è solo un albergo, è un luogo socialmente rilevante. Qui le persone devono venire, e non solo vogliono. Ci sono imprenditori, ci sono persone che a Fermo fanno business, c’è chi ha bisogno dell’ospedale o del tribunale". Una mostra ripercorre i 60 anni.

di Raffaele Vitali

FERMO – “Rileggendo e sfogliando i libroni delle firme degli ospiti, molte volte ho trovato compagnie teatrali, artisti, politici. La storia esce da quelle pagine”. Bibi Iacopini è l’uomo a cui la proprietà dell’Hotel Astoria ha affidato il compito di ricostruire sessant’anni di attività. Dalida, Caterina Caselli, Cocciante e Mina tra i tanti nomi che hanno alloggiato nelle stanze dell’Astoria. “Nel cuore mi è entrato Dario Fo, che ha alloggiato qui per 15 giorni e ha vissuto l’albergo e noi tutto il giorno passando dal palco del teatro alla camera” spiega il titolare.

I 60 anni dell’Astoria corrispondono con i 60 anni di Guido Tassotti, il proprietario. “Partiamo quindi da questo numero” sorride Iacopini, che ha a sua volta tagliato il traguardo delle sessanta candeline. I lavori sono iniziati nel 1957, “era considerata una struttura splendida”. Poi nel tempo qualcuno parlava di obbrobri. “Ma tutto va sempre contestualizzato e bisogna tornare indietro di 60anni. All’epoca per la città era un passo nella modernità”.

Tutto questo ci sarà nella mostra: “Abbiamo recuperato fotografie della costruzione con un operaio che è all’apice della struttura su un tubo che si fa fotografare. Era il simbolo della gioia per la realizzazione” spiega Tassotti affiancato dalla moglie Tiziana. Oggi l’Astoria è l’unico albergo del centro storico, è un verso servizio per la città oltre che un’attività privata.

“Noi cerchiamo sempre di far partire nuove attività mentre oggi diamo merito a chi eroicamente fa un servizio ai turisti e al turismo di Fermo. Che in questo luogo trovano la storia della città e anche della cucina, visto che c’è un ristorante di alto livello” sottolinea l’assessore al Commercio del comune Mauro Torresi.

Eroicamente è la parola che piace a Tassotti. “Questo non è solo un albergo, è un luogo socialmente rilevante. Qui le persone devono venire, e non solo vogliono. Ci sono imprenditori, ci sono persone che a Fermo fanno business, c’è chi ha bisogno dell’ospedale o del tribunale. Numericamente i lavoratori sono la prima risorsa dell’Astoria. Per questo parlo di risposta sociale”. Tassotti torna sul ‘pugno in un occhio’: “Magari è vero, ma non dimentichiamo la sua importanza e quello che rappresentava all’epoca”.

L’inaugurazione avvenne nell’ottobre del 1958 con il senatore Tupini, “ma abbiamo testimonianze che l’apertura sia avvenuta prima dell’estate. Manca solo la documentazione scritta”. Una mostra, all’ingresso dell’albergo, ripercorrerà la storia di un albergo che da trent’anni è nelle mani di Tassotti. “Abbiamo fatto lunghe ricerche da quando siamo arrivati c’erano cinque gestioni diverse per ogni servizio. Gli unici clienti erano un trans e una prostituta: iniziò la rivoluzione”.

In 24 ore l’imprenditore ha trasferito da Porto San Giorgio, dove gestiva un’altra struttura, a Fermo il personale. E in pochi mesi l’albergo è decollato. “Poi è iniziato un lungo lavoro di sistemazione, dove pagavamo i muratori facendoli mangiare con noi. Oggi posso dire che sono soddisfatto, credo di avere raggiunto il 70% dell’albergo che vorrei”. Vorrebbe un nuovo esterno e portare a compimento un piano che è allo stato grezzo, con otto potenziali nuove camere. “Poi c’è il sogno, una Spa, ma vedremo intanto abbiamo preso parte al bando regionale per la riqualificazione alberghiera anche con la speranza di fare il salto di categoria da tre a quattro stelle”.

Domenica grande festa con un open day con camere, suite, attrezzature e sale aperte: “Noi vogliamo che Fermo ci sia vicina. Noi vogliamo essere l’hotel e il ristorante, siamo gli unici con questa dicitura, di Fermo”. Oggi è l’unico albergo conun nome importante, visto che Astoria è il nome tipico degli hotel, da New York a Londra, ma essere il solo non è motivo di gioia: “Tanti anni fa, ben prima del mio arrivo, i due alberghi migliori delle Marche stavano entrambi a Fermo. I fermani non se ne sono mai accorti. Casina e Astoria erano al top dell’epoca. Poi sono state sorpassate, ma noi restiamo un riferimento avendo scelto la clientela commerciale. Per questo, mi auguro la riapertura della Casina delle rose. Più alberghi fanno crescere anche noi. I B&B e gli agriturismi non permettono un progetto di marketing e immagine della città. È un’altra utenza. Noi avremmo bisogno della Casina e altre strutture alberghiere aperte per accrescere la vocazione turistica. Ma sappiamo bene che investire negli alberghi richiede più che eroismo della follia”.

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