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Trasatti: ‘Sgarbi? Una chicca per Fermo che a Natale avrà Terminal e museo a Torre di Palme’

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Due scommesse diversissime tra loro su cui il Comune punta per dare un’offerta sempre più ricca.

 

FERMO – E la mostra si chiude con un visitatore fuori dal comune e fuori da ogni orario. Ma si sa, Vittorio Sgarbi, critico d’arte senza confini, ama che le sale espositive gli vengano aperte di notte. A Fermo, ieri sera, è arrivato a mezzanotte, poco dopo la chiusura ufficiale della mostra sul 400 che ha richiamato migliaia di persone nei suoi mesi di apertura. E come Cicerone ha avuto il primo cittadino.

“La chicca finale” la definisce l’assessore alla Cultura Francesco Trasatti. “Una visita che – ribadisce il sindaco Paolo Calcinaro - ci fa capire ancor più il fascino della mostra e le potenzialità della nostra città che sa farsi sempre più apprezzare”. Da oggi san Filippo torna nella sua vuota bellezza in attesa di una nuova esposizione. “Non ne abbiamo in programma anche perché – prosegue Trasatti – ora siamo impegnati a tempo pieno per la riapertura di due innovativi spazi: il Terminal e il museo archeologico di Torre di Palme (nella foto)”.

Due scommesse diversissime tra loro su cui il Comune punta per dare un’offerta sempre più ricca, partendo dal fatto che i turisti quando arrivano a Fermo restano affascinati e più hanno da fare e più è probabile che allunghino la permanenza oltre la giornata culturale. “Il Terminal diventerà uno spazio per l’arte contemporanea, un mondo nuovo per Fermo che è abituata ed è un riferimento per antico, gotico e 400. Sapere di avere da gennaio 2019 una struttura dedicata ci aiuterà ad aprirci a nuovi mondi. E di certo protagonista sarà la fotografia”.

Tagliare i nastri per Natale è l’obiettivo, renderli operativi per gennaio la certezza. E chissà che il primo a visitarli non sarà di nuovo Sgarbi. Tornando alla mostra sul 400, tra un Crivelli e l’altro provenienti dai comuni colpiti dal sisma, Trasatti rivela: “Una mostra molto apprezzata che ha avuto un riflesso sul resto dell’offerta cittadina. La scelta di inserire nel percorso il museo diocesano e l’oratorio di Santa Monica, ha permesso ai due importanti siti non gestiti dal comune di avere un trend di grande crescita”. 

Raffaele Vitali

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