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Roma o Milano? La mostra dell'estate su Licini è a M.V.Corrado: 16 opere inedite e una verde Amalassunta

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Daniela Simoni: “Abbiamo selezionato una serie di opere significative del percorso artistico. Opere poco esposte, ci sono anche degli inediti, soprattutto tra i disegni. Opere che hanno un significato all’interno del percorso liciniano".

di Raffaele Vitali

MONTE VIDON CORRADO – Se ti giri speri di vederlo lì, dietro l’angolo, affacciato alla finestra che dà sulla natura, che gli permetteva di ammirare i Sibillini, di sognare la una, di immaginare angeli e demoni. Invece non c’è, ma ci sono le sue opere, molte e inedite, che fino al 5 novembre possono essere ammirate nella sua casa museo. Osvaldo Licini è il protagonista dell’esatte fermana, in attesa del ritorno del Rubens a Fermo, e lo è con disegni e dipinti. Un abbinamento, quello curato da Daniela Simoni, che permette (fino al 5 novembre, ndr) al turista, al fermano, al curioso, di capire anche come nasce un capolavoro.

Non è una grande esposizione, ma è ricca e unica nel suo genere. E questo è stato possibile grazie a Silvia Poli Licini e Lorenzo Licini, eredi di Osvaldo, arrivati a Monte Vidon Corrado con opere conservate nelle loro case o prestate da privati. “È grazie a loro che riusciamo a realizzare qualcosa di così bello. Non pensavamo di riuscirci. Da febbraio stavamo lavorando a un altro progetto (una mostra sulle opere morte degli anni ’20), non credevo più di riuscire di avere questa mostra. E invece, nonostante il terremoto, nonostante i problemi che condividiamo con i nostri cittadini e i vicini, ce l’abbiamo fatta” spiega il sindaco che ama investire in cultura, Giuseppe Forti.

Un evento espositivo che va oltre la classica mostra, perché si studia il mondo liciniano. “Lavorare per la cultura e la valorizzazione di realtà come quella di Licini può essere fatta anche qui, non solo a Milano, Venezia e Roma. Questa esposizione ne è la dimostrazione”. Il sindaco parla agli appassionati e ai cultori. “Chi sceglie di arrivare in questo territorio lo fa in modo intenzionale. Non esiste solo il turismo di massa: paesaggio, enogastronomia e patrimonio culturale sono le realtà che attirano i turisti. Dobbiamo ricordarcelo”. Il territorio come luogo di unione della società: “Il Fermano non è solo costa e grandi palazzi. Quindi fermiamo la desertificazione, l’avanzata del deserto dei tartari, con la cultura”.

La mostra e il quaderno sono stati curati da Daniela Simoni, affiancata dalla visual designer Monica Alba. “Chiediamo attenzione in Regione, soprattutto a chi si occupa di cultura. Forse le risorse vanno gestite meglio” ribadisce Giuseppe Forti chiedendo un contributo per l’acquisto del quaderno liciniano. “L’arte è lavoro, sacrificio e impegno. Chi arriva a Monte Vidon Corrado conferma il pensiero di Licini, che scelse questo luogo per vivere” aggiunge la curatrice Daniela Simoni. “Parliamo di opere rimaste nello studio dell’artista fino alla morte del pittore”.

LA MOSTRA

La sala espositiva, nelle cantine della casa, non è grande, ma l’allestimento è impeccabile. Sedici opere, otto quadri e otto disegni. L’opera che apre il percorso espositivo, “che valorizza bene ogni opera grazie al supporto di Piero Principi”, è un dipinto del periodo figurativo. Ed è uno dei quattro ritratti di Nella fatti tra il 1926 e 1927. Un’opera poi scelta da Licini per rappresentarlo nella mostra del 900 italiano che si tenne a Stoccolma nel 1931.

Altra chicca è la piccola teca con pennelli e colori che ricostruiscono l’immagine dello studio di Licini e quella col catalogo dell’esposizione svedese, perfettamente conservato, davanti a cui a lungo si ferma il professor Giustozzi. Dopo aver ammirato Nella, unico quadro verticale dell’esposizione, inizia il cammino nelal vita di Licini, tra il 1926 e il 1956, che ripercorre il lavoro di un pittore che dipingeva per sé e non per i galleristi. “Per Licini la pittura era ricerca, lavoro intellettuale” ribadisce la Simoni.

“Abbiamo selezionato una serie di opere significative del percorso artistico. Opere poco esposte, ci sono anche degli inediti, soprattutto tra i disegni. Opere che hanno un significato all’interno del percorso liciniano. Opere immaginate nello studio di Osvaldo, come fossero una campionatura”. E si va dal lapis alla tela, perché la mostra offre il rapporto tra il disegno e la pittura, due elementi nel maestro contigui.

“Opera e disegno offrono un viaggio all’interno dei palinsesti che sono le opere. Ci permette di vedere i suoi voli, la sua incontentabilità” aggiunge la Simoni. “Abbiamo inserito un’opera figurativa, il personaggio, l’angelo ribelle, le croci viventi, la figura pugno-piede, i missili, tutti soggetti liciniani rappresentati con iconografie uniche”. Il tutto riassunto nel manifesto dell’esposizione ‘Nello studio di Osvaldo’ dove l’Amalassunta è mostrata con un profilo enigmatico con un morbido busto delineato con i seni che poggiano sugli amati Sibillini. “Licini dipingeva il paesaggio di Monte Vidon Corrado. E in questa Amalassunta è riprodotto nelal sua interezza”. Un quadro che dalla Biennale del 1986 non è più stato esposto. Come mai è stato esposto il dipinto alle croci viventi: “Fino a qualche giorno fa era una tela arrotolata a casa di Lorenzo Licini”. Una mostra che è momento di riflessione e ricerca miste all’ammirazione, fattori che la rendono adeguata a un centro studi e casa museo, ma al contempo, con quell’angelo ribelle su fondo verde, alla portata di tutti.