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"A sea of culture": se ne è parlato in un convegno per creare relazioni in ambito adriatico

Locandina Sea of culture

Origini, relazioni con il territorio fisico e sociale, condivisione con le comunità locali, interrelazioni tra privato, pubblico ed associazionismo, nuove responsabilità degli operatori nel settore dei beni culturali, contaminazioni fra beni ed attività culturali, queste le parole d’ordine e i presupposti comuni per fondare un sistema di relazioni di ambito adriatico obiettivo del Progetto stesso.

MACERATA - Per due giorni operatori del Settore dei beni culturali pubblici e privati, insieme a amministratori pubblici provenienti da Croazia, Serbia, Grecia ed Albania si sono confrontati e scambiati esperienze sui temi legati alla gestione del patrimonio culturale e come essa possa essere finalizzato anche all'arricchimento dei "processi di sviluppo economico, politico, sociale e culturale e di pianificazione dell'uso del territorio” così come esplicitato anche dalla Convenzione di Faro.

Questo è stato il Convegno internazionale “A sea of culture”, un’occasione di incontro e di progettazione comune per operatori nel settore dei beni culturali di area adriatica, l’obiettivo dell’evento finale del Progetto “Adriatico” uno dei Progetti del Distretto Culturale Evoluto della Regione Marche, coordinato dalla SVIM che, Università di Macerata, partner del Progetto stesso e Comune di Macerata hanno fortemente voluto si tenesse a Macerata tre venerdì e sabato 24 e 25 febbraio, in collaborazione con PlayMarche srl.

Origini, relazioni con il territorio fisico e sociale, condivisione con le comunità locali, interrelazioni tra privato, pubblico ed associazionismo, nuove responsabilità degli operatori nel settore dei beni culturali, contaminazioni fra beni ed attività culturali, queste le parole d’ordine e i presupposti comuni per fondare un sistema di relazioni di ambito adriatico obiettivo del Progetto stesso.

Si tratta di temi nei quali l’Università di Macerata come sottolineato dal Prof. R. Perna archeologo dell’Ateneo maceratese “ha da tempo investito risorse e verso i quali ha indirizzato i propri obiettivi di ricerca, convinta che la ricerca scientifica abbia senso solo se riesce a fecondare e trasformare il territorio determinandone gli obiettivi di sviluppo. È forse anche questa l’essenza dell’umanesimo che innova”.  Del resto l’Università di Macerata da anni, nel corso delle sue attività di ricerca, ad esempio in Albania “ha sperimentato modelli di sviluppo territoriale nell’ambito dei quali la ricerca di natura storico-archeologica è alla base delle crescita sociale ed economica di quei territori”

Per due giorni Macerata è stata una “capitale” dell’Adriatico,  come ricordato dal Sindaco R. Carancini “ dove si sono condivise e sviluppate relazioni aperte, che ci lasciano oggi la reale possibilità di poter continuare a lavorare insieme” del resto, aggiunge il Sindaco “in questa occasione si sono sviluppati ad esempio contatti stabili con le città di Zagabria e Gjirokaster che, oggi che ci siamo conosciuti direttamente, sappiamo più simili a noi, con le quali abbiamo ridotto le distanze, ed insieme alle quali condividiamo un comune sentire ed un comune operare”.

Ora, sottolinea C. Pesaresi coordinatore del Progetto Adriatico “è necessario dare seguito al lavoro realizzato, dare un futuro alle relazioni strutturate in questi anni. Le idee ed i problemi che abbiamo condiviso, saranno la base per le realizzazione di Progetti che, trovando spazio nella nuova programmazione europea, potranno dare occasione di lavoro ed internazionalizzazione ad aziende marchigiane impegnate nel settore dei beni culturali ed alle loro omologhe di area balcanica”.

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