Licini ambasciatore di bellezza tra la follia racchiusa nei quadri del Guggenheim e la casa di M.V.Corrado

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“Osvaldo Licini che un vento totale di follia mi sollevi” è il titolo della mostra veneziana, curata da Luca Massimo Barbero, che comprende ben 100 opere esposte in dieci sale.

MONTE VIDON CORRADO – È partito dalla piccola provincia di Fermo ed è diventato uno dei pittori più amati al mondo. E a ricordarlo a tutti gli appassionati d’arte, fino al 14 gennaio, è la mostra che celebra i 60anni dalla scomparsa di Osvaldo Licini a Venezia. Una cornice speciale, la collezione Peggy Guggenheim, per opere uniche nel loro genere, che vedono protagonista anche la Casa Museo del pittore realizzata tanti anni fa dalla Provincia di Fermo a Monte Vidon Corrado, in quell’angolo di terra in cui il pittore si perdeva guardando il cielo e la sua luna splendente.

Quando durante la trasmissione ‘Che tempo che fa’ di Fabio Fazio, lo sfondo è diventato una delle opere di Licini, la direttrice del centro studi, Daniela Simoni, ha sorriso, ha pensato che il lungo percorso di promozione del pittore degli Angeli ribelli aveva raggiunto una tappa importante. certo, ora la sfida è far sì che le centinaia di migliaia di visitatori attesi a Venezia possano in piccolissima parte decidere di partire alla scoperta del luogo da cui la fantasia di Licini ha preso ispirazione. Ripetendo quanto avvenuto con il Rubens di Fermo, ambasciatore a MIlano e diventato attrazione per il capoluogo. “Osvaldo Licini che un vento totale di follia mi sollevi” è il titolo della mostra veneziana, curata da Luca Massimo Barbero, che comprende ben 100 opere esposte in dieci sale attraverso le quali i visitatori sono guidati in un percorso cronologico che dalle opere giovanili d’ispirazione futurista conduce fino agli ultimi Angeli aquilone.

Se nel 1958 Licini aveva ricevuto il riconoscimento più alto sul piano internazionale con il gran premio della pittura alla Biennale di Venezia, oggi questa mostra ospitata in uno dei più prestigiosi musei del mondo, e sempre nella città lagunare, diventa la vetrina del pittore al grande pubblico. All’inaugurazione ha preso parte il sindaco di Monte Vidon Corrado Giuseppe Forti, che dal 1978 lavora sulla figura dell’artista. Un sindaco amante dell’arte, battagliero, capace di bacchettare la Regione Marche quando nei piani culturali dimentica la casa del pittore, ma anche capace di finanziare esposizioni d’alto profilo come quella in corso che abbina a Licini le scancellature di Isgrò. E tutto questo grazie al lavoro in tandem con Daniela Simoni, che ha collaborato a lungo con la Guggenheim all’organizzazione. “Uno dei più grandi artisti del Novecento” ha ribadito il curatore al taglio del nastro.

“Attraverso la poetica visione di Licini il profilo dei Sibillini, come un filo rosso, accompagna in filigrana il visitatore con la sua forza evocatrice di matrice leopardiana, così, con questa mostra, anche le Marche volano insieme a Licini” ribadisce la Simoni che per non contrastare con la grande esposizione veneziana, nelal casa Museo per celebrare il sessantennale ha deciso di non lavorare sul piano espositivo su Licini ma di lavorare sull’altro filone che riflette la Casa, ovvero l’arte contemporanea”. Da qui la scelta fino a novembre di puntare su Emilio Isgrò, pittore capace di unire due secoli.

Raffaele Vitali