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Premio Volponi, ha vinto Simona Vinci, secondo Valenti: "Ecco cosa sono per noi letteratura e impegno civile"

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La Vinci ha lavorato otto anni al suo libro: “Il tempo necessario, ho dovuto fare molte ricerche, viaggiare, vivere i luoghi che ho raccontato. Volevo davvero raccontare il mondo degli indesiderati".

di Raffaele Vitali

PORTO SAN GIORGIO – Nel nome ha il suo destino: Vinci. E così la giovane Simona, sguardo profondo e voce calda abbinate a una grande facilità di scrittura, ha vinto il Premio Paolo Volponi. Le 397 pagine di ‘La prima verità’, pubblicato dall’Einaudi nella collana Stile Libero, ha sbaragliato la concorrenza alla prima votazione. Secondo Stefano Valenti con ‘Rosso nella notte bianca’, 122 pagine scritte in un attimo e che inchiodano il lettore al divano. Terza la ‘Costellazione familiare’ di Rosa Matteucci, unica assente al teatro di Proto San Giorgio perché impegnata a Cuba a seguire il dopo Fidel Castro.

Una edizione di successo, con momenti altissimi, come l’incontro con Claudio Magris, che l’oboe di Francesco Di Rosa ha impreziosito nella serata finale. Facile parlare dopo la vittoria e così con Simona Vinci e Stefano Valenti ci siamo confrontati prima dell’inizio, mentre il teatro si andava riempiendo fino a non lasciare una sola sedia libera.

“Bisogna fare attenzione quando si parla di letteratura e impegno civile. Negli ultimi dieci anni molti autori si propongono come tali, ma poi di impegnato c’è poco. Secondo me – spiega Simona Vinci – la letteratura di suo è porsi nei confronti del mondo, delle vicende umane, in modo profondo e critico”. Ha lavorato otto anni al suo libro: “Il tempo necessario, ho dovuto fare molte ricerche, viaggiare, vivere i luoghi che ho raccontato. Volevo davvero raccontare il mondo degli indesiderati, le persone che il mondo rifiuta e rinchiude”. E oggi la finale del Premio Volponi, che poi ha vinto: “Esserci è importante. Dà visibilità, fa sapere a persone che mai prenderebbero in mano il tuo libro che esisti. Questo Premio dedicato a Volponi ha 13 anni di vita, significa che ha un suo pubblico, che ha un target di lettori appassionati che potranno apprezzare il mio lavoro. Insomma, è bello esserci a prescindere dal risultato”.

Stefano valenti è un habitué, lui ha già vinto una edizione con il premio all’opera prima ‘La fabbrica del panico’: “Una cosa insolita, mi diceva Angelo Ferracuti. Si vede che ho davvero dentro di me lo spirito di Volponi”. Diverso il modo di scrivere di Valenti, diversa la consistenza del libro, ma stessa attenzione al dettaglio, alla ricerca, al documentarsi: “L’impegno civile è un genere, un modo di guardare al mondo più che al proprio vissuto”. Sembrava un settore di nicchia, ma poi sono arrivati anche i successi commerciali: “Penso ad Acciaio di Silvia Avallone. L’importante è tenere un linguaggio facile e una trama poco complessa. Questo attira il lettore”. Il libro lo ha scritto velocemente, “ma dietro ci sono stati due anni di lavoro intenso di ricerca. Essere qui al Volponi è una soddisfazione, credo di essere colpito da suggestioni volponiane nel mio raccontare il mondo operaio. Sono molto legato a questo premio”.

Una bella cerimonia, con la proclamazione poco prima della mezzanotte della Vinci e il banchetto di Emergency con Cecilia Strada che ha ritirato il premio Mario Dondero, aperta da Pane e coraggio di Ivano Fossati con sullo sfondo l’immagine di Emmanuel: “Perché il no al razzismo deve essere chiaro”. Ad applaudire in prima fila il sindaco di Porto San Giorgio Nicola Loira assieme all'assessore alal cultura Renato Bisonni, il vicesindaco di Pedaso Paolo Concetti e il primo cittadino di Montegranaro, Ediana Mancini.

redazione@laprovinciadifermo.com @raffaelevitali 

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