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Il giorno degli Istituti professionali: un manifesto da portare al Ministero con sette richieste

convegnoangelica

Da ieri professori e docenti si confrontano sull’istruzione professionale “che si sente nella necessità di riprogettarsi senza paura. Confrontarsi con scuole italiane, e non solo regionali, amplia le prospettive.

FERMO – È il giorno dell’orgoglio professionale, di chi per troppo tempo è stato visto come un istituto di serie B rispetto a chi insegna latino e greco. Dialogo tra imprese e istituzioni, dialogo tra chi insegna e chi poi deve dare un futuro allo studio: un lavoro di squadra che coinvolge tutti per rendere il futuro meno triste di come lo dipingono. “È per amore della vita che si impara il mestiere” scrive il professor Dario Nicoli, docente alla Cattolica. Motore della mattina è la dirigente dell'Ipsia Stefania Scatasta, insieme con il presidente Graziano Di Battista. “Giorni intensi, ma bellissimi. Non ci sentiamo mai soli, perché la rete attorno alla scuola permette di superare la complessità del sistema”.

Da ieri professori e docenti si confrontano sull’istruzione professionale “che si sente nella necessità di riprogettarsi senza paura. Confrontarsi con scuole italiane, e non solo regionali, amplia le prospettive. “Gli studenti professionali sono più belli e sinceri, quelli del classico se la tirano e non sono immediati. Nel bene e nei problemi. Ma questa genuinità risveglia l’umanità delle altre persone. partiamo da qui e costruiamo una scuola migliore” sono le parole al miele dal palco dell’Aquila di Nicoli, che gioca in casa avendo di fronte classi dell’Ipsia e di altri istituti italiani professionali.

La mattina si è aperta con il messaggio di un alunno: “Noi siamo qui perché vogliamo bene agli alunni e crediamo davvero nelal risorsa enorme che voi siete per la società” aggiunge la Scatasta. “Impossibile dire di no a una dirigente che oltre alla professionalità ci mette il cuore. Non parla di studenti, ma di ‘miei’ studenti. La scuola deve avere una visione e cercare nuovi orizzonti. Lo fanno sul territorio le associazioni di categoria che sono tornate a dialogare per il bene delle imprese, lo fa la Scatasta coinvolgendo anche chi arriva da lontano, con l’obiettivo di far arrivare indicazioni al Governo” ribadisce Di Battista.

A Nicoli il compito di presentare il manifesto che diventa il documento da presentare al prossimo Ministro. “Serve una maggiore fiducia del Governo verso le scuole. Bisogna dare consistenza alla parola ‘autonomia’. Che non significa ubbidire a disegni già pronti, che tra l’altro in questo caso sono nati con 13 decreti: il che significa che non c’è una vera idea sulla scuola del lavoro”.

Il Manifesto vuole interpretare la riforma dei Professionali per rilanciarli, ma partendo da un’idea fondata sulle buone esperienze in atto. Sette punti che impegnano il Ministro, ma le scuole stesse, oltre alle forze che stanno attorno alla scuola, dalle aziende alle famiglie. “Avere una scuola del lavoro di qualità significa dare futuro alle comunità”.

Disoccupazione giovanile e lavori orfani: “Abbiamo 250mila posti di lavoro per cui non si trovano risposte, informatica inclusa” tuona. “Le aziende hanno anche capito che non basta più a selezione con l’agenzia, ma serve la fidelizzazione che parte dalla scuola. Il lavoro è un evento umano e non solo un matching: unisce progetto di vita e di organizzazione” prosegue il docente.

Il manifesto è diviso in due parti: sette punti di riferimento dell’idea del nuovo istituto professionale e sette richieste che sono impegni.

I punti fermi.

Occorre caratterizzare in modo professionale l’istituto “mettendo al centro la cultura del lavoro, che non è esclusiva e quindi non può esserci solo l’area professionale perché poesia, storia, etica e mistica arricchiscono la persona che deve sempre portare novità sapendo cogliere l’imprevisto”; apprendimento centrato sul laboratorio “che è professionale ma anche legato agli assi culturali. Significa fare le cose come dei compiti di realtà, connesse alle caratteristiche del territorio. I cervelli in fuga sono una leggenda, gli italiani sono legati alla propria terra, in primis per ragioni di sicurezza”; personalizzazione e centralità degli allievi “e la vogliamo raggiungere creando un piano di studi tra obbligatorio e opzionale, perché un ragazzo trovi la sua eccellenza. Tema complesso ma rende lo studente protagonista”; intervento misto educativo e formativo “perché non basta l’istruzione, serve educazione, ovvero trarre fuori dalla persona i suoi talenti”; alleanza con le imprese “per la buona alternanza, che può migliorare ma è già positiva. Buona significa che i due maestri, il professore e l’imprenditore, si devono completare”; inclusione promozionale “in modo che anche in presenza di handicap non si punti alla tutela ma alla spinta, all’autonomia”; valutazione autentica “ovvero dare più importanza ai prodotti realizzati e minore alle prestazioni legate alle interrogazioni. Vanno considerate entrambe, ma se la preparazione è sui prodotti, la valutazione diventa gioia e non più paura”.

Le richieste.

Adottare una riforma permeabile al contributo dal basso degli istituti professionali “quindi dopo i 13 decreti diteci i traguardi, ma massimo tre, e noi contribuiamo a raggiungerli. Poi ci dite i criteri e su quello lavoriamo e usciamo dal gattopardismo, cambiare perché nulla cambi come accade lavorando solo sui nomi”; un organico di progetto, con personale non docente funzionale e non legato al numero degli allievi; misure di formazione e comunicazione più efficaci; rivedere il numero di allievi per classe, massimo 18 persone. “Questo agevola anche l’uso del laboratorio, che altrimenti va raddoppiato. Per cui stabiliamo un numero che ci permette di reggere le sfide degli alunni”; potenziare il ruolo del tutor “con un profilo misto operativo e scolastico. Va individuato attraverso bandi di concorso pubblico, unendo la formazione all’educazione”. Una proposta decisiva per il biennio che dovrebbe avere un tutor educativo; necessità di un team di docenti responsabile per l’alternanza scuola lavoro “uno per ogni settore che abbiano un esonero di ore dall’insegnamento per poter anche ampliare il numero delle imprese in collaborazione”. Si è passati da 350mila a un milione di studenti in Alternanza “per cui servono almeno due docenti tutor per classe”; partiamo da ‘Una vita in vacanza’ dello Stato Sociale: la vacanza è bella se prima ho lavorato. I giovani non possono pensare a una vita in vacanza, è un imbroglio che pensano i vecchi: “Una vita piena è quella con lo scopo. C’è una visione scettica e negativa del lavoro, siamo fermi a Engels. Sfruttamento è quello del notaio e gli avvocati prendono ragazzi per sei mesi, li usano e poi li salutano dicendogli che hanno fatto esperienza. Diverso il caso delle imprese dove il ragazzo che entra se ha la scintilla non viene più fatto uscire. Il mondo del lavoro va compreso e capito”.

In conclusione, Nicoli cita Primo Levi e ‘La chiave a stella’ il libro che parla di lavoro mettendo a confronto un chimico e un meccanico: “Dentro c’è la profezia: quale è il valore dell’istituto professionale? Si chiama felicità, che va oltre alla lotta alla dispersione e il lavoro. Levi disse: ‘amare il nostro lavoro costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra. Dipende per buona parte dalla storia dell’individuo’. Per questo, l’augurio che faccio è che la vostra sia una bella storia”. E per dare un senso concreto alle parole del professore parte il video emozionale dell’Ipsia che ripercorre la storia di chi si è diplomato, innamorato del proprio studio, e ha trasformato la passione nel suo lavoro.

50 anni di storia e 6mila studenti: il futuro riparte da qui. Sapendo di poter contare su ogni istituzione, che sia Confindustria, sul palco sale il vicepresidente vicario Giampietro Melchiorri, Cna, con il direttore Alessandro Migliore, o prefettura: “Essendo mamma di sei figli, sono arrivato alla conclusione che la formazione è sempre classica. È il modo con cui si fanno le cose e non il risultato quello che cambia: non è leggere Sofocle o costruire una macchinetta per aiutare la nonna a sfogliare il libro, è l’anima che emerge nelle relazioni con gli altri, con il voler dare agli altri qualcosa. La filosofia ci ha insegnato che non si deve essere utili a se stessi, ma agli altri. lo capiamo se superiamo l’istinto primordiale del piacere singolo. La scuola, lo stare insieme agli altri, permette di capire che invece è nelle relazioni che si vince” conclude il prefetto Maria Luisa D’Alessandro.

@raffaelevitali

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