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Porto San Giorgio. La perfezione di Federer raccontata dalle parole di Wallace: successo per la serata di Catà

La serata dedicata a Wallace raccontata da Cesare Catà è stata piena di quei “Federer moments” come chiamava lo scrittore quelle azioni che guardava in tv.

IMG 0001catà Federer

di Chiara Morini

PORTO SAN GIORGIO – Un genio del tennis raccontato da un genio della letteratura: questo è stato il Roger Federer raccontato, scritto e vissuto da David Foster Wallace, narrato ieri sera al circolo tennis di Porto San Giorgio da Cesare Catà. “Quando due arti, letteraria e sportiva in questo caso, si fondono, gli ingredienti per il successo ci sono tutti” ha detto il padrone di casa, Luca Quinzi, nel saluto iniziale.

“Io con la letteratura sono di casa – ha detto Catà – ma quando parlo di tennis di fronte al mio circolo…”. Autocritica o Autoironia? Nulla di tutto ciò, perché la serata di ieri sera era si diversa dal solito, ma non era una lezione di tennis, anche se dello sport con la racchetta si è parlato per circa un’ora. Cesare narrava la vita di Wallace, Simona Ripari leggeva i suoi scritti, tutti ad argomento Federer, la perfezione, la pura poesia per lo scrittore americano, che gli ha dedicato pure un libro, dal titolo “Roger Federer come esperienza religiosa”. “Genio, Mutante, Avatar – lo descriveva l’autore – Federer è una creatura col corpo fatto sia di carne che di luce (di qui il titolo della serata ‘Il tennista di luce’, n.d.r.)”. Federer, ha ricordato Catà, era l’unico in grado di poter rendere veramente felice Wallace. Così le parole lette da Simona Ripari: “La vita non ha senso, ma sembra averne davvero quando sul campo scende un tennista di nome Roger Federer”.

La serata dedicata a Wallace raccontata da Cesare Catà è stata piena di quei “Federer moments” come chiamava lo scrittore quelle azioni che guardava in tv. Come quella del 2005, quando nella finale degli US Open Federer contro Agassi mise a segno un punto (quasi) impossibile, e che ispirò Wallace a scrivere: “La verità è che il tennis in tivù sta al tennis dal vivo più o meno come il video a luci rosse sta alla realtà percepita dell’amore umano”. Chi conosce un po’ il tennis può capire: le azioni di Federer non sono mai fatte di forza fine a se stessa; che poi la forza di Federer non sta nemmeno tanto nella violenza dei colpi come accade per i suoi avversari. Lo aveva capito David Foster Wallace, come ha ricordato Catà: seguiva Federer al tal punto da far credere al suo entourage che fosse uno stalker, prima che i due si incontrassero. Wallace arrivò a dire “guardare Federer ti salva la vita”, e quando si accorse di aver non aver visto la finale del Roland Garros (persa male dallo svizzero) cadde di nuovo in una depressione tale da non riprendersi più.

Il Wallace tennista dilettante aveva capito che la forza di Re Roger stava (e sta ancora) tutta nella sua testa, in grado di donargli un grande autocontrollo. “Federer non piaceva a Wallace perché aveva vinto tutto – ha spiegato Catà – ma perché il suo tennis è pulito ed elegante, lui non urla, non fa gesti di stizza”. Se non si fosse impiccato il 12 settembre 2008, cosa avrebbe detto lo scrittore americano dell’impresa dello scorso 29 gennaio, quando a Melbourne Federer ha battuto in cinque set Nadal, tornando sul trono dell’Australia tennistica?

“Se per Wallace la spinta era Roger Federer, per Federer possiamo dire che era ed è Roger Feder – ha concluso Catà – probabilmente Wallace avrebbe pensato che lui, lo svizzero, non è alla fine della sua carriera, ma solo ad un nuovo inizio”.

redazione@laprovinciadifermo.com 

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