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Da Sant'Elpidio alle librerie Feltrinelli: il 1992 raccontato da Pettinari: "Basta delegare, impegniamoci contro la mafia"

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Il giornalista lo sta facendo con il suo lavoro, con i suoi articoli, seguendo i processi tra Palermo, Catania e Caltanissetta, con questo libro in cui scoprire cosa pensavano Covatta, Mannoia, Marcorè, Staino, Maurizio Bologna e tanti altri.

di Raffaele Vitali

SANT’ELPIDIO A MARE - Era l’estate tra la seconda e terza elementare quella di Aaron Pettinari. Mai avrebbe potuto immaginare che quelle due bombe, via Capaci e vi d’Amelio, avrebbero segnato la sua vita. Durante quelle calde giornate, passate tra le colline fermane tra la sua Porto Sant’Elpidio e Sant'Elpidio a Mare, con le ore più calde a vivere al mare con i nonni, Aaron Pettinari ha formato la sua coscienza, ha segnato il suo percorso civile. “Crescendo ho capito che quel 1992 era stato il punto di svolta, un crocevia nelal storia dell’Italia” spiega l’ex bambino di otto anni cresciuto e diventato giornalista. Prima nella sua terra, il Fermano, poi, anno dopo anno, nella sua terra d’adozione, la Sicilia, dove con Antimafia2000 ogni giorno scandaglia il mondo sommerso della mafia, “che non è stata sconfitta”.

Un mondo che Pettinari ha messo nero su bianco scrivendo un libro dal titolo emblematico: “Quel terribile 92”. Ripercorre l’anno della morte di Giovanni Falcone, “è stato l’ultimo omicidio di mafia”, e di Paolo Borsellino, “il primo omicidio della seconda Repubblica”, e lo fa intrecciando le due bombe con la vita di 25 cittadini illustri. Ognuno ripercorre quell’anno, che è stato tante cose. Perché è nel 1992 che bruciava la biblioteca di Sarajevo, ma è anche il 1992 l’anno del miracolo della Danimarca che diventa campione d’Europa di calcio.

Parola dopo parola ricostruisce un mondo fatto di indifferenza, di impegno, fatto anche di speranza, perché prima che sotto la scritta Capaci in autostrada restasse solo un cratere, l’Italia aveva sperato. “Era nata la Dia, si era chiuso il maxi processo, era stato arrestato Mario Chiesa, lo Stato aveva deciso di schierare 7mila militari in Sicilia. Ma non è bastato” prosegue l’autore che sta girando l’Italia presentando la storia, facendo capire che la coscienza civile si forma anche a otto anni, ma poi va coltivata. Come? “Con l’impegno. E invece viviamo sempre più di deleghe. Pensiamo che dei problemi se ne debba sempre occupare qualcun altro. Ma non funziona così, bisogna scendere in campo, almeno informarsi ed essere informati”.

Il libro è una tappa della sua vita. Pettinari, oggi 33enne, ha un obiettivo: “La sfida è dare un contributo alla ricerca della verità, di cercare di trovare una nuova chiave di lettura sulle stragi. Come fatto da Lorenzo Baldo nel suo ‘I 57 giorni di Paolo Borsellino’ che ha portato all’inchiesta sull’uomo che prese l’agenda rossa dalla borsa del magistrato”.

Già, l’agenda rossa, il simbolo di chi vuole sapere e di chi non vuole che la mafia sia padrona di un pezzo d’Italia. Un’agenda da cui Borsellino non si separava mai e che è scomparsa il 19 luglio di 25 anni fa, lasciando un’enorme ombra sullo Stato e i suoi uomini. Perché il 1992 era anche l’anno degli accordi, della morte di Salvo Lima, uno dei referenti dell’allora potente Democrazia cristiana.

In quel 1992 in tanti si girarono dall’altra parte. E lo raccontano con sincerità nel libro figure come Flavio Tranquillo, giornalista sportivo oggi in prima linea nella lotta alla mafia, ma c’è anche chi di fronte a quelle esplosioni ebbe un moto di orgoglio, come Manuel Agnelli, leader degli Afterhours: “Ripenso all’isolamento vissuto dai due magistrati. Ci sentivamo in dovere, nel nostro piccolo, di poter contribuire a quell’ondata di rinnovamento. Era in corso una lotta sociale, dovevamo fare qualcosa. Decidemmo di iniziare a scrivere in italiano, lasciando l’inglese, era il modo per avvicinarci al pubblico con il nostro pensiero”.

Le bombe uccisero i simboli, ma al contempo accesero molte coscienze. Quelle che il fratello di Paolo, Salvatore Borsellino, stimola ogni volta che può parlando in pubblico, in televisione, in un libro. Come nella chiusura del ‘terribile 1992’ di Pettinari, che non può mancare in una libreria, in cui ricorda le parole di sua madre: “Andate dappertutto, dovunque vi chiamano, a parlare del sogno di Paolo. Fino a che qualcuno parlerà di Paolo e del suo sogno, vostro fratello non sarà morto”.

Pettinari lo sta facendo con il suo lavoro, con i suoi articoli, seguendo i processi tra Palermo, Catania e Caltanissetta, con questo libro, lo trovate da Feltrinelli, Mondadori e in ogni libreria, in cui scoprire cosa pensavano Covatta, Mannoia, Marcorè, Staino, Maurizio Bologna e tanti altri. Ma non basta, perché come diceva Falcone ‘ il nemico è sempre lì in attesa pronto a colpire’. Quindi serve l’impegno di tutti, serve non voltarsi dall’altra parte, serve condividere valori e principi, quelli che Pettinari ha imparato a otto anni e non ha più dimenticato.

@raffaelevitali

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