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Le candele dell'uguaglianza: Fermo dice sì ai diritti. 'L'accoglienza non può essere un reato'

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Appuntamento in tutta Italia e Fermo non è voluta essere da meno. “Dobbiamo dare l’esempio ed essere qui con la fascia è un messaggio per ogni cittadino.

FERMO – “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”. L’articolo 1 della Dichiarazione universale dei diritti umani, scritta 70 anni fa, viene letto in piazza del Popolo da una bambina. È uno dei volti giovani in mezzo a cittadini comuni e militanti delle varie associazioni che dell’accoglienza e dell’aiuto del debole sono una bandiera: Emergency, Amnesty, la curia, Il Ponte, Cgil, Aloe, Sprar e tante altre sigle.

Appuntamento in tutta Italia e Fermo non è voluta essere da meno. Tutti con in mano una candela. “Dobbiamo dare l’esempio ed essere qui con la fascia è un messaggio per ogni cittadino. Diritti umani e accoglienza son dei valori fondamentale” sottolinea l’assessore di Porto Sant’Elpidio Emanuela Ferracuti. Lei è uno dei volti istituzionali che si muovono tra candele e cappelli che proteggono dal vento gelido. C’è il sindaco di Fermo Paolo Calcinaro, “importante dare un segnale”, c’è il vicesindaco di Porto San Giorgio Francesco Tota Gramegna, “temo questo clima di paura che ci fa dimenticare che la diversità è una ricchezza”, c’è l'assessore Lucia Diomedi di Monte Urano. E tanti altri, ma soprattutto ci sono quelli che ogni giorno lavorano nelle scuole, lavorano con gli immigrati, lavorano per difendere i diritti che ognuno di noi potrebbe perdere cambiando Paese. Tra di loro, Peppino Buondonno: “Ci sono momenti in cui i diritti umani non vengono rispettati e con loro anche l’articolo 10 della nostra Costituzione. È fondamentale tornare a ribadire che l’Italia è accogliente, che è un paese libero”. Tanti anche gli uomini delle forze dell’ordine, che vigilano discreti su quello che ogni giorno difendono: l’uguaglianza e il rispetto della legge.

La manifestazione è tranquilla, pacifica, silenziosa: perché le uniche parole che si devono sentire sono quelle di don Pietro Orazi e poi della lettura dei trenta articoli della dichiarazione. “La solidarietà oggi è considerata un reato. L’aiuto diventa buonismo, il diverso è da odiare. E invece noi siamo qui perché vanno ribaditi i principi di umanità e di convivenza civile. Sconfiggiamo la retorica della paura, stiamo tutti dalla parte dei diritti e delle persone”.

Raffaele Vitali

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