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Pronti, partenza, via: inclusione ed europeismo. Tre fermani vanno a studiare nel mondo grazie a Intercultura

interculturafm

Nella mattinata in cui le istituzioni hanno dato a loro il buonviaggio, i vertici di Intercultura hanno anche presentato i risultati di una ricerca effettuata ascoltando 900 alunni partiti e tornati. Il 91% degli intervistati vive tutt’ora all’estero.

FERMO – “Una provincia piena di giovani è il miglior modo per guardare al futuro. Siccome siete la speranza per il territorio, diventate i nostri ambasciatori. Insegnateci ad essere aperti a tutto quello che è conoscenza, che è l’altro. Siamo abituati a vivere a ragionare con la nostra cultura, invece è fondamentale apprendere il modo di vivere degli altri e poi arricchirsi da quello che si conosce”. Introduce così la presidente della Provincia Moira Canigola la mattinata dedicata a Intercultura, progetto che coinvolge gli studenti, le scuole ma anche i comuni, proiettati nel mondo.

“Noi siamo convinti che voi siate il futuro” ribadisce la presidente di Intercultura. 500 i volontari tra Marche ed Emilia al servizio dell’associazione. Sono stati loro il primo tramite per chi ha deciso di partire, ma anche per chi nell’ultimo anno ha ospitato, a Fermo, Jana Ghesquiere dal Belgio, Ana Carolina Castro dal Brasile, Emmachristine Stubberud dalla Norvegia, Sebastian Dalgaard Bak dalla Danimarca. Sono gli stranieri che hanno scelto di passare un anno, o sei mesi, della loro vita in Italia e sono arrivati nelle Marche.

Cinque, invece, gli alunni che dalle province di Fermo, Ascoli e Macerata che partiranno a fine agosto per un anno, altri nove per un periodo più breve. Tre sono fermani: Nicolò Crosta che da Fermo, dove frequenta il Classico, andrà in Francia, Indhia Dimarti studente dello Scientifico di Fermo, che vive a Magliano di Tenna, raggiungerà il Ghana e Elena Jommi, liceo Scientifico, che da Montegiorgio passerà il suo prossimo anno scolastico in America.

Nella mattinata in cui le istituzioni hanno dato a loro il buonviaggio, i vertici di Intercultura hanno anche presentato i risultati di una ricerca effettuata ascoltando 900 alunni partiti e tornati. Il 91% degli intervistati vive tutt’ora all’estero. “Ma quello che vogliamo non è formare strumenti per farli scappare via. Il 68% degli ex partecipanti infatti di dice ‘mi sento molto felice’ contro il 47% della media nazionale e questo è il valore su cui lavorare. perché un giovane felice è una grande risorsa”.

Intercultura si definisce “un progetto che fa crescere l’identità comunitaria. Difatti il 79% degli ex partecipanti sente una grande presenza dell’Ue”. Una generazione che cresce e diventa inclusiva. Chi decide di partire spesso lo fa per imparare l’inglese, ma alla fine “chi partecipa accresce le competenze anche su una seconda lingua. Vedi lo spagnolo, conosciuto dal 47%, insieme all’inglese che supera il 90%”.

Sono carichi gli alunni e pronti a partire, come tutti si definiscono curiosi, socievoli e ambiziosi. “Chi sceglie Intercultura – spiegano i responsabili – può anche provare a vincere una borsa di studio che va ad abbattere i costi. Non è semplice, bisogna superare un test psicoattitudinale, mostrare il livello di conoscenza e avere una media scolastica negli ultimi due anni buona”.

Conta ovviamente anche il reddito. “c’è poi il ruolo delle famiglie. perché uno dei segreti di Intercultura è proprio nel fatto che gli alunni stranieri sono ospitati in casa di coetanei. È un aspetto chiave dell’esperienza, anche per questo chiediamo alle famiglie di partecipare, di avvicinarsi, anche se non hanno intenzione di mandare un proprio figlio all’estero ma sono disposte a vivere l’esperienza di volontariato che rende la propria casa quella di uno studente straniero”.

@raffaelevitali

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