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Il 400 ritrovato racchiuso in un catalogo: la mostra di Fermo è ancora più ricca

catalogo

La mostra “Il Quattrocento a Fermo” si propone di raccontare un tratto di storia artistica della città di Fermo perduto nell'oblio del tempo".

FERMO - Nel primo mese di esposizione sono stati superati i 3500 spettatori. “E ora con quattro nuove opere verrà ancora di più arricchita l’esposizione, che lascerà tutti a bocca aperta”. Il vicesindaco di Fermo, Francesco Trasatti ha in mano il catalogo, attesissimo, della mostra “Il Quattrocento a Fermo. Tradizione e avanguardie da Nicola di Ulisse a Carlo Crivelli”.

Si è fatto attendere,. Ma chilo comprerà resterà conquistato, come spiegano i curatori: riflette le scelte, il momento della nascita della mostra. “È bello, è ricco, ci permette di capire quante cose non sappiamo, anche noi che viviamo il mondo dell’arte” sottolinea Alessandro Marchi sfogliandolo avidamente. “Noi abbiamo puntato su un momento sfuggito alle maglie della storiografia. Qui viveva Luigi Dania, grande studioso, che nel 1967 ha pubblicato un libro che faceva il sunto dell’arte in questa città. Un volume molto ricco, ma in cui mancava il capitolo che noi abbiamo inserito in questa mostra, partendo da un documento del 1442 che racconta la richiesta di affrescare le stanze del Girfalco da parte di Nicola d’Ulisse da Siena fatta ai monaci di Norcia. Il tutto per essere pronti ad accogliere l’arrivo di Sforza. Nel ‘400 – ribadisce sorridendo - c’era un sistema tipo Ikea, con il letto che diventava armadio e i mobili molto semplici. Poi, se uno voleva fare una stanza bella veniva rivestita di arazzi o, se i soldi non erano sufficienti, la si faceva dipingere”. È così che le abitazioni sono state affrescate diventando dei musei.

La mostra “Il Quattrocento a Fermo” si propone di raccontare un tratto di storia artistica della città di Fermo perduto nell'oblio del tempo. Anzi, vuole evocare qualcosa che non c'è più. La città di Fermo ebbe nel Quattrocento grande rilievo dal punto di vista politico e artistico, con l’arrivo di maestri e preziosi manufatti dall’Italia centrale, da Venezia e dal Nord Europa che influenzarono moltissimo gli artisti locali. Cinque le sezioni che compongono il percorso espositivo tra capolavori di pittura, scultura, ceramica, oreficerie, tessuti e miniature: Fermo 1442: Nicola di Ulisse da Siena al Girfalco; Rinascimento ed Antico: toscani, veneti, tedeschi e fiamminghi dalle coste all’Appennino; Pittori tardogotici alla metà del Quattrocento: Marino Angeli, Pierpalma e Lorenzo da Fermo; Fermo 1468-1479: la città di Carlo e Vittore Crivelli e Dalle chiese e dai castelli: miniature, oreficerie, tessuti e ceramiche.

Da oggi, in mostra, ci saranno nella Chiesa di San Filippo Neri i quattro capolavori ritardatari: “Sant’Andrea e la battaglia tra ginesini e fermani” di Nicola di Ulisse da Siena in prestito dalla Pinacoteca civica di San Ginesio, due opere di Fra Marino Angeli, il “San Francesco che riceve le stimmate e San Michele Arcangelo che combatte col drago” in prestito dal Municipio di Falerone e il Trittico “Madonna col Bambino, San Sebastiano e San Biagio” dalla Galleria Nazionale delle Marche di Urbino; infine la “Madonna che allatta il Bambino e due angeli” di Pierpalma da Fermo conservato nella Pinacoteca civica di San Ginesio.

Salvo proroghe, “stiamo lavorando per questo” sottolinea la Regione Marche che ha voluto l’esposizione come rilancio dei Sibillini terremotati, la mostra chiuderà il 2 settembre.

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