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Dal Grembo di Tipicità un tuffo dentro Londra. Barbara Serra tra populismi, Brexit e giornalismo

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Questo stallo ha delle conseguenze secondo la giornalista di Al Jazeera: Il sentiment è di preoccupazione: nessuno compra case, le aziende sono ferme, la sterlina ha perso valore e nessuno vuole indebitarsi.

di Raffaele Vitali

FERMO – Direttamente da Londra arriva la giornalista Barbara Serra, italiana adottata dagli inglesi per parlare di mondo e o fa dal Grembo di Tipicità, dialogando con Marco Ardemagni, il giornalista che sveglia gli italiani su Radio 2 con Caterpillar Am. Non si parla cdi cibo, ma di mondo ed è quindi inevitabile partire dalla Brexit.

“Non facile comprenderla. In realtà non esiste, dovrebbe succedere il 29 marzo. Sono passati due anni e mezzo dal referendum, ma nessuno capisce davvero cosa succederà. Theresa May ha raggiunto l’accordo ma serve l’ok del Parlamento, che per tre volte ha bocciato lo schema. Probabilmente la premier chiederà un’estensione, magari un paio di mesi, forse un altro biennio. Il problema è che in mezzo ci saranno le elezioni europee e quindi il Regno Unito dovrebbe eleggere tutti i suoi rappresentanti, pur sapendo di dover uscire”. Un disastro è il sunto della corrispondente di Al Jazeera da Londra.

“Nell’accordo il problema principale è l’Irlanda del Nord, che rischia di riaccendere violenze, perché lo Stato si ritroverebbe di nuovo spaccato in due, con posti di blocco sulla frontiera”. Cosa accadrà? “La soluzione è trovare una soluzione tecnica nei prossimi due anni. Ma se non ci saranno soluzioni, l’Irlanda del Nord rimarrà nell’Ue come mercato unico”. Questo stallo ha delle conseguenze: “Il sentiment è di preoccupazione: nessuno compra case, le aziende sono ferme, la sterlina ha perso valore e nessuno vuole indebitarsi. Multinazionali se ne stanno andando da Londra, come Nissan e Honda. E c’è anche una divisione sociale che si acuisce. Non va dimenticato che 17,4 milioni di persone votarono a favore, oggi chissà, ma la divisione resta e almeno il 40% dell’elettorato oggi tornerebbe a votare per andarsene”. Difficile quindi anche per la Serra capire il futuro, ma restano i problemi che hanno portato alla Brexit: “Enorme disuguaglianza, Londra che corre e i paesi arretrati. Sanità, istruzione e pensioni in difficoltà: tutto congelato a causa della Brexit”.

Tra tanti dubbi, però c’è il fatto che tanti inglesi non vogliono più gli europei: “Stiamo rischiando, parlo in questo caso da inglese, di buttare via il nostro passato. Parto dagli italiani a Londra. Ce ne sono tanti, ma dopo il 2012 è come se ce ne fossero troppi. Senti l’italiano ovunque, ufficialmente sono 350mila ma in realtà sono almeno 750mila. Londra è la sesta città italiana più grande. Con la crisi dell’euro in tanti hanno pensato di trovare fortuna in Inghilterra. Ma è difficile a Londra emergere, perché c’è meritocrazia, ma c’è anche grande competizione. In questa fase di stallo sulla Brexit ne arrivano meno, c’è l’insicurezza. C’è anche la sterlina che vale meno e quindi questo è uno stimolo ulteriore a non scegliere la Gran Bretagna. Non è facile essere stranieri e non è eppure bello. Si aprono casi incredibili, come la signora novantenne arrivata in Inghilterra dopo la guerra che non sa se si è mai ufficialmente iscritta come cittadina. Che le accadrà?”.

Parlare d’Europa è anche affrontare il tema del sovranismo: “Populismo e sovranismo sono due parole che vanno lette legandole anche allo stile di chi le scusa. Se tu mi dici ‘populismo inteso come popolo contro l’élite’ è difficile contestare. In GB la disoccupazione è al 4%, ma la diseguaglianza è enorme. Ci sono i salari che non crescono, c’è un Paese che corre ma non troppo. I populisti in queste situazioni si inseriscono, anche se poi non sanno allearsi tra loro, vedi caso 5 Stelle-gilet gialli oggi hanno difficoltà ad allearsi. Poi c’è lo stile, l’uso della dialettica. Sentire Trump, che ha ereditato 350milioni di dollari parlare di élite è strano. Ma in un mondo di comunicazione senza filtri il messaggio passa. Con un tweet e un update su facebook parli con i tuoi. Questo evidenzia la crisi dei media, anche se alla fine c’è una verità che deve emergere”.

L’8 marzo è appena passato, la domanda sul mondo femminile è d’obbligo: “Il ruolo delle donne è un problema, ma non esiste perché non è visto come un problema. Per me il problema è l’assenza di rappresentanza femminile. Anni fa ho scelto di andare a Che tempo che fa, il programma dell’Italia pensante e non troppo legato all’attualità. Prima mi ero studiato l’elenco degli ospiti da gennaio 2015 a giugno 2015: tra sabato e domenica erano state invitate 208 persone, solo 25 le donne, il 12%. Ma c’è di peggio, perché di donne non legate al mondo dello spettacolo, e quindi belle, erano solo cinque. Una di quelle era Samantha Cristoforetti: se sei un uomo e vuoi avere voce scrivi un libro, se sei una donna devi andare nello spazio” tuona la giornalista strappando un meritato applauso prima di ricevere da Alberto Monachesi, deus ex machina di Tipicità una targa ricordo da riportare con sé a Londra.

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