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La Germania investe a Belmonte: indagini e scavi per scoprire la maxi necropoli, e non solo, dei Piceni

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Belmonte è sui libri di storia fin dai primi del ‘900, quando vennero ritrovate le prime tombe picene, che hanno poi arricchito il museo di Ancona, distrutto purtroppo durante i bombardamenti del conflitto mondiale.

di Raffaele Vitali

BELMONTE PICENO – In una parte del campo due tecnici dell’Ingv, Stefano Urbini e Corrado Castellano, nell’altra l’archeologo Yoachim Weidig insieme all’uomo dei droni Massimo Gasperini. Sotto di loro, ne sono certi, una necropoli picena. “Ma la speranza è di trovare di più, spero di riuscire a individuare l’insediamento abitativo. Questo darebbe uno sviluppo ulteriore, perché le tombe sono importanti e sappiamo che in questa zona sono molto ricche, ma vorremmo di più”.

Le parole dell’archeologo che arriva dall’università di Friburgo in Germania sono oro per il sindaco Ivano Bascioni. Belmonte è sui libri di storia fin dai primi del ‘900, quando vennero ritrovate le prime tombe picene, che hanno poi arricchito il museo di Ancona, distrutto purtroppo durante i bombardamenti del conflitto mondiale. “Siamo partiti dalla zona dei primi scavi, quelli dove vennero rinvenute 300 tombe nel secolo scorso, e ora attraverso un georadar – spiegano i due geofisici dell’Ingv – mapperemo il terreno”. Si cercano metalli, ma anche incavi e diverse consistenze di terreno che potrebbero dimostrare la presenza di costruzioni umane.

Per una volta niente terremoti legati agli esperti del centro studi diventato uno dei più consultati dall’agosto del 2016 nelle Marche. “lavoriamo per ora in tre zone, circa un ettaro di terreno”. Ma il raggio di azione dovrebbe essere ben più ampio: “Tutto mi fa credere – prosegue Weidig – che ci siano almeno 20 zone Belmonte con sotto il mondo dei Piceni”.

L’archeologo è qui perché una fondazione tedesca, la Dfg, sta finanziando i lavori su progetto dell’università di Friburgo, insieme all’istituto di ricerca e restauro di Magonza. A questi si aggiunge la Astra Onlus oltre alla Soprintendenza regionale e al comune di Belmonte. “L’obiettivo di tutti è ricontestualizzare partendo dai ritrovamenti di inizio ‘900, di cui abbiamo ritrovato documenti fotografici degli stessi scavi. Ora con la tecnologia cerchiamo di individuare gli oggetti”.

Che ci sia una grande necropoli è storia, che possa esserci un insediamento è la speranza di Yoachim Weidig che dopo i rilievi di oggi tornerà in azione tra settembre e ottobre per cercare in altre zone di quelle autorizzate dalla Soprintendenza. “Ci sono ancora troppi ‘se’, ma il compito della ricerca guidata dall’università tedesca, in supporto a quella di Viterbo dove insegno, è proprio quella di sciogliere i dubbi. La fondazione che finanzia ha due scopi: scientifico ed educativo, e per questo se la risposta dai sondaggi sarà positiva verranno ad aiutarci studenti di architettura tedeschi e italiani. Il professore titolare del progetto, Huth, è il contatto con la Dfg, io sono l’operativo” ribadisce Weidig.

Che poi si sofferma su un dettaglio che differenzia e tanto la Germania dall’Italia: “È chiaro che se troviamo quello che immaginiamo, gli scavi non si fermeranno fino a che non avremo fatto emergere la ricchezza storica che il terreno nasconde”. Lo spera il sindaco Bascioni, che nel museo dei Piceni ha investito risorse perché crede nel suo forte richiamo turistico, oltre che culturale. “Questa è una terra che a inizio novecento ha fatto emergere oggetti belli e tanto bronzo, oltre due chili su ogni corpo sono stati rinvenuti. Avanti quindi, con entusiasmo e convinzione” conclude l’archeologo prima di girare le spalle e riprendere il suo posto in mezzo al campo tra metri e paletti da posizionare per provare a cambiare ancora la storia del Fermano.

@raffaelevitali - raffaele.vitali@laprovinciadifermo.com 

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