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Eventi

Il 2016 in cinque foto: un pezzo di ognuna vivrà nel nuovo anno

foto2016 raf web

Terremoto tra Protezione civile e Della Valle, omicidio Emmanuel, vendita della Solgas, Micam: un anno difficile con qualche speranza.

di Raffaele Vitali

FERMO – Difficile riassumere un anno in poche righe. Ci sono stati molti top, ma anche dei fragorosi flop in questo 2016 che inevitabilmente è stato segnato da due eventi. A dire il vero l’omicidio di Emmanuel prima e il terremoto poi hanno caratterizzato la seconda parte dell’anno. Prima, tra un cantiere e l’altro, tra un sold out a teatro e una fila per vedere il quadro del Rubens, anche del buono è passato sotto i ponti fermani. Abbiamo scelto cinque immagini per descrivere un anno che in pochi, se non fosse per i colpi messi a segno dal comune di Fermo, ricorderanno con il sorriso.

La prima foto (agosto), che abbiamo deciso di mettere al centro è quella di Francesco Lusek, il risk manager alla guida della Protezione Civile di Fermo. La sua figura, con dietro una delle case crollate di Pescara del Tronto, è il simbolo di chi fin dal primo giorno, ma sarebbe meglio dire dalle prime ore dopo la scossa, è entrato ina zione. Sacrificando tempo, mente e corpo per cercare di salvare vite umane e recuperare beni preziosi. La squadra di Fermo è dotata di sonde speciali che rilevano la presenza di persone ancora vive sotto le macerie, ma è anche quella che è stata in grado di lavorare senza sosta per decine di ore consecutive. È quella che dai Sibillini si è spostata a Fermo, a sostenere una città ferita, senza mai tirarsi indietro quando c’era da aiutare Amandola o gli sfollati. Simbolo, assieme agli altri Gruppi provinciali, di chi non indietreggia, di chi dà tutto per il bene dell’altro sapendo che solo insieme si ricostruisce e quindi si torna alla serenità.

Seconda foto (novembre) è quella di Diego e Andrea Della Valle ad Arquata coni giovani e il sindaco Aleandro Petrucci. Della Valle come e più di altri imprenditori, la fila è lunga anche nel solo fermano, che hanno deciso di ridare al territorio quanto avuto negli anni. Chi ha donato centinaia di migliaia di euro, chi generi di prima necessità, chi container. Mister Tod’s ha fatto di più, o meglio farà di più: costruisce una fabbrica ad Arquata. Perché se non c’è lavoro, non c’è futuro per il territorio e soprattutto peri giovani, gli unici che possono non far spegnere l’anima di borghi antichi.

Terza foto (luglio) è Chinyere, la vedova di Emmanuel, nel giorno della veglia fuori dal seminario di Fermo. Una vicenda spartiacque che ha messo in luce il razzismo dormiente che vive anche nelle città che da sempre dimostrano la propria accoglienza. Emmanuel è morto, Amedeo Mancini è in attesa del processo dopo aver chiesto il patteggiamento a poco più di 4 anni di pena. Ma in città resta ancora la divisione tra i tifosi dei diritti del nero e di quelli del bianco, come se fossero due mondi diversi. Ma Fermo è anche quella che integra grazie a progetti che funzionano e grazie ora a un Comune che porta i profughi, i richiedenti asilo, nelle scuole per far capire che dietro parole e racconti ci sono persone vere, volti.

Quarta foto (aprile) è la firma della vendita del 49% della Solgas, la società del gas di Fermo. Il ‘colpo grosso’ dell’amministrazione guidata da Paolo Calcinaro, che è seguita a quello fatto da P.S.Giorgio con la vendita della quota della Sangiorgio Energie. Il simbolo di una buona politica che sa unire il privato al pubblico tenendo al centro della visione i cittadini. Il Comune ha incassato 5milioni e 112mila euro, merito della perfetta gestione di Filippo Ercoli. Soldi destinati agli investimenti che hanno permesso a Fermo di iniziare a cambiare faccia. Piazza dante, lavori pubblici, ponte sull’Ete e via dicendo. Un incasso che è stato un esempio per tanti comuni troppo spesso dubbiosi sul mettere in vendita il proprio patrimonio, incapaci di comprendere che tra mutui bloccati e tagli governativi il privato deve diventare un partner. Mantenendo però il bastone del comando in casa pubblica.

Quinta e ultima foto (febbraio e ottobre) è uno dei corridoi del Micam, la più importante fiera calzaturiera a livello mondiale. Montano o smontano? Ognuno può leggerla come vuole l’immagine, proprio come accade per il settore principe del distretto fermano-maceratese. Perché in pochi lo ricordano, ma se non riprendono a camminare le scarpe è destinato a restare azzoppato tutto il sistema economico fermano e in parte regionale. Il crollo della Russia ha messo in difficoltà colossi del settore e i mercati alternativi, dall’Arabia agli Stati Uniti, sono ancora una chimera per pochi. E poi c’è l’Europa, quella degli attentati terroristici che paralizzano il turismo, rendendo insicuro il viaggiare e quindi l’acquistare. Per un mondo abituato a vivere nel lusso, il 2016, come in realtà l’anno precedente, è stato un incubo. Le sanzioni alla Russia di Putin sono una zavorra, il percorso europeo per il made in Italy resta una battaglia persa, il commercio elettronico, per tanti la soluzione, un possibile nemico in casa propria. Ma alla fine le scarpe non possono fare a meno dei padiglioni della fiera di Milano, quelli che tutti attendono di vedere a febbraio rinnovati, lucenti, attraenti. Perché questo chiede la moda, chiede eleganza, chiede novità. Quella che il distretto non produce più, affossata su modelli sempre più uguali, su prodotti che non seguono il passo dei tempi, su un sistema che punta sul reshoring senza avere le risorse per poterselo permettere.

Cinque scatti, cinque mondi diversi, cinque immagini da mettere dentro un cassetto, sapendo che il 2017 si porterà dietro un pezzo di ognuna di loro. 

@raffaelevitali

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