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Turismo e cultura. A Fermo fino a settembre il cielo è sempre più blu con la mostra sul Quattrocento

carlofermovittore
pieroni fermo

“Il nostro è un sostegno alla cultura del bello che eleva l’anima e l’uomo” chiosa don Paolo Scoponi.

di Raffaele Vitali

FERMO – Varcare il portone restaurato di San Filippo, la chiesa che Fermo ha trasformato in un polo espositivo, e ritrovarsi tra cornici dorate, imponenti crocefisso in legno, vasi blu, ceramiche e un dipinto che racconta il Girfalco di sei secoli fa. “Il quattrocento a Fermo” è il titolo della mostra che fino al 2 settembre farà del capoluogo della piccola provincia uno dei riferimenti nazionali dell’arte. L’ha voluta la Regione, che ha scelto sei esposizioni in sei luoghi colpiti dal sisma per creare una rete d’arte capace di attirare turisti e portare lavoro. “Perché con la cultura si fa turismo, ma soprattutto si muove economia” ribadisce l’assessore regionale Moreno Pieroni affiancato dal sindaco Paolo Calcinaro.

Sono tanti i motivi per scegliere di visitare la mostra sul 400. Facile dire per poter ammirare lo splendido trittico di Vittore Crivelli di Sant’Elpidio o il polittico di Carlo Crivelli conservato aa Massa Fermana con tutta la sua imponenza. Ma andando oltre il più noto dei pittori del periodo, i curatori della mostra, Alessandro Marchi e Giulia Spina, hanno saputo racchiudere pezzi unici provenienti anche da fuori regione.

La medaglia del Presidente della Repubblica è la conferma della validità del progetto reso possibile da Sistema Museo, guidato da Gianluca Bellucci, che ha curato un allestimento semplice quanto d’impatto. Perché perdersi nel blu, che richiama il vaso di Della Robbia esposto, delle pareti su cui sono appesi quadri e teche, farà viaggiare la mente di ogni visitatore tra il pennello dell’artista e quel cielo di sfondo che fa superare ogni limite.

L’impatto, imponente del Cristo seguito da una madonna, viene mitigato dalle miniature di Salimbeni prima che l’occhio si lasci incantare, o almeno così racconta la curatrice Spina, dal polittico di Nicola di Ulisse da Siena. È la sua l’opera più attesa, perché rappresenta un’occasione. Si ritrovano dopo anni due dipinti e una scultura nati insieme ma divisi dal tempo e dai luoghi. Perché i quadri hanno arricchito Spoleto, mentre la statua di Sant’Eutizio si è miracolosamente salvata sotto le macerie della chiesa di Preci dove era conservata fino al sisma.

Ha resistito la statua, resiste e si riprende la regione Marche che ha investito 600mila euro, insieme al Mibact, per sei mostre che portano in sei luoghi le opere più belle che il territorio possa esprimere. "Per Fermo si è scelto un periodo particolare, quello in cui in città dominavano gli Sforza, ma del cui regno non resta nulla, se non un messale e qualche quadro". Perché la rivolta dei fermani a Francesco Sforza divenne rabbia e devastazione con la distruzione della rocca costruita vicino al duomo.

“Non è stato facile, ma abbiamo ricostruito quel periodo grazie all’arte. Un lungo studio che ci ha permesso di riunire qui pezzi unici” commenta Marchi prima di lasciare la chiosa a un soddisfatto assessore alla cultura, Francesco Trasatti, che ha incassato il plauso dal sindaco per il lavoro svolto insieme agli uffici: “Crediamo in questa esposizione e abbiamo creato dei percorsi esterni alla mostra che facciano vivere gli angoli della Fermo del 400, che sia la chiesa di San Domenico (da cui viene una splendida Madonna) o il museo diocesano”.

Fa squadra in questo Fermo e il Fermano. Perché i comuni hanno concesso le loro opere più belle e la chiesa ha messo a disposizione pezzi unici: “Il nostro è un sostegno alla cultura del bello che eleva l’anima e l’uomo” chiosa don Paolo Scoponi.

@raffaelevitali

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