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Migliaia di pagine di studi, e scoperte, nell'archivio 'segreto' di Lucio Tomei. Il nipote: "A disposizione di Fermo"

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La chicca, al momento, è lo studio sugli agrumeti. “Uno studio che fa riferimento a quattro tipi di aranci. E anche a un limone, che poi è diventato il limone di Sorrento, il limone pane. Secondo lo studio di mio zio, ne era ricchissima la costa tra Fermo e Grottammare".

FERMO – Una montagna di documenti, incluse 700 pagine su stornelli e modi di dire tra Piceno e Fermano. È il mondo di Lucio Tomei. “Non eravamo a conoscenza di tutto quello che stesse facendo. Un pc e montagne di carte, ogni tanto scopriamo qualcosa” Stefano Tomei è il nipote dello studioso che Fermo ha pianto il 20 gennaio, uno che leggeva documenti del 1200 come se stesse sfogliando un quotidiano.

Il nipote, che vive a Bologna, ma che ha passato la sua giovinezza sulle spiagge di Marina Palmense, ha ereditato il lavoro dello zio. In particolare il Pc, uno scrigno tecnologico con dentro migliaia di file ordinati da Tomei, studioso e paleontologo molto rinomato.

“Sulla base della documentazione visionata in parte, le cartelle con il materiale elaborato e quasi pronto, risulta di oltre 5.000 pagine. Solo quella cartacea ha riempito una quindicina di scatoloni medio grandi. E parlo solo del materiale classificato” aggiunge Stefano Tomei.

Cosa fare di tanto materiale? La risposta per il nipote dello storico è stata scontata: donarla al Comune di Fermo, la città che lo zio aveva eletto a suo luogo di studio, anche se nell’ultimo periodo della sua vita aveva scelto San Benedetto per vivere. “Ma ogni giorno andava all’archivio di Fermo e studiava documenti, trovava sempre qualcosa di nuovo e di non compreso, fino al suo arrivo”.

Nelle pubblicazioni trovate sul pc e quelle cartacee, come accaduto in suoi libri e studi precedenti, Tomei fa emergere idee e pensieri in contrasto con quanto dichiarato da altri studiosi. “I documenti attestano altro” ripeteva spesso.

“Un suo limite – prosegue il nipote – è stato proprio la continua ricerca di ulteriori carte. Questo ha rallentato le pubblicazioni: pignolo e preciso cercava sempre ulteriori documenti. Voleva essere sempre perfetto. Basta guardare le note lunghissime scritte in fondo ad alcune pagine”.

Ordinando le carte, le prime scoperte che vanno oltre i canonici e importanti studi collegati al Palio dell’Assunta. “Cosa importante che abbiamo trovato è un volume pronto su Oliverotto Euffreducci. Racconta tutta la storia da Falerone a Fermo fino al 1502 quando è diventato signore di Fermo prima del colpo di stato di Cesare Borgia. Un volume pronto di 400 pagine con un interessante taglio dedicato alla figura femminile, Maria Giovanna” aggiunge il nipote.

La chicca, al momento, è lo studio sugli agrumeti. “Uno studio che fa riferimento a quattro tipi di aranci, tra cui la sanguinella e la bionda picena. E anche a un limone, che poi è diventato il limone di Sorrento, il limone pane. Secondo lo studio di mio zio, ne era ricchissima la costa tra Fermo e Grottammare. Pensando ai quadri del Crivelli, ci si rende conto della fondatezza dello studio”.

Si abbeverava delle pagine dell’archivio di Fermo e Ascoli: “Non è italiano e non è latino, lui leggeva la lingua tranquillamente. Con fluidità. C’era la pagina con il buco in mezzo, lui riusciva a ricostruire i pezzi mancanti”. Stefano Tomei ci è cresciuto tra quelle pagine impolverate, guardando lo zio interno a leggere e scrivere. Oggi ha un solo obiettivo: dare il giusto lustro al lavoro fatto. Il Comune si è detto interessato e presto ci sarà l’incontro con l’assessore Francesco Trasatti. “Chiedo solo di dare diffusione alla pubblicazione. Il suo studio merita una diffusione migliore del passato”. Tra l’altro, il suo sguardo non si è fermato su fermo, anche se sono 8 gli scatoloni di materiale dedicato al capoluogo: “C’è un lungo studio sugli incastellamenti, sui paesini che circondavano Fermo: Montegiorgio, Falerone, Servigliano, Monterubbiano, Montefiore. Ha analizzato con cura il 4 e 500, anche se i primi studi riguardano il 1300” conclude Stefano Tomei.

Il materiale è tanto, lo studio meticoloso e originale: non resta che investirci e dare a Fermo e alla sua provincia nuove prospettive, anche spendibili nella narrazione dei prodotti della Valdaso. Limoni e agrumeti da Fermo alla Campania senza ritorno, almeno fino a quando Tomei non ha aperto il plico giusto dell’archivio fermano. “Tra i tanti punti di interesse, ce ne è uno particolare: questo è uno dei primi ritrovamenti tecnologici, è tutto su pc. Archeologia da supporto digitale. Non un coccio o un libro, ma un pc. Il digitale che diventa storico” chiosa Gaetano Ascenzi, imprenditore e amico di Tomei.

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