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E' nata Tipicità 4.0, il festival che non ha più confini se non quelli del gusto e del made in Marche

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Entrando Pesaro, le novità non potevano mancare, visto che dentro Tipicità come ente arrivano la comunità montana del Catria e Nerone, “siamo impegnati nella creazione di una comunicazione comune territoriale di promozione” oltre al comune di Civitanova Marche.

di Raffaele Vitali

PESARO – Tipicità corre a ritmo di musica. La 26esima edizione sceglie Pesaro come punto di partenza in vista della tre giorni (3-5 marzo) che riempirà i padiglioni del Fermo Forum. Pesaro, che festeggia i 150anni di Rossini, dà il la al festival del Made in Marche. Una regione che diventerà il cantiere d’Europa

I posti per gli espositori sono sold out” anticipa Marco Ardemagni, la voce di Radio 2. Non c’è il sindaco Matteo Ricci, convocato al Ministero della cultura, ma c‘è Italo Barbanti, presidente commissione Cultura: “Speriamo di essere all’altezza di questa iniziativa. Una vetrina per le aziende, per chi produce, ma soprattutto per il territorio. Che vuole dare la sua immagine migliore dopo il terremoto. Legare enogastronomia e musica è facile. Rossini era un cultore della gastronomia e usava prodotti culinari per creare. Rossini – racconta conquistando tuti con gli aneddoti Barbanti - pianse tre volte: per la presentazione della sua prima opera; la seconda quando ha ascoltato Paganini; la terza durante una gita in barca, stava per mangiare un piatto di tacchino con il tartufo quando un marinaio inciampando gli fece cadere il piatto in mare”.

Entrando Pesaro, le novità non potevano mancare, visto che dentro Tipicità come ente arrivano la comunità montana del Catria e Nerone, “siamo impegnati nella creazione di una comunicazione comune territoriale di promozione” oltre al comune di Civitanova Marche. “Nell’anno del cibo, Tipicità entra alla perfezione, visto che da anni unisce cultura del cibo a identità del paesaggio” sottolinea Angelo Serri, direttore del Festival. La grande novità è il brain storming collettivo sul marketing del vino, il Wine Hackathon. Poi ci sono i personaggi: Emma D’Aquino e tanti chef, che si alterneranno nell’Accademia con la sua cucina a vista. Chicco Cerea, uno degli otto tre stellati in Italia. E poi ci sarà la presidente dei cuochi degli Emirati Arabi. “C’è una ricerca continua di mettere in collegamento i nostri produttori con realtà emergenti e importanti”. L’obiettivo è diventare un vero crocevia delle qualità. “Siamo un laboratorio, un pensatoio e per questo abbiamo coinvolto le università. Ci sono cento eventi, di ogni tipologia e con un focus sulla tecnologia con la Politecnica delle Marche, sulla Cina con l’università di Macerata e di bio materiali con l’Unicam”. Vuole essere un luogo di confronto il Fermo Forum: “Tanti stranieri, dalla Russia al Kazakistan, dagli Emirati alla Cina e gli Usa, oltre a tante realtà italiane lontane dalle Marche: 20 in totale le delegazioni” conclude Angelo Serri.

Paolo Calcinaro, sindaco di Fermo, è soddisfatto, sorride contento: “Sono emozionato, essere a Pesaro è la riprova che siamo diventati un brand regionale. Usciamo dalle mura dei nostri borghi. Tipicità è nato per essere condiviso con tutta la regione. Lo ha fatto con il Gran Tour delle Marche, poi con Tipicità in Blu e oggi con il coinvolgimento diretto di una grande città come Pesaro”. Un quadro che il sindaco Calcinaro attendeva: “So che così porto fuori anche un pezzo della mia Fermo. Ci apriamo e ci arricchiamo”.

Arricchirsi magari anche con la banca. Ubi è vent’anni che supporta Tipicità: “Siamo partiti come sponsorizzazione, poi siamo diventati partnership. Ci abbiamo visto il network per portare avanti elementi di sviluppo territoriale in cui crediamo. Due i concetti: Tipicità come brand ombrello che rappresenta la regione. Da fiera di fermo, siamo arrivati a coinvolgere ogni angolo, da Ascoli a Pesaro, che è elemento trainante delle marche, non la base dell’Emilia Romagna” spiega Nunzio Tartaglia, dal 2009 marchigiano e oggi responsabile Ubi Centro Sud. “Stiamo superando ‘le marche regione al plurale’. Parliamo di una regione con 1,5 milioni di abitanti, in cui l’ulteriore segmentazione non può essere un punto di forza. Con Angelo Serri e Alberto Monachesi abbiamo cercato di spingere puntando su un allargamento regionale. Forse anche la crisi ha influito, ma oggi siamo di fronte a un territorio che ragiona su base complessiva. Dirlo qualche anno fa era quasi un’eresia, una offesa”. Arriva poi il secondo concetto: “Gli americani parlano di PPP, Public private public partnership. Non basta più un singolo soggetto per crescere, la possibilità ha bisogno di una rete. Se andate negli Usa, l’integrazione tra attività governative, private e accademiche che diventano un tutt’uno. Trovo che Tipicità sia un laboratorio da questo punto di vista. “E ora puntiamo gli Usa, oltre che gli Emirati e la Russia: Tipicità è molto lontana dal suo punto di arrivo” ribadisce Tartaglia.

Piace la connessione con le università. E quindi non poteva mancare Sauro Longhi, Rettore Politecnica delle Marche: “Noi racconteremo la cultura dei luoghi che va oltre quella del cibo perché fatta di cibo, relazioni e territori”. Scaccia le ombre calate sulle città il rettore: “Le ombre non mancano mai dentro la complessità delle società. Non sono valori che esprimiamo le ombre ei colori che vengono abbinati per Macerata e Fermo: non ci appartengono. Non sono colori e culture di questi luoghi, perché le Marche è plurale anche nella solidarietà. Terra di mezzadri, di artigiani e dove la solidarietà, il senso di appartenenza, la capacità di aiutarsi e mettersi insieme è stato il Dna e l’essenza di questa società. quello che accade e ci prova aa tingere con colori, non ci appartengono. E lo dico dall’università, luogo di cittadinanza globale. Questa è l’università e queste sono le Marche”. È convincente Longhi: “I territori danno valore alle produzioni, ma anche alla cultura che rende persone”. La Politecnica porterà robot e tecnologia: “Scommettiamo sul futuro, magari si arriverà a raccogliere le olive acino dopo acino, come l’uva. Non sarebbe economicamente vantaggioso, ma tecnicamente fattibile. Non è il possibile della quotidianità, ma ve lo mostreremo”.

Da dieci anni al fianco di Serri e Monachesi, e del comune di Fermo, c’è la Camera di commercio: “La crescita è costante. Siamo partiti da piccoli prodotti di alta qualità che nascono nelle Marche e che mai avrebbero potuto diventare prodotti da mercato e che invece Tipicità ha connesso con il mondo. Vorrei che domani si raccontasse che ci sono imprenditori che ci provano ogni giorno, e portano fuori dal territorio i loro prodotti. Questo va celebrato, dai giornali e dalla politica” ribadisce Graziano Di battista, presidente della Camera di Commercio di Fermo.

L’Anci ci ha creduto e un anno fa, dopo il sisma, ha deciso di puntare con ancora più forza su Tipicità: ”Il 2017 è stato l’anno della ripartenza, ma è lontana dal compiersi. Per cui credo che ogni anno serva ricordarlo. Servono sponsor e istituzioni per raggiungere gli obiettivi, ma poi se non sono i sindaci a metterci la faccia, a fare il possibile per ridare il sorriso alle Marche non si possono raggiungere gli obiettivi sperati” sono le parole di Goffredo Brandoni, vicepresidente Anci Marche. E da quest'anno biglietteria online con il servizio creato dall'azienda di Sandro Coltrinari, fermano doc che guarda oltre i Sibillini con i tanti giovani che lavorano al suo fianco. Chicca finale, dodici incontri con autori organizzato da Giaconi che porta in scena i blogger autori di libri nelle Marche come Nadia Stacchiotti, Silvia Alessandrini e il Tripponario. "Tutto questo ci sarà a Tipicità. Dalle giornate di Fermo arriverà un messaggio di positività e di voglia di fare del mondo marchigiano, ma con un occhio nazionale e internaizonale Pesaro" conclude l'assessore alla Bellezza di Pesaro Daniele Vimini stringendo la mano a Calcinaro, sancendo così la nascita di un nuovo asse nel segno di Rossini e del buon gusto. 

@raffaelevitali

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