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Anteprima. Osvaldo Licini ospita Isgrò: lettere e cancellature in mostra tra angeli e ricordi a Monte Vidon Corrado

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“Licini è difficile da interpretare, Isgrò ancora di più perché serve una attitudine mentale al dubbio, al cercare di non capire subito” prosegue il sindaco ammirando uno dei grandi dipinti in cui troneggia una piccola lettera.

di Raffaele Vitali

MONTE VIDON CORRADO – Lasciate il mare e raggiungete la collina, magari per perdervi sul balcone da cui Osvaldo Licini ammirava la luna e iniziava a immaginare i suoi dipinti. Poi, entrate dentro la casa museo del pittore a Monte Vidon Corrado, uno dei più innovativi dell’ultimo secolo, e non venne pentirete. perché fino al 4 novembre va in scena il ‘due per uno’ visto che alle opere di Licini si abbina la mostra ‘Lettere’ con le opere di Emilio Isgrò. “Sono anni che volevamo concretizzare la nostra idea, ovvero esporre opere d’are contemporanea di Isgrò all’interno della casa di Licini” spiega il sindaco Giuseppe Forti, impegnato a preparare l’inaugurazione e all’anteprima per la stampa ancora intento a posizionare al meglio le luci sotto l’occhio vigile del curatore Marco Bazzini e della direttrice della Casa museo Daniela Simoni.

“Licini è difficile da interpretare, Isgrò ancora di più perché serve una attitudine mentale al dubbio, al cercare di non capire subito” prosegue il sindaco ammirando uno dei grandi dipinti in cui troneggia una piccola lettera.

Daniela Simoni, direttrice del Centro studi è soddisfatta: “Con questa mostra si aprono le celebrazioni per il sessantennale della scomparsa di Licini. Dal punto di vista espositivo lo celebra l’Italia in maniera internazionale a Venezia al museo Guggenheim, quindi noi abbiamo deciso di non lavorare sul piano espositivo su Licini ma sull’altro filone che riflette la nostra attività, quello dell’arte contemporanea”. Da qui l’opportunità di poter ospitare la mostra di Emilio Isgrò che “significa davvero rappresentare uno spaccato significativo dell’arte tra il 20esimo e il 21esimo secolo”.

Non usa mezzi termini la Simoni: “Un artista rivoluzionario, attraverso le sue cancellature rappresenta la cultura di un’epoca. Noi – ribadisce guardando il curatore – vediamo una logica interna tra rimandi ed echi tra la concezione dell’arte di Isgrò e quella di Licini, anche se sono artisti distanti nel tempo e nelle forme espressive. Ma per entrambi l’arte era qualcosa di libero, svincolato dai condizionamenti commerciali ed espressione di pensiero filosofico e sguardo lucido sulla realtà”.

Non ci sarà un catalogo, ma avendo Marco Bazzini, critico di valenza internazionale, già direttore del Centro per l’Arte contemporanea di Prato e curatore di una grande mostra su Isgrò alla Gallerie d’Italia a Milano, si è presa una strada diversa: “Con il curatore abbiamo deciso di fare una mostra che avesse una valenza scientifica e quindi realizzeremo un quaderno liciniano a ottobre, con saggi e approfondimenti, in concomitanza di una serie di iniziative, incluso un convegno su Licini, per il sessantennale”. In questo lasso di tempo, la mostra che dura fino al 4 novembre sarà accompagnata da presentazioni di libri e i classici ‘Incontri d’arte’ oltre che, da settembre, da laboratori didattici e lezioni sull’arte concettuale.

Marco Bazzini si muove tra le sale soddisfatto. Non facile allestirla: “Isgrò e la sua sensibilità mi hanno guidato nel progettare questa esposizione. Per chi ama l’arte e Licini, poter esporre nella sua casa è grande soddisfazione”. Perché la casa incastonata tra le colline che guarda il mondo dall’alto e tocca la luna ha una sua anima che va rispettata: “Qui nasce la poesia figurata di uno dei maggiori esponenti dell’arte del 900 italiano”. La sua sfida è stata abbinare la poesia di Licini con l’ironia di Isgrò: “Non facile all’inizio, ma ho poi trovato la chiave per un dialogo immaginario e ipotetico, non essendosi i due mai conosciuti: l’uso delle lettere. Isgrò ha studiato Licini, non il contrario. Per questo abbiamo puntato su un capitolo fondamentale sul capitolo della vita di Isgrò: ‘Lettere estratte’” spiegano Bazzini e Simoni che poi spiegano cosa significhi estrarre una lettera. “Vocale o consonante, che parta dall’estetica di Hegel o da una semplice parola comune come acero o da un nome proprio, estrarre significa portare fuori il punto minimo dal contesto. Una variante alla sua cancellatura, che era il sottrarre alla eleggibilità da un testo scritto le parole. Ma sottrarle per salvaguardarle. È un riportare il momento minimo, dopo la sottrazione, alla vita. È come un seme che ingrandito diventa qualcosa di plastico, di forte e visivo. È un riportare in auge gli ultimi. Anche la virgola è un elemento minimale che però può cambiare e tanto il senso di una frase e che Isgrò rilancia”.

Insomma, per Isgrò la cancellatura è una visione diversa di vedere il mondo. Cancellare vuol dire scrivere. “Per cui se negando si afferma, due artisti così enigmatici si possono incontrare. Peer questo abbiamo mantenuto le opere di Licini insieme a quelle di Isgrò, regalando al visitatore due mostra in una, con pezzi unici, mai esposti prima, come una lettera di Licini e come il grande angelo giallo posizionato vicino a un’opera di Isgrò, sono una ventina in totale quelle esposte, che accoglie i visitatori all’ingresso della casa museo.

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