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Intervista. Franco Cardini a Santa Croce sul Chienti: muri, immigrazione, Africa, Islam, storia e tanto altro

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Lo storico: “Nessun religione nasce pacifica, ancor meno islam ed ebraismo, che si fondano sulla legge e non come il cristianesimo sul perdono. Bibbia e Corano nascono sulla giustizia, un po’ meno il vangelo. Ma il cristiano non è verto meno guerrafondaio”.

di Raffaele Vitali

SANT’ELPIDIO A MARE – È arrivato con grande anticipo rispetto all’incontro serale di Incipit, voleva vedere con i suoi occhi la Basilica Imperiale di Santa Croce assieme alla presidentessa dell’associazione Marisa Colibazzi, alla libraia Giovanna Taffetani, all’appassionato di storia locale Manfredo Longi e all’agronomo Silvio Pierdomenico. Qui, sotto un cielo azzurro che ha messo in risalto il perfetto restauro, abbiamo intervistato Franco Cardini, lo storico che mezzo mondo invidia all’Italia, spaziando tra la bellezza di Santa Croce e la paura dell’Islam.

Professor Cardini, partiamo dalla Basilica. Che impressione le ha fatto?

“Bella e importante. Un ottimo punto di partenza per studiare il reticolato dei monasteri. Dentro le abbazie si giocavano partite complesse tra cistercensi e farfensi, erano grandi le lotte nella chiesa”.

Una basilica che merita attenzione?

“Una struttura pre romanica con le caratteristiche tre navate, con una cripta importante. Qui ci sono stati grandi lavori da pare dei cistercensi, che erano molto abili nel bonificare, disboscare e coltivare i campi. Erano abili a sfruttare i fiumi vicino alle abbazie. Poi è chiaro che chi le studia localmente tende a vedere tutto ampliato, mentre la visuale va ampliata. Qui parliamo di realtà che uniscono Francia, Germania, Spagna e ovviamente Italia”.

Che effetto le fa vedere il cancello chiuso appena finita la visita?

“È fatale. Ci sono recinzioni che diventano necessarie, che sono funzionali. Tutti vorremmo avere ogni cosa aperta e disponibile. Poi, se guardo la Basilica farei in maniera diversa le ringhiere e toglierei la rete, ripensando una recinzione più adeguata”.

Cardini, venendo all’attualità, ci sono muri necessari, ma oggi nascono tutti contro gli islamici. Come mai?

“Il punto di partenza è analizzare il fenomeno dell’immigrazione. La gente li conosce i motivi? Spesso vado nelle scuole superiori e parto da una considerazione semplice: da una parte ci sono i poveri e dall’altra i ricchi. Non si scappa per colpa del caldo o delle zanzare. Poi, entro nel tema. L’Africa è il continente più ricco, ha oro, materie prime, diamanti, eppure è poverissima. Questo perché il diritto internazionale per l’Africa non è applicato, altrimenti quello che si produce nel suo e sotto il suo suolo dovrebbe restare a chi ci vive”.

E invece, portano via tutto gli occidentali?

“Basterebbe che l’Onu svolgesse il suo compito, come mi ribadiscono i ragazzi. Ma c’è un problema. Se è vero che nell’Onu uno vale uno, poi c’è il consiglio di Sicurezza con 5 Paesi che hanno diritto di veto e così tutto viene bloccato. Penso all’assetto della costa d’Avorio e al voto contrario della Francia. O, parlando di un caso non di povertà ma di civiltà, l’espansione di Israele, con risoluzioni di condanna o di ripristino dei confini puntualmente stoppate dagli Stati Uniti con il loro veto”.

Africa povera, la gente scappa e gli italiani hanno paura. È questa la parola chiave?

“I pregiudizi ci sono e non si possono cancellare. Però vanno spiegati”.

In che modo?

“Pace e democrazia sono due parole in cui credo poco. È la discussione il termine chiave. È discutendo che c’è la crescita culturale”.

Tornando alla paura, non è questa che poi fa innalzare i muri?

“Quando ero giovane eravamo tutti contro il muro di >Berlino, poi è arrivato quello israeliano e la gente ha cominciato a dire ‘magari serve’. Ci sono sensibilità diverse, che cambiano con il tempo, dalla Cina ai romani, qualcuno che li costruisce c’è sempre, ma poi arriva sempre quello che li supera. Bisogna saper capire se un muro, una barriera è funzionale”.

Che significa?

“Che quando si dice riportiamo indietro i migranti, non si dice per forza qualcosa di sbagliato. Prima si deve dare la sussistenza, cibo e vestiti, ma poi bisogna agire, bisogna fare una selezione. Ma questo punto è già una terapia, mentre bisogna ragionare sulla prevenzione. E questo non significa essere buoni o cattivi, ma capire le ragioni di una fuga e comprendere come evitare che si ripeta”.

Quando Salvini, Lega Nord, dice aiutiamoli a casa loro, afferma qualcosa di vero?

“Dice una cosa vera, ma dovrebbe aggiungere che ci sono le multinazionali da limitare, che c’è la ricchezza da ridistribuire nei Paesi poveri. Se i capitali restano in sede, l’Africa sarà più attraente. Ci sono modelli culturali da ridisegnare anche in Africa, un continente in cui l’agricoltura ad esempio produce poco, ma in cui tutti, anche i poveri, vogliono un telefonino o una tv. E poi in quella tv vedono Beautiful e pensano ‘ anche io voglio fare il bagno in piscina’ mentre devono fare decine di chilometri per prendere l’acqua necessaria per la giornata”.

La povertà aumenta la paura e la paura la convinzione che chi arriva da fuori sia violento. Ancora di più se islamico. Ma l’Islam è religione così pericolosa?

“Nessun religione nasce pacifica, ancor meno islam ed ebraismo, che si fondano sulla legge e non come il cristianesimo sul perdono. Bibbia e Corano nascono sulla giustizia, un po’ meno il vangelo. Ma il cristiano non è verto meno guerrafondaio”.

Quindi?

“Quindi c’è un problema di lettura, di interpretazione. Se prendiamo dei versetti senza legarli al resto del testo, anche il corano diventa minaccioso. Ma soprattutto dipende dalla traduzione. Basta tradurre un versetto con ‘Infedeli vanno ammazzati’ e cambia tutto, visto che in realtà si parla di politeisti e di un’Arabia del settimo secolo. Di certo per gli islamici non sono infedeli ebrei e cristiani, religioni unite dalla rivelazione”.

Scusi Cardini, ma allora perché l’islamico è visto come violento e pericoloso?

“C’è un lavoro molto difficile da fare ed è sulla selezione delle fonti. Purtroppo, chi grida di più, chi ha più anali televisivi o giornali, chi prende più click, spesso è interessato a veicolare un messaggio non di verità oggettiva. La persona più colta e preparata sa dove cercare il contenuto più qualificato e soprattutto capisce se quello che legge non è vero. Ma sperare che sia così per tanti è utopia, bisogna lavorare sulla crescita culturale altrimenti siamo destinati a vivere continui scontri”. Perché a vincere sarà sempre la paura.

@raffaelevitali 

 

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