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"Infermieri, primi ad arrivare ultimi ad andare via. Anche col terremoto". 5 donne modello per i neo laureati di Fermo

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Il rettore Sauro Longhi: “Oggi noi vi diamo la possibilità di conoscere chi opera sul territorio per aiutare gli altri. Oggi uniamo giovani laureati con chi può testimoniare il valore di una professione, chi non si è fermato di fronte a muri che crollano e paura per le scosse di terremoto”.

di Raffaele Vitali

FERMO – Non è da tutti laurearsi all’interno di uno dei più bei teatri d’Italia. Lo è stato per i nuovi infermieri dell’Università Politecnica delle Marche con sede del corso a Fermo. Il rettore Sauro Longhi ha scelto di portare i laureati dentro la città, lo ha fatto con gli ingegneri gestionali in piazza del Popolo e bissa oggi al teatro dell’Aquila davanti al prefetto Di Lullo. “Sognavo di salire su un palco del teatro e quindi non potevo che scegliere questo luogo”.

Inizia con un sorriso Longhi: “Oggi noi vi diamo la possibilità di conoscere chi opera sul territorio per aiutare gli altri. Oggi uniamo giovani laureati con chi può testimoniare il valore di una professione, chi non si è fermato di fronte a muri che crollano e paura per le scosse di terremoto”. Merito al sindaco Paolo Calcinaro, e al vice Francesco Trasatti, che ha voluto questo evento. “Come sindaco vi ringrazio per quello che portate a Fermo. Oggi è un inizio”.

Nuovi laureati con un esempio da seguire: “Imparate dai nostri infermieri e da quello che hanno saputo fare dopo il terribile terremoto del 24 agosto” sottolinea Adoriano Santarelli, direttore del corso di laurea in Scienze Infermieristiche. “Quella notte nel Fermano tutto è andato bene e siamo riusciti ad evacuare l’ospedale di Amandola riorganizzando poi i servizi. Questo perché ognuno ha fatto il suo compito. Dalla direzione medico ospedaliera ai vigili del fuoco, dalla protezione civile ai nostri infermieri”. E dagli infermieri si parte per creare una sana emulazione.

Non dimenticheranno mai cinque infermiere quelle 3.36, il boato, il rumore delle pareti che cedevano, la nuvola di polvere, le mensole che cadevano, il muro crollato sull’ambulanza e le richieste di aiuto che voleva scendere dal letto ma non era in grado. Quell’attimo in cui le scrivanie sono diventate il punto di sicurezza anche per loro, per pochi attimi. Quando poi il loro essere infermieri ha avuto il sopravvento e tutti hanno pensato ai malati. Tre colleghe che dopo essersi fatto forza hanno ripreso a girare per il reparto dove calcinacci stavano anche sopra i letti dei pazienti.

“Ci siamo subito attivate. E poi dopo poco è arrivato il medico di guardia e abbiamo cominciato a chiamare vigili del fuoco, carabinieri e cercato di pianificare l’evacuazione. “Nel mentre dovevamo cercare di capire come stavano anche le nostre famiglie. Ma senza perdere tempo ci siamo divisi i compiti: valutare le condizioni dei più gravi, contare tutti i pazienti, capire dove mettere in sicurezza le persone e le attrezzature. Avevano di fronte 40 pazienti, molti allettati”. Così hanno cominciato a portarli fuori, aiutati da tutti i medici, i volontari, le badanti. “Faro avendo davanti crepe e muri crollati non ci ha fermato. Neppure la seconda scossa ci è riuscita”.

Ripartono da qui i nuovi infermieri, da chi ha un posto di lavoro e lo valorizza pensando prima agli altri che a se stesso. Anche questo è essere un infermiere, tassello fondamentale per creare “un mondo migliore” come racconta Vasco nella canzone scelta come base per il video che ha raccontato quella lunga notte e il lavoro di chi c’era e non se ne è andato prima di avere fatto il possibile per chi stava male. “Vorrei che gli ospedale siano posti sicuri e non le prime cose che vengono giù” è l’auspicio finale che il direttore dell’Area vasta Licio Livini ha già fatto suo progettando il nuovo ospedale di Amandola, più sicuro e più ricco di servizi. “Ne sono certo, sono circondato da persone serie” ribadisce il sindaco di amandola Adolfo Marinangeli. Poi, per il resto, #noicisiamosempre conclude il direttore Santarelli lanciando un hastag pieno di speranza.

Non è voluta mancare la vicepresidente nazionale Ipasvi: “Sono onorata di essere qui oggi, mi ha reso l’orgoglio di appartenere alla professione infermieristica. Si parla di competenza, umanità, aiuto. Noi siamo una professione di servizio e mole volte il nostro lavoro passa sotto silenzio, come se tutto fosse dovuto e normale. Non è così. Noi ci portiamo a casa problemi e preoccupazioni, ma torniamo anche a casa convinti di avere fatto tutto quello che potevamo. Spero che questo evento, per quanto drammatico, abbia insegnato qualcosa a tutti: speriamo che chi deve creare strutture più sicure oggi lo capisca”.

Anche perché ad Amandola è difficile lavorare nelle condizioni attuali, come ribadisce Antonella Trasatti, che ad Amandola continua a lavorare: “Da 20 giorni noi del Ppi e Potes lavoriamo in una tenda. Dove è difficile mantenere una sicurezza igienica e di materiale. Senza pensare alla privacy e alla temperatura che è bassa. Abbiamo piccole stufe che producono poco. Per quanto riguarda visitare i pazienti e spogliarli non è semplice. Andiamo in lavoro in divisa, non avendo uno spogliatoio. Non abbiamo un lavandino, i ferri ce li lavano i colleghi di Fermo. Anche noi siamo terremotati. Noi teniamo duro. Ma fino a quando?”.

“Forza, coraggio e altruismo dell’essere infermiere e dell’essere donne vere. Grazie per essere un vero esempio per tutti noi. E al contempo essere un monito per l’impegno della ricostruzione” conclude l’assessore Regionale Fabrizio Cesetti ricordando che “l’ospedale di amandola verrà restituito alla comunità. È un impegno. Se poi verrà adeguato o fatto ex novo, lo capiremo. Io penso che la soluzione sia una struttura nuova, perché non credo che lì si potrà procedere a un adeguamento sicuro”.

Il lungo applauso per Mara Rossi, Marisa Biancatelli, Rosina Serra, Michela Di Chiara e Sara Bruni anticipa quello per i neo laureati: Grazia Antognoli, Stefano Bartoccioni, Edoardo Beni, Greta Berdini, Aurela Carkanji, Martina Ciuccarelli, Ilaria Corinaldesi, Viviana Martina Cupido, Chiara Davidici, Daniele Del Bene, Alessandro Del Gatto, Giulia Carlotta Fabrizi, Michele Fioravanti, Debora Mira unico 110 e lode, Alessandra Orsili, Cristina Rischioni, Veronica Sisti, Dario Temperini e per il vecchio ordinamento Silvia Cecconi.

@raffaelevitali redazione@laprovinciadifermo.com 

 

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