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La prefettura di Fermo apre le porte al pensiero: ecco le ricette (e le critiche) del rettore Longhi per un futuro migliore del presente

longhiprefetto

'Un modo per cercare di migliorare la collettività è confrontarsi' esordisce il prefetto Maria Luisa D’Alessandro che ha riempito la sala con presidi, forze dell’ordine, imprenditori e quella che si potrebbe definire l’intellighenzia fermana.

di Raffaele Vitali

FERMO – L’idea è semplice: incontri in Prefettura. Aprire le porte per capire le dinamiche del territorio. “L’identità è una ricchezza, quello che può diventare negativo è invece la mancata conoscenza. I rapporti e le relazioni diventano difficili, complicati quando non si conoscono gli altri. se questo avviene a livello di classe dirigente incide sugli uffici. Abbiamo poche risorse umane e finanziarie, una tecnologia che avanza ma che non sappiamo usare. Un modo per cercare di migliorare la collettività è confrontarsi” esordisce il prefetto Maria Luisa D’Alessandro che ha riempito la sala con presidi, forze dell’ordine, imprenditori e quella che si potrebbe definire l’intellighenzia fermana.

IL FORMAT

Il primo appuntamento è con il rettore dell’Università Politecnica delle Marche Sauro Longhi: “Un marchigiano a tutto tondo, che non è solo il simbolo dell’Università, ma del futuro” aggiunge. Longhi è partito proprio dal palazzo che oggi ospita l’ufficio del Governo, nel lontano 1992 “dai piani alti, non quello nobile” precisa.

Il prefetto vuole mettere al servizio della città la conoscenza: “Il mio è un esperimento, parliamo di quello che si fa per sé, per il proprio luogo di lavoro, per la collettività”. Onorato e titubante di fronte alla richiesta il rettore: “Un conto è parlare in un’aula piena con allievi che attendono un messaggio. Diversa è questa platea in cui si gioca alla pari. Inizio il mio ultimo anno di mandato e riparto da quanto fatto, dal mio voler avvicinare l’università alla società. perché credo molto nel valore dell’Università, ma anche dell’istruzione”.

UNIVERSITA’ SENZA BARRIERE

Lauree in piazza, notte della ricerca e il Your future festival sono tappe per rendere la conoscenza condivisa. “Quello che va ritrovato dentro l’Europa, il luogo che ci ha permesso sulle differenze di ricostruire 70anni di pace” ribadisce nella sua lectio.

“Cervelli in movimento e non cervelli in fuga” è l’approccio di Sauro Longhi verso chi lascia l’Italia in cerca di esperienza: “Il futuro non è isolamento, è inclusione, è accoglienza. Parole che non vengono più usate, ma che sono la base dell’Europa. Vogliamo distruggere questo, perdere il valore di questa ricchezza? Le Università hanno contribuito a costruire questa Europa fatta di accoglienza. La collaborazione scientifica ha aperto le strade alla mobilità, all’abbattimento di quei confini che oggi qualcuno rivorrebbe”.

RISORSA EUROPA

Che sia un amante della bandiera blu con le stelle d’oro non è un mistero: “Non ci sono più i fanti, oggi a difendere i valori europei ci sono i volontari, i giovani. Loro non hanno problemi a condividere la fase di apprendimento. Li creano altri i problemi. Le Università iscrivono tutti”.

IL SISMA DIMENTICATO

Il prefetto riporta Longhi sul territorio, chiedendo dei progetti concreti di rilancio post sisma: “Le faccio un esempio. Emergenza edifici scolastici. La Crui si riunisce dopo le prime scosse per affrontare, su indicazioni di Errani, il tema ricostruzione, sul come realizzarne di nuove in tempi rapidi. Come facoltà di ingegneria diamo la nostra disponibilità. E lo facciamo, progettammo la scuola di San Ginesio. Ma ancora la scuola ancora non c’è. Abbiamo creato uno staff di progettazione, dall’impiantista allo strutturista fino all’architetto per una sede aperta, inclusiva e rispettosa degli spazi. L’Università ha risposto alla richiesta di un progetto cantierabile, in tempi azzerati. Lo abbiamo fatto, lo abbiamo presentato a febbraio 2017, ma nulla è partito”.

Poi aggiunge tra la rabbia e la delusione: “È caduto un ponte a Genova e si è arrivati alla legge speciale, perché per il terremoto che ha colpito queste terre non sono state chieste le stesse cose? Genova è importante, interrompe un flusso. Ma qui abbiamo un entroterra che se viene visitato di notte si resta amareggiati, non c’è una candela accesa. Qualcosa deve cambiare”.

TECNOLOGIA ANTI SPOPOLAMENTO

Idee per la piccola provincia? Ci sono: “Portiamo 100 megabit sui Sibillini, così attireremmo qualcuno che oggi non c’è. Non possiamo ragionare su un ospedale in ogni paese, ma possiamo pensare a sistemi sanitari innovativi. Piccolo esperimento della Politecnica con l’Inrca in dieci paesi con meno di tremila abitanti. i medici di famiglia diventano il mezzo per l’uso delle tecnologie, dell’intelligenza artificiale. Noi accompagniamo la trasformazione dei territori. Lo abbiamo fatto portando Ingegneria Gestionale, studio fondamentale per chi produce una manifattura di qualità”.

INGEGNERI PROBLEM SOLVING

In una terra di artigiani, la sfida del rettore è inserire la tecnologia dentro la manifattura: “Montiamo una videocamera al fianco del più bravo e studiamolo. Potremmo iniziare a codificare le azioni, potendo così di trasferire, magari all’immigrato che non a capacità ma ha volontà di imparare. Andiamo oltre la gestione dei segreti, è l’efficienza che rende competitiva l’impresa, non il mantenimento della conoscenza stratificata e che potrebbe essere superata dalle nuove tecnologie. Non dimenticate che i nostri ingegneri hanno capacità e conoscenze che nessun consulente potrà mai avere: vanno assunti. Anche con contratti a tempo determinato, a contratti e non con tirocini informativi. Una volta laureati vanno pagati. È inesperto, ma ricco di conoscenze”.

SERVONO MATRICOLE

L’Università nasce per formare, ma è pronta a collaborare con tutti, in particolare con le scuole: “Dobbiamo attirare studenti verso l’università. Nel mondo gli studenti universitari sono raddoppiati, noi abbiamo ridotti. Siamo il fanalino dell’Europa come capitale umano formato. Dobbiamo invertire questo percorso. Spesso entro nelle scuole elementari e qui trovo attenzione. Un giorno ho ricevuto un biglietto con una frase: ‘Abbiamo incontrato una persona grande che ci ha parlato di tante cose e io che tanto bravo non sono ho capito che da domani voglio diventare ricercatore’. Quel giorno – conclude con la voce strozzata dall’emozione – ho raggiunto il mio scopo. Avevo fatto capire ai giovani che davvero possono avere un futuro migliore dei genitori. Io sono un ottimista nato e continuerò a dirlo, a raccontare di un domani migliore con un capitale umano formato”.

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