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Intervista a Giorgio Montanini: "Vi spiego il ruolo (e il vero valore) del comico"

giorgio montanini

Giorgio Montanini: "Il comico deve avere un suo ruolo, che deve assolutamente distinguersi dal politico".

di Chiara Morini

PORTO SAN GIORGIO – Sei monologhi finora, uno all’anno, fanno di Giorgio Montanini uno dei comici più amati sui palchi dei teatri. Venerdì e sabato sarà al teatro di Porto San Giorgio; ad aprire la serata quello che lui stesso definisce “un comico consolidato”, il suo amico Francesco Capodaglio.

Montanini sei monologhi in sei anni non sono tanti?

Certo che lo sono. Probabilmente sono il comico più prolifico. Sa, avrei tanto altro materiale da trattare, che forse ce ne verrebbe un altro. Ma in un’ora e venti, tanto dura il mio spettacolo, non poteva andarci tutto.

Perché non farlo durare il doppio?

Guardi che se va negli Stati Uniti, uno spettacolo comico dura al massimo 55 minuti. In Italia però piace la comicità e allora può durare più a lungo. Se uno però alla fine mi dovesse dire “è durato troppo poco”, non può che farmi piacere. Significa che gli spettatori si sono divertiti. Se un comico fa annoiare il pubblico, fallisce lui, non è certo colpa di chi lo ascolta.

Questo a lei, Montanini, non accade, fa sempre sold out nei teatri…

Faccio sold out, si, ed è un bene! Il pubblico live, quello nei teatri, è il mio tesoretto. Ho fatto la televisione, come tanti, quella è una cosa in più che deve portarti pubblico. I teatri sempre pieni, ovunque vada, testimoniano il fatto che io vado oltre il mio avatar su facebook, e che i miei followers e seguaci sui profili social non sono numeri, non sono finti, ma sono reali.

I suoi fan sono dunque autentici?

Si e questa è una bella cosa. Io sono sempre stato coerente nella mia carriera, cerco sempre di fare il mio lavoro. Le faccio un esempio: prenda la mia partecipazione a Nemo. Avevo deciso di farne parte, perché aveva un progetto che si sposava bene con la mia idea “rivoluzionaria” della cultura. Poi è diventata una trasmissione più “pop”, un po’ più commerciale, e allora ho rescisso il contratto, rinunciando pure ai soldi, al guadagno che ne derivava.

A questo punto, Montanini, spieghi ai nostri lettori qual è per lei la funzione del comico…

Il comico deve avere un suo ruolo, che deve assolutamente distinguersi dal politico. Mi spiego meglio: il comico è quello che vive la quotidianità con tutti i problemi, e l’unico modo che ha per far passare concetti forti e difficili è proprio quello della risata. Il comico ha il suo personalissimo punto di vista e lo espone. Il politico serio dovrebbe limitarsi dire “ho la ricetta per far star meglio tutti”. Se il comico fa il politico diventa un ossimoro. Il comico, come detto, ti deve far star meglio; dopo che lo hai ascoltato magari la vita continua ad essere dura, ma se ti ha donato un’ora o due di sollievo ha raggiunto lo scopo, ha prodotto l’effetto catartico che dovrebbe, ti ha purificato.

“Per quello che vale…” vero Montanini?

Ah certo! Ha capito bene il senso del titolo. Se alla fine lo spettacolo è piaciuto, ripeterete le battute più gradite, aggiungendo la postilla “Per quello che vale…”. Vede io non voglio essere il punto di riferimento per nessuno; quello lo deve fare il politico. E quando mi dicono “ce ne vorrebbe di gente come te, sei il numero uno”, rispondo “ovvio, non c’è un numero due”. La gente mi deve seguire solo perché la faccio divertire, per il resto c’è la politica!

redazione@laprovinciadifermo.com 

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