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Il super spettrometro del Montani non fallisce: le acque delle fonti storiche sono pulite VIDEO

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“Uno spettrometro di massa, molto sofisticato, di livello altissimo permette di poter vedere dei marchets invisibili normalmente nelle analisi. Abbiamo quelli visibili, come il Psa prostatico, ma evidenziare quelli non visibili permette di recuperare dosaggi infinitesimali di materia”.

FERMO – Dopo l’inaugurazione affidata al premier Paolo Gentiloni il 17 febbraio, la preside Margherita Bonanni fa il punto sul nuovo strumento ipertecnologico che ha arricchito il laboratorio di Chimica dell’Iti Montani. C’era una necessità, si sono trovate le risorse e infine lo spettrometro Orbitrap è arrivato.

“Una storia lunga e tormentata, resa possibile solo dalla Fondazione Carifermo. Ma avendo una professoressa di alta qualità come Teresa Cecchi e un cardiologo come Giovanni Bellagamba che ha fatto capire l’importanza di un investimento in tecnologia per il Montani ce l’abbiamo fatta. Non basta avere i soldi, servono anche altri requisiti e questa scuola ne ha” introduce la Bonanni. Il presidente della Fondazione Palma ha voluto questo incontro per capire se l’acquisto avesse portato, in pochi mesi, i suoi frutti: “Noi interveniamo quando ci sono esigenze non colmabili da ospedali o scuole. Merito va a Bellagamba che ha fatto da stimolo per far comprende alla Fondazione l’importanza di questa azione”. E Bellagamba spiega l’utilità: “Abbiamo fatto una serie di ricerche, per una decina di anni, con l’istituto di chimica di Roma. Ho chiesto esami specifici a riguardo della Sclerosi multipla, che colpisce sempre più giovani. Dopo un anno di lavori, mi hanno detto che non potevano andare più a fondo. Dopo un anno di stallo, ho scoperto che l’università di Roma ha la stessa strumentazione che ha il Montani di Fermo”. Da qui l’idea, dopo il confronto con il Montani e la professoressa Cecchi: “Serviva l’apparecchiatura e sono andato a bussare alla fondazione. La lungimiranza dell’avvocato Palma che ha compreso il significato della strumentazione ha offerto una cifra che ci ha permesso di muoverci. Poi, mettendo sotto torchio le due ditte produttrici, abbiamo acquistato”. Ora Fermo ha una strumentazione che in Italia hanno solo altre 20 strutture: “Questa è una sfida, ma anche un rischio” aggiunge.

“Uno spettrometro di massa, molto sofisticato, di livello altissimo permette di poter vedere dei marchets invisibili normalmente nelle analisi. Abbiamo quelli visibili, come il Psa prostatico, ma evidenziare quelli non visibili permette di recuperare dosaggi infinitesimali di materia”. Si parla di malattie cardiovascolari e di quelle di deterioramento cerebrale: “Possiamo anticipare delle terapie, avendo la possibilità di fare screening che migliorano la situazione”. Ma si può usare nel campo della sofisticazione alimentare e nella farmacologia con la preparazione di molecole nuove. Ma anche nell’attività forense per scoprire sostanze particolari. Per riconoscere le sostanze servono strumenti che misurano. Lo strumento è undetector, collegato a cromatografi. “Il sistema nasce con un botanico russo a inizio ‘900 che ha inventato la cromatografia. Noi facciamo correre molecole per farle separare e farle arrivare al fotofinish dove le ionizzo e le strapazzo fino a quando non mi rispondono”. Qui entrano in funzione i detector.

La particolarità che rende il Montani unico in Italia, ma anche fuori dai confini, è che uno strumento di questo livello è nelle mani degli alunni. “Per la prima volta al mondo a questa età son esposti aa una tecnologia del genere. Fruttuoso e fertile, catalizza l’interesse e la passione. Ricchezza per tutto il territorio. Auspicabile a settembre per pianificare la parte medica e ambientale, quella tossicologica. Con un tampone in bocca a un ragazzo fa lo screening a ogni possibile abuso. Discorso medico che può crescere. mi permette di trovare anche ciò che non sto cercando e di ritrovarlo dopo qualche anno” ribadisce la Cecchi.

Che poi lascia la parola a due alunni, una attuale e un ex oggi all’università di Torino. Elisa Santoni ha guidato uno studio sulle acque delle fonti storiche di Fermo “e ha scoperto che nessuna ha al suo interno sostanze inquinanti gravi, come accade a Milano, dalla cocaina ai farmaci veterinari”. Diverso invece lo studio di Matteo Aloisi che è tornato da Torino per utilizzare lo spettrometro, che neppure l’università leader nella lotta al doping possiede, per poter analizzare gli integratori del mondo sportivo. “Da qui la scoperta della presenza di due sostanze particolari che ora andremo ad approfondire, perché per poter poi far diventare lo studio una ricerca serve la quantità e non solo un esame” spiega il giovane universitario che lavora insieme con il preside di facoltà. “. Partito da uno screening, per valutare la presenza di sostanze che non dovrebbero esistere. Ho potuto usare uno strumento, ce ne sono venti in Italia ed è l’unico delle Marche, che moti miei colleghi neppure hanno mai visto. I risultati ci sono”. E siamo solo all’inizio.

Raffaele Vitali

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