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Crollo al Montani. In mille per dire 'non vogliamo morire a scuola'. Morelli, San Giuliano: "Ho rivissuto il mio dramma. Povera scuola, la politica sceglie banche e Tav" VIDEO

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Il corteo avanza fin sotto la Provincia. È il luogo dell’incontro con la presidente Canigola. Che non li aspetta, scende e li accoglie. “La Provincia, un altro posto lasciato senza sodi” aggiunge il presidente dei genitori di San Giuliano.

di Raffaele Vitali

FERMO – “Noi siamo tornati indietro di sedici anni. Sotto quelle macerie ho rivisto mia figlia. Non è accettabile che un Paese viva affidandosi alla provvidenza”. Non toglie mai gli occhiali da sole Antonio Morelli, presidente dell’associazione “comitato vittime di San Giuliano” e componente dell’Osservatorio permanente sulle scuole del Miur. Lui, insieme ad altri genitori, è il simbolo di chi dopo la tragedia ha deciso di lottare per un’Italia più sicura.

Quella che chiedono gli studenti che in un migliaio, sugli 8mila iscritti, sono scesi in strada dopo il crollo del tetto in un'aula dell'Iti Montani: “Non vogliamo morire a scuola” è il coro che funziona di più. “Ma vi pare che uno studente debba dire queste cose?” prosegue Morelli. Non è stupito purtroppo: “Il problema è nazionale, dipende dal Governo. Si fanno decreti per salvare le banche e finanziare il Mose, ma non ci sono mai soldi per le scuole, per la loro messa in sicurezza”. Il corteo avanza fin sotto la Provincia. È il luogo dell’incontro con la presidente Canigola. Che non li aspetta, scende e li accoglie. “La Provincia, un altro posto lasciato senza soldi” aggiunge il presidente dei genitori di San Giuliano. “Negli ultimi anni qualche risorsa in più è stata stanziata, ma in realtà la burocrazia affossa tutto”. Ascolta i cori, guarda il compagno di viaggio, padre di due gemelli rimasti sotto le macerie di quel terribile 2002 in Puglia.

“Il Paese è fermo e non sa neppure imitare le regioni che funzionano. In Toscana stanno investendo tanto e hanno messo in sicurezza numerosi plessi. Parliamo di scelte politiche, non si può continuare a dire non ci sono i soldi”. L’unica cosa che Morelli vorrebbe poter dire è ‘Mai più’. “È stato lo striscione e il coro che ha segnato il funerale dei nostri figli, ma alla fine siamo qui a parlare di tragedie scampate”. Hanno bisogno di lavori le scuole e non per forza di spostamenti dal centro storico, secondo Morelli: “Non si può sempre mettere la parola sicurezza in contrasto con qualcosa: che sia il lavoro o la memoria. Le tecniche ci sono, è solo questione di risorse. Bisogna programmare i lavori”. Ed è quello che fermandosi compatti sotto la Provincia la delegazione degli studenti ha chiesto all’amministrazione guidata dalla Canigola. “Siamo noi, siamo noi, il futuro dell’Italia siamo noi” e il corteo se ne va.

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Crolla il tetto su una classe dell'Iti Montani: vigili del fuoco in azione

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