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Al mercato Coperto con 'Intanto' il circo dell'arte creato dal pifferaio magico Iacopini

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E per non farsi mancare niente sotto le festività, Falerio e rosso piceno Terra Fageto sono i vini da comprare e far diventare la strenna natalizia targata Intanto aiutando così Iacopini a non fermare mai la macchina dell’arte.

FERMO – ‘Intanto’ si apre il mercato coperto. Opere di ogni genere che nascono così, senza una logica se non l’arte. Il manichino all’ingresso è il biglietto da visita, il cicerone con la sua giacca rossa realizzata da Patrizia Di Ruscio. “Questo luogo è nato come un grande circo in cui ognuno porta la sua esperienza artistica e di vita. E Bibi Iacopini è stato il pifferaio magico che ha convogliato le energie in questo luogo. Il manichino è il suo alter ego” spiega la presidente dell’associazione ‘Il bianco’.

Aggrega Bibi Iacopini, a tal punto che quando gli chiedono che faccia nella vita, risponde ironico ‘aggrego’. Per questo ho pensato otto anni fa a Patrizia Di Ruscio, una pittrice anomala, che sceglie soggetti fuori dal comune: “in questa esposizione, ci sarà un salotto con un pianoforte in cui, chi vuole, può suonare. Richiamiamo il jazz, protagonista dell’ultima esposizione di Patrizia che con le note cerca di raggiungere la luna”.

Otto anni di ‘Intanto’ che è riuscita a coinvolgere 350 artisti. “Per non essere un gallerista è qualcosa di fantastico. Girando all’interno di questo spazio, che è di per sé un’opera d’arte con le sue linee moderne che hanno un’apertura verso il cielo, ci si perde tra gli stili” spiega Iacopini. Il mercato coperto vinse un premio a Milano per l’innovazione, grazie alle sue capriate che oggi vengono allestite con dei prefabbricati, mentre queste sono state costruite al momento con il legno e poi cementificate. “Mille metri quadri d’arte con uno spezzone del banco di marmo della pescheria, il frigo macello diventato parte di una installazione” prosegue Iacopini.

Pittori, fotografi e scultori che si aggiungono alle installazioni, come quella di Angela Valentini “che ha potuto finalmente esporre i suoi arazzi” o quella di Mauro Postacchiini, ‘dadaista più che pazzoide’ precisa Di Ruscio, che ha inventato Espalibur, la pala nella roccia di un cantiere in corso al posto della spada di re Artù. “Come estrarre quella pala? Questo l’enigma che si potrà risolvere dopo l’inaugurazione di domani, 16 dicembre, alle 17” aggiunge Iacopini.

La collettiva resta aperta fino al 7 gennaio. “Due anni fa dedicammo un omaggio a Dondero, poche ore prima della sua morte, con foto in cui lui era ritratto da amici. Poi Eriberto Guidi, a un anno dalla scomparsa. Quest’anno il pensiero è rimasto legato ai drammi del terremoto. È nata così la mostra che unisce Ennio Brilli, Gianfranco Mancini e Andrea Braconi con il gruppo #ripartidaisibillini”. Emergeranno tre situazioni diverse del terremoto: Mancini ha fotografato macerie e volti, Brilli ha fermato l’esodo e l’accoglienza, Braconi le esperienze di resilienza, con chi riparte tra colore e bianco e nero. Ci sarà anche un omaggio a Teo Tini in cinque foto: “E’ il modo di Fermo di salutare uno dei primi artisti che amava Intanto a tal punto di creare un color vino appositamente per esporre volti originali al mercato coperto”. E per non farsi mancare niente sotto le festività, Falerio e rosso piceno Terra Fageto sono i vini da comprare e far diventare la strenna natalizia targata Intanto aiutando così Iacopini a non fermare mai la macchina dell’arte. 

Raffaele Vitali

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