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L'intervista. Michela Marzano a Fermo: diritti civili, stepchild, valori e "il Pd che non mi rappresenta"

La filosa deputata: “Il mio libro trae senso dal motivo che non esiste una legge decente che garantisca l’uguaglianza tra i sessi".

marzanofermo


di Raffaele Vitali

Fermo – Uguaglianza non significa indifferenziazione, come ci hanno fatto credere malintesi e strumentalizzazioni”. Si ferma in piazza del Popolo, il tempo di un caffè, prima di entrare al palazzo dei Priori per presentare il suo libro. Michela Marzano, filosofa, scrittrice e deputata, è attesa: ‘Papà, mamma e gender’ è il suo ultimo lavoro che sta facendo discutere l’Italia tanto quanto la Cirinnà. “Il mio libro trae senso dal motivo che non esiste una legge decente che garantisca l’uguaglianza tra i sessi. Stiamo vivendo una situazione che la Francia ha superato nel 2013 dopo lunghe polemiche, ma l’ha superata con una legge civile”.

Cosa che invece non è avvenuto in Italia, secondo lei?

“Il testo arriverà alla Camera e lì farò tutto il possibile per modificarla e tornare all’originale. Ma non mi illudo, so che i numeri sono blindati. Ma vanno reinseriti i diritti e i doveri paritari previsti all’inizio, incluso l’articolo 5 del famoso stepchild adoption”.

Possibilità scarse di modifica?

“Direi inesistenti e per questo, al termine dell’iter parlamentare lascerò il Partito Democratico”.

Anche la Cirinnà aveva detto la stessa cosa, poi però si è accontentata.

“La differenza tra me e la Cirinnà è che a me la carriera politica non interessa. A me interessano i diritti. Ed è per questo che il Pd mi ha chiamato e convinto a candidarmi con una telefonata, prima da Letta e poi da Bersani. Se non uscissi darei un pessimo segnale ai giovani, ai miei studenti. Dovrei dirgli che ho lasciato cadere quello per cui vivo e morirò? Questo per restare in un partito? No, mi tradirei e vi tradirei”.

Ma poi, se esce, avrà abbastanza voce per farsi sentire?

“Lascerò traccia negli stenografici parlamentari. Io voglio tornare a casa e potermi guardare allo specchio e questo è possibile e lotto per i diritti”.

Ma questa legge è proprio da bocciare?

“Scindo due piani: quello giuridico e quello culturale. Dal punto di vista giuridico è un passo avanti, da quello culturale è un passo indietro. Non solo è stata tolta la step child adoption, ma anche una serie di obblighi incluso quello alla fedeltà. Siamo tornati a una chiara differenza sessuale. Come se gli omosessuali vivessero un amore di serie B”.

Uno dei motivi che hanno spinto i critici contro la legge Cirinnà è il rischio ‘utero in affitto’. Come vive il caso Vendola?

“Non si può impedire a chi vuole un figlio di averlo. Ma desiderio non significa diritto. Ma chi lo vuole, alla fine un figlio lo ottiene. Con la legge iniziale e non emendata si voleva invece garantire chi è già in vita. Il figli c’è, che facciamo? Dobbiamo far pagare al bambino le colpe, se vogliamo usare questo termine improprio, dei genitori? L’utero in affitto è una pratica vietata anche in Francia. Ma ci sono Paesi che lo permettono. A noi il dovere di tutelare il bambino che viene al mondo. Noi volevamo, e alla Camera lotterò ancora, proteggere chi esiste”.

Marzano, non crede che in Italia ci si scaldi per ‘principi alti’ come l’adozione e la parità di genere e poi si dimentichino le conquiste base, come l’assenza della possibilità di donare gli organi inserita nella carta d’identità?

“Tocca u punto importante, che si riassume con la parola cultura. Il parlamento in questo caso è lo specchio della società. Ed è per questo che Michela Marzano non può accontentarsi di questo risultato, perché il messaggio culturale deve essere ben diverso”.

Tornando al suo libro, ma secondo lei l’italiano è ancora uno che legge?

“I numeri dei miei libri dicono di sì, ma l’editoria è in grande crisi. Insegando vedo i miei studenti: non leggono i libri e i nuovi esami universitari non aiutano. Io portavo volumi e volumi all’esame, oggi bastano gli appunti del corso”.

E se non si legge, si regredisce?

“Senza la passione per la lettura si perdono le parole. E a quel punto come esprimiamo quello che vogliamo e desideriamo? L’insulto è quotidiano proprio a causa della povertà linguistica”.

Uscire dal Pd è la chiave per combattere questa mediocrità dirompente?

“Il cambio è obbligato. Perché solo uscendo do dignità ai miei valori. C’è un detto: ‘La persona è mente, i valori sono tutto’. Per guardarmi allo specchio devo inseguire i valori. Che non sono i mei, ma quelli che renderebbero civile la nostra civiltà. La legge Cirinnà è un’occasione persa che non posso accettare”. 

@raffaelevitali 


Commissioni consiliari aperte ai cittadini: prima 'conquista' dei 5 Stelle a Fermo

Tra i prossimi obiettivi del Movimento che ha due consiglieri, Mochi e Temperini, c'è il “question time per il cittadino”, che permetterebbe di porre domande alla Giunta e al Sindaco in sede di Consiglio Comunale direttamente da parte del cittadino.

mirko temeprini


FERMO -  A Fermo le commissioni consiliari diventano pubbliche. A dirlo è la Prima Commissione riunita dopo l’interrogazione portata in Consiglio dal Movimento 5 Stelle.

Gli esponenti dell’opposizione avevano dimostrato che il Tuel afferma che “le sedute del Consiglio e delle Commissioni sono pubbliche salvi i casi previsti dal regolamento”. Un punto del regolamento mai applicato. 
Starà ora al dirigente organizzare nei tempi tecnici la pubblicità delle adunanze e la definizione dei criteri per cui alcune sedute andrebbero convocate in forma segreta, secondo il Regolamento comunale di Fermo. “Questi casi rientrano, nello specifico, nella legge sulla privacy riferita a persone e un non meglio specificato “nocumento” agli interessi comunali, criterio, questo ultimo, che il Movimento 5 Stelle chiede sia chiarito per valutarne la concreta necessità”. 

I prossimi obiettivi del Movimento che ha due consiglieri, Mochi e Temperini, sono il “question time per il cittadino”, che permetterebbe di porre domande alla Giunta e al Sindaco in sede di Consiglio Comunale direttamente da parte del cittadino, la riattivazione dello streaming durante l’assise e la modifica della modalità di designazione degli scrutatori, dando priorità a disoccupati e chi socialmente più in difficoltà.

Il 'comandante' Zacheo rinviato a giudizio: "Sono un personaggio scomodo"

Non attacca la magistratura, da uomo dello Stato ne rispetta ogni decisione. “Devo rispetto alla decisione del Dr. Marziali avendo totale fiducia nella Magistratura, quella stessa Magistratura che ha sempre riconosciuto la correttezza del mio operato".

comune di fermo


FERMO – Rinviato a giudizio. Il futuro di Pasquale Zacheo, ex comandante dei carabinieri di Fermo ed ex candidato sindaco oggi consigliere comunale, si giocherà anche in un’aula di tribunale. “Il rinvio a giudizio – spiega Zacheo – è stato deciso dal dottor Cesare Marziali questa mattina”. Lo annuncia lui stesso, per ribadire che è tranquillo. “Sono coinvolto in qualità di Comandante della Compagnia Carabinieri di Fermo, nel luglio del 2014, rilasciato dichiarazioni alla stampa in relazione ad un intervento operato dai Carabinieri di Montegranaro presso un Casolare di Montegranaro. Come si evince dagli stessi articoli di stampa per cui ci sarà il processo, ho solo rilasciato dichiarazioni di tipo istituzionale al solo scopo di tranquillizzare l’opinione pubblica, e soprattutto la comunità di Montegranaro. E l’ho fatto per solo senso di responsabilità verso il servizio e la comunità”.

Il comandante avrebbe potuto anche non rispondere, come ricorda lui stesso, perché era in ferie. “Nel processo avremo magari anche la possibilità di chiarire il perché la Procura di Fermo avrebbe deciso di iscrivermi nel registro degli indagati solo a distanza di quasi un anno dal fatto. Si ricorderà infatti che l’atto di conclusione indagini mi fu notificato a ridosso della mia candidatura alle elezioni del giugno 2015”. Non attacca la magistratura, da uomo dello Stato ne rispetta ogni decisione. “Devo rispetto alla decisione del Dr. Marziali avendo totale fiducia nella Magistratura, quella stessa Magistratura che ha sempre riconosciuto la correttezza del mio operato, in tante altre volte che qualcuno, nei miei tanti anni di servizio, ha ritenuto di accusarmi”.

Ma si toglie qualche sassolino: “Sono consapevole di essere un personaggio molto scomodo per qualcuno, l’ho capito ancor di più da quando ho deciso di candidarmi a Fermo. La mia storia lo dice chiaro, non ho mai avuto paura o timore di nessuno, solo rispetto per le Istituzioni, la legge e i cittadini. Sono prima di tutto un padre che ha l’obbligo di impegnarsi a lasciare ai suoi figli una società migliore. Non smetterò mai di lottare per questo obiettivo”.

E per questo, alla fine, ringrazia la Magistratura che gli dà modo “di difendermi in pubblico davanti alla gente. Quella gente a cui si deve verità”.

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Terrenzi bis: "Il centro come priorità"

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