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Il richiamo di don Ciotti: mafia, informazione, social e formazione. 'Riscopriamo l'etica'

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È duro il fondatore di Libera nel suo intervento al congresso nazionale dei giornalisti: C’è troppa informazione non libera, asservita o almeno profondamente condizionata.

di Raffaele Vitali

“Etica pubblica significa essere e sentirsi parte di una comunità. Non solo difendendo il bene comune ma alimentandolo con il nostro impegno”. Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, è il grande ospite del 28esimo congresso della Fnsi a Levico Terme e da giornalista pubblicista porta le sue osservazioni: “Il mio è un contributo fatto di rispetto e sana preoccupazione. Le parole e le immagini sono azioni, sono responsabilità. È necessaria la responsabilità delle parole”. È chiaro don Ciotti: “Guardiamo alla nostra etica professionale, nessuno è escluso. Sono stanco quando ci chiamano degli ordini professionali di sentire parlare dell’etica della professione. Invece dobbiamo capovolgere tutto, l’etica come professione. L’etica deve fare da sfondo alle nostre scelte, agli impegni, alla professionalità”.

Lo dice con enfasi: “Il giornalismo, l’informazione è una sorgente di democrazia. Sta in piedi e progredisce solo se continuità, solo se costituita da cittadini informati, attenti, desiderosi di sapere e di conoscere. Una democrazia sta in piedi se i cittadini vengono dotati di coscienza critica, capaci di distinguere”. Il sunto è semplice: “L’informazione come conoscenza che gioca un ruolo nella formazione delle coscienze. Ma per farlo deve essere vera, pluralista e rigorosa. Oggi c’è una democrazia molto pallida nel nostro Paese. E c’è anche, in gran parte, un tradimento della nostra Costituzione”.

È duro don Ciotti: “C’è troppa informazione non libera, asservita o almeno profondamente condizionata”. E cita il vangelo di Giovanni: ’la verità vi farà ridere’. “Ma la verità è una ricerca, no un possesso. Il mio augurio è per un giornalismo che fa bene a tutti. L'informazione per essere libera deve liberarsi dal peccato del sapere, la mancanza di profondità. Siamo entrati in una fase di superficialità. L’informazione deve scegliere la ricerca per essere libera, la complessità e rifiutare le semplificazioni, le etichette, la notizia usa e getta, la notizia come merce di consumo. Voi lottate, ma certi meccanismi non lo permettono. Sappiate che c’è una vasta area di una società civile responsabile, solo Libera rappresenta 1600 associazioni, che non vi lascerà soli in questa battaglia. È in gioco la democrazia del nostro Paese. L’informazione è importante”.

Non risparmia critiche: “L’informazione si è piegata agli indici di ascolto, agli introiti pubblicitari. È drammatico, dopo 52 anni - e voi mi siete maestri – l’ultimo rapporto del Censis. Mai trovato parole in apertura come impoverita e disgregata riferita alla comunità. E poi leggere che l’Italia è il fanalino di coda nell’istruzione e nella formazione. Ecco la grande sfida culturale, perché la cultura sveglia le coscienze. Ecco la grande sfida fondamentale della conoscenza”.

Il passaggio finale è per il mondo dei social: “I social sono strumento di consenso e potere. Ci si sono buttati i politici più spregiudicati per creare un rapporto diretto e fintamente paritario del lettore, che diventa un seguace e non un pari. Scavalcando così i tempi e i modi della democrazia, che sta diventando solo consenso. Questa è la morte della politica, è il via libera agli spacciatori di illusione, esperti di slogan e semplificazioni. La democrazia plebiscitaria rischia di diventare una via all’ingiustizia”.

È preoccupato don Ciotti, ma non arrendevole: “Il futuro ci chiede di andargli incontro, non attendetelo. Non dobbiamo dimenticare che la relazione è l’essenza della vita e tutti gli altri sono il termometro della nostra umanità. Dobbiamo lottare per far sì che le leggi tutelino i diritti e non il potere. Le mafie oggi sono cambiate e sono più forti. Loro sono cambiate, ma l’Italia si è fermata a Falcone e Borsellino”. Hanno quattro nuove dimensioni le mafie: progressivo allargamento del raggio di azione, non c’è regione d’Italia esente; profili organizzativi flessibili, reticolari; vocazione imprenditoriale nell’economia legale e nei mercati: “Produzione di relazioni e complicità con attori dell’area grigia, le mafie oggi più che mai si collocano all’interno dello spazio relazionale tra il legale e l’illegale, vivono tra imprenditori, massoneria deviata e spazi pubblici”; assenza di verità, di indagine.

“Vedete, manca la verità in questo Paese e così chi vive nel grigio cresce. Non chiudiamo capitoli rimasti irrisolti, da Ilaria Alpi a Giulio Regeni. Collaborate voi giornalisti: l’80% dei familiari non conoscono la verità, possibile? Non fermiamoci, serve una società responsabile che non lascerà mai sola l’informazione, che è la base della democrazia. Andiamo insieme incontro al futuro. La speranza è fragile, ma solo se non condivisa. La speranza si rigenera se fondata sull’impegno, vi prego giornalisti, non corriamo il rischio di sentirci dalla parte giusta. La parte giusta non è un luogo dove stare, ma un orizzonte da raggiungere tutti insieme”.

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