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La storia come benzina, la tecnica come futuro: il Montani vuole tornare il numero 1 in Italia

exallievi

Perfino il presidente della Repubblica Giovanni Gronchi venne al Montani e, prima un francobollo poi una lapide nel Triennio, oggi sotto sequestro, lo ricorda. Merito di Umberto Tupini, presidente del Cda e poi senatore.

di Raffaele Vitali

FERMO - In fila per due verso il cinema Helios, era questo il premio per gli alunni negli anni ‘70, anche per l’irrequieto elettrotecnico di specializzazione Carlo Labbrozzi. Parte dal convitto la nuova era del presidente degli ex allievi del Montani parte dalla sala in cui a fine anni ’70 il neo presidente veniva ‘riconsegnato’ ai genitori nei periodi di festa. Ho studiato 5 anni, ho passato la mia adolescenza, rientrarci dopo 47 anni è motivo di emozione” sottolinea Labbrozzi. Lucia Gasparrini è la vicepresidente, diplomata in Elettronica Industriale nel 1985, prima donna ai vertici dell’associazione: “Ero la figlia più grande, mio padre ci lasciò presto, per entrare nell’azienda elettronica di famiglia mi serviva la miglior base. E scelsi il Montani. Mi ha formato – sottolinea con la voce calda ed emozionata - dal punto di vista umano e tecnico, qui ho imparato a trovare soluzioni”. Al fianco di Labbrozzi e Gasparrini manca alla presentazione Andrea Vitali, ingegnere e secondo vice.

Serve la storia per entrare nel futuro. Parte da qui Labbrozzi, dal ruolo del Montani, dai suoi 165 anni iniziati con Ippolito Langlois “che capì la necessità di avere dei tecnici e fondò la scuola di arte e mestieri”. La risposta di Fermo fu incredibile: “Ogni amministrazione comunale e provinciale ebbe attenzione verso questa istituzione. Partendo dalla donazione dei conti Montani che misero a disposizione il palazzo del triennio e 300 ettari di terra, che divennero la base dell’autonomia di una scuola che fino agli anni ’60 poté scegliere i miglior insegnanti” prosegue il presidente. La svolta, non positiva, negli anni ’70 con il passaggio a Statale e la fine dell’autonomia nella scelta dei docenti che venivano pagati diversamente dal sistema scolastico e quindi i migliori sceglievano Fermo.

Un incendio nel 1930 distrusse gli archivi, ma dalla guerra in poi i dati sono documentati. “Si stimano oltre 40mila allievi dalla fondazione, 16mila quelli dagli anni ’40 in poi”. Studiando l’elenco, leggendo le città di provenienza, una parte minoritaria era di Fermo, il resto veniva da ogni angolo dell’Italia. Oggi invece buona parte è regionale, ma sempre il numero più piccolo sono i fermani.

Meccanici, esperti di caldaie e macchine a vapore erano la base di una scuola gloriosa che presentò una didattica rivoluzionaria, con tanto i libri scritti dagli stessi docenti, una specie di anticipazione del progetto ‘book in progress’ sognato dall’attuale Governo. “Non mancavano docenti di lettere, come Danese e Loira, che nel loro settore erano di grande preparazione e straordinaria cultura, tramutata poi in educazione tra gli alunni” prosegue Labbrozzi.

Perfino il presidente della Repubblica Giovanni Gronchi venne al Montani e, prima un francobollo poi una lapide nel Triennio, oggi sotto sequestro, lo ricorda. Merito di Umberto Tupini, presidente del Cda e poi senatore. “Sto cercando la figlia dell’ingegner Zacchilli, preside fino agli anni ’70, che sviluppò la parte agraria e legò la scuola all’Eni di Enrico Mattei che chiedeva i migliori allievi del Montani per l’azienda petrolifera. Un legame tale che portò Mattei più volte a prendere parte al Cda. La memoria non può essere persa, perché vogliamo restare una città di studi”. Clementoni, Cesaroni e Luzi gli ultimi tre che hanno portato gli ex Allievi nel futuro.

“Abbiamo un compito, ridare. Fermo mi ha dato istruzione e professione, oltre che passione civile. Per questo ho ceduto alle pressioni di Stefano Luzi. Ho un dispiacere, non riuscire a sgravare il peso dalle spalle della preside”. C’è un tempo per ogni cosa, oggi quello dei potenti ex allievi è di risvegliare le persone e le coscienze: “Dobbiamo raccontare la nostra storia, dobbiamo stare vicino al Montani per ridargli una collocazione naturale e serena e di continuare a far crescere le nostre specializzazioni, per rispondere sempre più alle mutate condizioni industriali, penso all’energia. Siamo stati leader in passato, dobbiamo esserlo in futuro”. I tecnici industriali hanno fatto l’Italia e l’hanno resa la seconda potenza europea. I periti costruivano quello che era progettato.

L’ultimo appello di Labbrozzi è per gli spazi: “C’è una parte non usabile, alle Istituzioni preposte, in questo caso la Provincia di Fermo chiediamo una cosa semplice: diano tempi certi. La sede che rappresento è interna alla scuola e noi, che abbiamo più di mille soci, non possiamo entrarci perché chiusa. Comprendiamo, ma vogliamo certezze, chiediamo tempi certi, pur capendo le difficoltà. si sta navigando a vista, non si riesce a sapere una data né di inizio né di ultimazione”.

Parole che incassano il supporto la preside Margherita Bonanni: “Gli ex Allievi hanno una grande consapevolezza del ruolo del Montani, della storia e della scienza che sono passati dentro questa scuola. Da qui non escono persone che fanno senza pensare. Qui chi può dà, perché questa scuola è amata come una famiglia. L’emblema è stato Luzi, che ha aperto la sua azienda alla scuola, facendone una cosa sola. Oggi è il tempo di riscoprire la storia e la forza che aveva e di cui ha bisogno”.

La chiusura è di Stefano Luzi, il past president: “Sono nato in via Montani, vedevo i 4mila ragazzi che uscivano dalla scuola ogni giorno. Ho vissuto sei anni intensi da presidente, ho un solo rammarico: non siamo riusciti a far capire nella città il progetto dei laboratori più innovativi di quelli che abbiamo. Un progetto di recupero dei 1500 metri quadri e del rapporto con le aziende. Servono 50mila tecnici specializzati, perché non si riesce a elevare la cultura tecnica? Fermo è da sempre un polo d’eccellenza, perché non crederci? Il collegamento con la Politecnica e le altre università sarebbe immediato, basterebbe credere nel recupero dei nostri spazi, partendo dal convitto che potrebbe tornare ai suoi fasti. Dobbiamo puntare sulla ristrutturazione del Montani, rivedendo anche i 1500 metri quadri con l’aiuto di imprese. Fermo ha mangiato con il Montani, le famiglie potrebbero acquistare mezzo metro quadro e diventare azionisti del futuro di questa gloriosa scuola”.

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