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Il museo Zavatti dopo l'Artide conquista un palazzo storico di Fermo: "Luogo di ricerca, di natura, di passione" (foto)

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È il coronamento di un lungo percorso: “Un momento di fatica, di lavoro, di scelte” sottolinea il vicesindaco Francesco Trasatti. La direttrice Iluminati: "E' il primo in Italia dedicato all'Artide".

di Raffaele Vitali

FERMO – “Fermo sta dimostrando come si deve andare avanti”. I musei scientifici ritrovano casa nel centro storico e si presentano con l’abito della festa: un palazzo affrescato, sale ordinate, teche antiche, attrezzi perfettamente conservati, abiti originali Inuit. “Questo è il primo museo dedicato all’Artide, ce ne sono pochi anche in Europa, poi in Italia ci sono tre musei nazionali centrati sull’Antartide” spiega una raggiante Silvia Illuminati, neo direttrice del Museo Polare Silvio Zavatti.

È il coronamento di un lungo percorso: “Un momento di fatica, di lavoro, di scelte” sottolinea il vicesindaco Francesco Trasatti. È bella la nuova sede, perché il palazzo Paccarone è uno dei gioielli di Fermo con i suoi soffitti affrescati e quel cortile interno che è un gioiello sconosciuto che diventerà la sede estiva dei laboratori per i più piccoli, ma anche il teatro di cene al museo per rendere il polo scientifico sempre più attraente.

Varcata la porta ci si immerge nel mondo dell’ornitologia, la prima sezione è dedicata alla collezione Salvadori con il suo museo di scienze naturali. Ma come in un viaggio nella natura, basta superare il primo salone per ritrovarsi in Artide. Tende, slitte, casse che sembrano pronte per ripartire per andare a incontrare gli Inuit: è il mondo di Zavatti, il mondo di un visionario che prima ancora che l’Italia arrivasse al polo aveva già studiato ghiaccio e popolazione

LA VISIONE POLITICA

“Noi abbiamo voluto fin dall’inizio del nostro mandato realizzare un percorso tra i musei della città. Creare un centro storico culturale, legato dalla sua ricchezza. Il terremoto ci ha creato dei problemi, ma al contempo ci ha fatto accelerare il progetto. Abbiamo trasformato la tragedia in uno stimolo” introduce Trasatti lasciando la parola a Paolo Calcinaro: “In quattro giorni abbiamo inaugurato la mostra sul ‘400 e il polo scientifico. Completiamo la nuova configurazione della musealità fermana”. Che andrà in realtà a pieno regime con la fine dei lavori al Fontevecchia e la riapertura del suo gioiello, la sala del mappamondo nel palazzo dei Priori. “In cento metri abbiamo le nostre perle, la scommessa ora è invece rendere visitabile ogni angolo e scorcio della città, andando oltre la piazza e il Girfalco” aggiunge Calcinaro.

Oggi il turista, che avrà il coraggio di varcare le colonne d’Ercole rappresentante dal loggiato di piazza e che non temerà le vetrine sfitte dei primi metri di corso, sa di poter trovare a pochi minuti un nuovo angolo di cultura. “Fermo sta risorgendo, il lavoro da fare è tanto. Ma noi abbiamo un duomo funzionale, a Ferrara sei anni dopo ancora hanno reti e facciata coperta. Stiamo davvero risorgendo” aggiunge don Pietro Orazi. Sente l’energia della città il prefetto Maria Luisa D’Alessandro: “Non è più solo resilienza, è voglia di rimettere in moto il progresso. E questo è possibile grazie alle risorse umane che Fermo possiede. La scommessa ora è frequentare la ricchezza della città, dobbiamo essere noi stessi i primi promotori della bellezza che c’è. Fermo sta dimostrando come si deve andare avanti, è un modello che deve diventare italiano”.

Palazzo Paccarone è amato a Fermo, anche perché otto anni fa proprio lì nacque la Camera di Commercio: “Il terremoto vi ha portato a usare la nostra sala. Il terremoto politico probabilmente costringerà noi a spostarci altrove. Ma fino a quando siamo qui, siete i benvenuti” sottolinea il consigliere camerale Primo Tacchetti. Debutta da senatore a Fermo il 5 Stelle Giorgio Fede: “Calando le risorse economiche, avere risorse umane a disposizione è fondamentale. Vedere come funzionano a Fermo è un segnale che porterò con me in Senato”

Senza i carabinieri del nucleo tutela sarebbe stato impossibile trasferire tutto. “Ci vuole coraggio e rigore per superare il terremoto. Fermo ha creato situazioni per emergere. Il sindaco ha parlato di ‘partecipazione di tutti’. arrivo dall’Emilia Romagna e qui trovo la storia dell’arte a cielo aperto. È importante su come e quanto spendere per aumentare l’importanza del patrimonio. Chiese, conventi, palazzi tutto esprime qualcosa di bello” aggiunge Annunziata Lanzetta, funzionario Micbact.

LA SCIENZA

Sauro Longhi è il rettore dell'Università Politecnica delle Marche che ha creduto più di altri su Fermo: “Con i musei si apre la città al mondo. Trasciniamo e valorizziamo tanti aspetti dell’arte e della cultura che fanno ricco il nostro paese, ma tra le arti c’è anche la ricerca, la voglia di scoprire. Abbiamo bisogno di nuove generazioni che pensano di poter diventare campioni nella scienza, nel valorizzare le conoscenze. L’opinione pubblica deve capire il valore dell’istruzione, dell’università e dei musei che portano i valori in piazza. Fermo è una città molto viva, che offre il presente. Il futuro è fatto di conoscenza, i musei di oggi sono un modo per attrarre tanti studenti verso la scienza”.

Silvia Illuminati e Paolo Mariani sono due dei volti della Politecnica delle Marche. Guido Di Donfrancesco, che organizza le missioni Enea in Antartide, è l’altro partener scientifico: “Nel 1985 abbiamo iniziato un cammino in Antartide e abbiamo costruito una base sulla costa verso l’Australia. Da allora non ci siamo mai fermati rendendole sempre più tecnologiche, in modo da far sopravvivere le persone in mezzo alla notte polare”. Per la prima volta ha visitato il museo polare 7 anni fa: “Noi finanziamo programmai di ricerca in Antartide, ma anche quelle bipolari, ovvero che guardano anche all’Artide. L’Antartide sta subendo danni non prevedibili, che invece da un decennio colpiscono l’Artide. Quindi lo studio deve essere comune. come responsabile dell’unità divulgativa vi ribadisco che ciò che non è visto pubblicamente, non esiste. Vedere orso bianco e pinguini stimola la ricerca e avvicina i giovani allo studio”.

LA DIRETTRICE

“Vorrei abbracciare tutti. Palazzo Paccarone è bellissimo e il trasferimento è stato perfetto”. Ed è lei che chiama la stazione italiana in Artide, con i ricercatori, con cui la Illuminati ha diviso per giorni angusti spazi nel gelo polare, collegati via Skype: “In bocca al lupo al museo, noi ci troviamo a Dirigibile Italia, la stazione realizzata nelle Isole Svalbard. Studiamo più cose: dalla composizione chimica della neve al sistema atmosferico” spiegano collegati da in mezzo alla neve con un cielo azzurro invidiabile e un sopportabile -11 gradi. Numerosi gli strumenti tecnici, dalla torre alta trenta metri al pallone frenato che arriva fino a mille metri di altezza. Vengono studiati anche i suoni per capire la presenza di animali.

L’applauso è tutto per loro, anche se il più grande lo prende la Iluminati quando inizia a parlare e a presentare il nuovo mondo di Zavatti. “Il museo per me è il sogno, un racconto e un amore per i popoli artici. In questa nuove veste speriamo di avere mantenuto lo spirito di Silvio Zavatti. Lui ha effettuato queste spedizioni in tempi lontani, negli anni ’50 quando l’Italia neppure immaginava di arrivare in Antartide. Poi si è spostato al polo nord, dove si è innamorato dei popoli. Quattro spedizioni ed è rimasto a vivere con gli Inuit per più mesi, in difficoltà inimmaginabili. Soffriva il freddo e la fame, sentiva la mancanza della famiglia. Eppure era affamato di conoscenza, un po’ come quando noi andiamo nei poli e cerchiamo di cogliere più dati possibili nei momenti che possiamo lavorare. Se leggete i diari di Zavatti ritrovare i nostri pensieri. Il museo è l’eredità che  l'esploratore lascia ai giovani, al cercare nello studio il modo per realizzare se stessi e i loro sogni. Ci saranno cose migliorabili, qualcosa da rivedere e risistemato, ma vi assicuriamo che tutti quanti ci abbiamo messo il massimo. Speriamo vi piaccia”. E il feedback è stato immediato, con il taglio del nastro e la visita con guide d’eccezione, la direttrice e lo staff di sitema Museo, oltre che un ospite che farà entusiasmare i bambini: Nanuk, un orso bianco che si muove accompagnato dalla splendida Vesna che fino al 2 maggio realizzerà laboratori per i più piccoli, con il museo aperto anche il 1° Maggio. La chicca? La cassettiera con le mappe di Zavatti "è quella che sogno ogni giorno di poter aprire per rimettermi a studiare. E averrà, perché questo museo diventerà il cuore della ricerca, soprattutto non appena sarà aperta la biblioteca al primo piano" conclude la Illuminati mandando un messagio di pace e serenità a Renato Zavatti, figlio dell'esploratore che non ha preso parte all'inaugurazione.

@raffaelevitali

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